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Parco Nazionale del Gran Paradiso: come e quando visitarlo

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Quando in Italia si parla di parchi nazionali, sì pensa subito al Gran Paradiso.
Non soltanto perché è il più vecchio (la sua origine potrebbe forse risalire al 1821, quando vennè applicato per la prima volta il divieto di caccia allo stambecco), ma perché è quello che possiede il maggior numero di animali: 1O mila marmotte, cinquemila camosci, oltre tremila stambecchi e una quantità imprecisata di fagiani di monte, pernici bianche, coturnici, volpi, donnole, ermellini, gracchi, corvi imperiali, aquile eccetera.
Ma ciò che più conta, i camosci e gli stambecchi; cioè la fauna più prestigiosa, oltre ad essere numerosa, è anche facilmente visibile. È la differenza principale che distingue il Gran Paradiso dall'altro grande parco alpino, quello dello Stelvio, dove i cervi e i caprioli trascorrono la giornata nel fitto dei l boschi ed escono all'aperto soltanto all'alba e al tramonto.

Il Gran Paradiso è inoltre servito da una rete di mulattiere che corrono per 350 chilometri toccando, praticamente, ogni punto del suo territorio. Tracciate verso il 1870, per facilitare gli spostamenti di Re Vittorio Emanuele II, cacciatore appassionato e tiratore infallibile, sono spesso ancne molto comode e permettono al turista, una volta arrivato a 2000, 2200 metri di quota, di compiere gite stupende quasi in piano.

Le escursioni sono numerose in tutte e cinque le principali valli del parco: in Valsavarenche, la più selvaggia, in Val di Cogne, la più celebre e quella turisticamente più attrezzata, in Val Rhèmes, la più aperta ma la più povera di animali, in Val Soana e in Valle dell'Orco. queste ultime due nel Canavese.

Uno tra gli itinerari più belli è quello che partendo da Dejoz (1540 metri), in Valsavaranche, sale fino a: Orvieilles (2190 metri), dove sorge una delle case di caccia di Vittorio Emanuele II.
Da Orvieilles, dove si gode una magnifica vista sul Gruppo del Gran Paradiso e sulle cime vicine, il sentiero prosegue fino ai laghetti Djouan (2503 metri), ricchi di trote, e al pianoro del Nivolet, una preziosa torbiera a 2600 metri.

... Pagina 2/2 ...Tre itinerari consigiiabili per la bellezza e la varietà del paesaggio sono quelli che vanno dal Colle del Nivolet al Gran piano di Noasca (2222 metri), da Dejoz a Cogne attraverso il Colle del Loson (3296 metri); e da Epinel a Fenille attraverso gli alpeggi del Nomenon (2309 metri) e di Chantèl (2.000 metri).

Chi si reca nel parco del Gran Paradiso lo fa però, essenzialmente, per vedere gli animali. L'incontro, improvviso con un branco di camosci, o con un grande stambecco che ci guarda immobile a pochi metri di distanza sono emozioni che non si possono dimenticare facilmente. Gli animali regolano però la loro giornata su orari precisi. Per vederli bisogna quindi adattarvisi. I momenti migliori sono al mattino, fra le sei e le nove, e alla sera, fra le cinque e le otto. Si possono naturalmente incontrare anche di giorno, ma bisogna allora «lavorare di cannocchiale» molto attentamente. Camosci e stambecchi, durante le ore calde si tengono infatti all'ombra delle rocce, dove il mimetismo e l'immobilità li rendono difficilmente individuabili.

Ci sono però due posti dove, a meno di improvvisi cambiamenti di tempo, gli stambecchi possono essere osservati da vicino e quasi sempre: il rifugio Vittorio Emanuele in Valsavaranche e il Rifugio Vittorio Sella in Val di Cogne. Glì appassionati della fotografia avranno la possibilità di inquadrature entusiasmanti soprattutto con gli stambecchi, più intelligenti e meno diffidenti dei camosci. Presso questi rifugi essi si lasciano avvicinare anche a otto-dieci metri.

Ma le armi migIiori per godere pienamente il Gran Paradiso sono la costanza e la pazienza.


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