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Montemonaco (Marche): escursioni sui Monti Sibillini e cosa vedere

Montemonaco, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

La provincia di Ascoli Piceno mantiene da secoli in dote una perla paesaggistica ch’è impossibile non notare quando si pianifica un viaggio alla volta delle Marche: essa porta il nome di Montemonaco, 600 abitanti e un cuore immenso che batte indomito nella Valle dell’Aso raggiungendo i 988 metri s.l.m., una quota che ne impone la maestosità su un panorama davvero vario, meravigliosamente segnato dalla vastità del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Il Lago di Pilato

Un territorio fantastico che offre un importante riscontro in termini naturalistici: valli, gole, torrenti, il Lago di Pilato (a questo comprensorio lacustre si lega a doppio filo la leggenda secondo cui nelle azzurre acque si sarebbero tuffati i bufali che trasportavano da Roma il corpo del governatore della Palestina reo di aver permesso la crocifissione di Gesù, ovvero Ponzio Pilato), pendii e declivi sono le note suonate da un pianoforte nella piena creazione di una sinfonia a misura di qualunque turista. La cosa incredibile è il fatto che alcune parti degli straordinari scenari si rivelano inesplorate, poco occupate dall’uomo, insomma sono rimaste inalterate nel corso del tempo.

Storia ad origine del nome

Battezzato nel Medioevo col nome di Castrum Montis Monaci in riferimento alla venuta nel luogo dei monaci benedettini, giunti qui per bonificare le terre e coltivarle tanto da farle prosperare, il paese organizzò dapprima le proprie difese erigendo massicce mura e imponenti torrioni, un’operazione favorita dall’avviato processo in loco dell’incastellamento attuato da tante altre realtà comunali dell’epoca, già sufficientemente provate dalle passate occupazioni romane, longobarde e franche. Nel XII secolo, per fare chiarezza, l’assetto urbano di Montemonaco coincideva con quella di una cittadella fortificata, amministrata politicamente e guidata spiritualmente dai monaci benedettini sotto l’egida della potente famiglia dei Nobili di Montepassillo, autorità indiscussa della Marca meridionale.

La nascita della nuova fisionomia di libero comune risale al secolo seguente, il XIII, un provvedimento che scontentò i sette signori feudali ai quali vennero revocati i rispettivi privilegi. Sotto la reggenza del Consiglio delle Credenze e del Consiglio Generale, il borgo si preparò ad affrontare la dura epoca delle signorie, equivalente di un periodo di feroci lotte di potere, conquiste, invasioni, saccheggi e ritorsioni perduranti fino alla prima metà del ‘400. Nella seconda parte del secolo, invece, fu tutta un’altra storia con i progressi in ambito agricolo, l’espansione urbana e la proliferazione in prospettiva commerciale ed economica. Montemonaco aveva allora scampato il pericolo di essere scomunicata dalla Chiesa causa presenza di alcuni cavalieri provenienti da Spagna e Regno di Napoli, di cui erano malvisti gli studi e la pratica dell’alchimia, inaccettabile dalla Santa Inquisizione che vedeva in essa un fenomeno di marca stregonesca. Montemonaco è ancora ricordata come la terra degli alchimisti.

I dintorni sui Sibillini

I turisti moderni scelgono l’amena località innanzitutto per le illustri mete escursionistiche e una l’abbiamo già menzionata, il Lago di Pilato, poi c’è il Monte Sibilla che si presta ad ascese fino alla vetta dei 2.175 previo passaggio dal Rifugio posto a 1.540 m e dalla famosa Grotta della Sibilla, secondo il mito abitata da una fata buona.

Altra interessante escursione a piedi attraversa le cosiddette Gole dell’Infernaccio, caratterizzate da strapiombi, mulattiere, rivoli d’acqua e boschi. Percorribile il tratto che da Vallegrascia conduce a Santa Maria in Pantano.

L’itinerario che si snoda lungo il Monte Bellavista è sicuramente tra i più appaganti, lunghi e vivaci. Rimane da esplorare Palazzo Borghese, ma quest’ultimo non è un edificio bensì una montagna dagli scenari obiettivamente molto belli e coinvolgenti.

Data la presenza di numerose creste, sembra superfluo dire che in inverno da queste parti si scia e si pratica sport sulla neve: lunghe piste e appassionanti tracciati sono supervisionati dallo Sci Club Montemonaco.

Dove alloggiare e mangiare

Le strutture che agevolano le partenze per le varie escursioni risultano anche delle ottime soluzioni di soggiorno e ristorazione: l’Hotel Monti Azzurri organizza serate all’insegna del divertimento, giornate di relax e intrattenimento a iosa, il Ristorante Pizzeria Il Guerrin Meschino funge in più da albergo così come il Ristorante Sibilla; bar, ristorante, pizzeria e salone per banchetti, La Scampagnata offre un menù ricco di proposte ghiotte per ogni palato.

Eventi, sagre e manifestazioni

Montemonaco è il paese dove il gusto vuole la sua legittima parte senza mai accantonare ma anzi evidenziando gli antichi sapori delle cose buone e i prodotti trentini di vanto internazionale, e dunque a ottobre ecco la Sagra Mercato della Castagna (abbondano nell’area castagneti secolari) e la Mostra Mercato del Fungo, altra delizia dell’hinterland.

Cosa vedere a Montemonaco

Girovagando per il centro storico e per le frazioni che ne coronano il perimetro, ci si imbatte in monumenti di fiera bellezza, in prevalenza edifici religiosi semplici ma ricchi, aderenti a una cultura cullata nei secoli dalle caleidoscopiche aree di tutto l’avviluppante comprensorio. La Chiesa di San Benedetto è del 1546, intonacata interamente all’interno e voltata a crociere rette da colonne tufacee, custode orgogliosa di un braccio di Sant’Antonio Abate, reliquia molto venerata dagli abitanti. A contornarne il simbolismo si mostra una Pietà in terracotta del XV secolo, la cui figura si sviluppa atipicamente in orizzontale. La scuola marchigiana si esprime pienamente tramite la realizzazione quattrocentesca di un crocifisso ligneo maestoso, denotante ingente sapienza creativa. Scenografici i molteplici confessionali, unico l’affresco con il Cristo crocifisso tra la Vergine e Santa Lucia datato XV secolo, pregni di significato cinque dipinti d’iconografia cristiana eseguiti da Carlo Farina.

A fine Trecento risale la Chiesa di San Giovanni Battista, sul cui altare compare la rivelatoria tela cinquecentesca con la Vergine del Soccorso di Giulio Vergari di Amandola, cui fa da spalla dignitosa un’Immacolata. Molto più vecchia, la Chiesa di San Giorgio all’Isola ha impianto romanico eretto nel IX secolo, si sviluppa in due navate e contiene un pregevole baldacchino posteriore all’altare, costellato di immagini votive sensazionali.

La gotica Santa Maria in Casalicchio era un santuario medievale, possiede una facciata povera in antitesi con un ricco patrimonio di affreschi, dipinti parietali e arredi sacri. La Chiesa di San Lorenzo, in pietra arenaria, desta curiosità per la sua cripta ch’è una chiesa nella chiesa composta da tre navate tutte da scoprire.

Come arrivare

Con l’Autostrada A14 si prosegue in direzione di Ascoli Piceno, si continua sul RA11 per uscire all’imbocco della SS 4 che prolunga sulla SP 237 in direzione di Montemonaco attraversando prima Roccafluvione e Ropaga; dalla stazione ferroviaria di Ascoli Piceno si prosegue con le autolinee Mazzuca; l’aeroporto più vicino è quello di Ancona.

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