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Il Castello di Acquafredda e le altre meraviglie di Siliqua

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Siliqua vanta un considerevole patrimonio culturale e artistico a testimonianza dell'importante vissuto storico del luogo. Monumento più importante del paese, tanto da esserne diventato il suo simbolo, è senz'altro il Castello di Acquafredda; tuttavia non mancano siti e reperti archeologici del periodo preistorico, nuragico e fenicio-punico. Numerose anche le chiese presenti sia all'interno del paese sia nelle campagne circostanti, risalenti a diverse epoche storiche. Di notevole interesse, infine, i monumenti e gli edifici più vicini ai giorni nostri come il Monte Granatico, che negli ultimi anni è stato oggetto di un attento intervento di recupero.

Sulla sommità del Domo Andesitico, lungo la SS 293 a pochi chilometri dal centro abitato, si conservano le rovine del Castello di Acquafredda. Alcuni studiosi sostengono la tesi che il castello, appartenente alla Curadoria del Sigerro, sia esistito già nel 1215. Anche il Castello di Acquafredda, fino al XIII sec., come tutti gli altri castelli edificati lungo i confini dei quattro regni a protezione dei più importanti passi strategici, aveva una funzione strettamente difensiva. Con la disgregazione dei giudicati a causa della progressiva penetrazione pisana e genovese, il castello di Acquafredda perse il suo ruolo di fortezza militare per assumere maggiore importanza dal punto di vista economico, sociale e politico. Sotto la dominazione pisana, il castello appartenne alla famiglia dei Conti della Gherardesca, in particolare al famoso conte Ugolino, citato anche da Dante in un canto dell'Inferno.

La costruzione originaria era composta da più corpi murari articolati su tre livelli, allo scopo di assicurare più linee di difesa. L'intera struttura si estendeva sul versante, dalla cima, posta a 253 metri s.l.m, sino alla quota di 154 metri s.l.m. La posizione più elevata era sede delle imponenti murature del nucleo fortificato: il mastio, abitazione del castellano. Strutturato su due livelli e sormontato da una terrazza, delle mura del mastio rimangono le facciate rivolte a nord-ovest e sud-est, nelle quali sono ancora presenti i merli guelfi. In posizione intermedia è documentata la presenza di una torre cisterna, della quale sono ancora visibili diverse cisterne con volta a botte e pareti intonacate. Di grande interesse la presenza, in buono stato di conservazione, di una camera cisterna, con volta a botte interrata che permetteva la raccolta, la decantazione e la depurazione dell'acqua, poi conservata in un pozzo sottostante. La prima linea difensiva del castello, invece, era costituita da una cinta muraria posta a quota 154 m s.l.m., con tre torri, all'interno della quale si trovava il borgo. È possibile tuttora ammirare l'antica struttura delle mura, crollata in alcune parti, che contiene ancor oggi diversi fabbricati in origine destinati ad alloggi, magazzini, stalle, frantoi, mulini e cisterne per !'acqua. La posizione elevata del sito, oltre ad aver permesso la difesa della vallata, ha sicuramente garantito la sicurezza del castello, che non è mai stato preso con le armi, cosicché solo il tempo e l'incuria potrebbero essere responsabili della sua rovina.

La Domu de janas Sa Domu e S'orcu rinvenuta nella zona periferica del centro abitato di Sliiqua, rappresenta un importante sito archeologico risalente al periodo compreso tra il Neolitico recente e l'Eneolitico (3.240-1.800 a.C.), pervenuto in buono stato di conservazione. Si tratta di una tomba ipogeica, tipicamente in uso nell'età prenuragica, avente la funzione di luogo di sepoltura.

... Pagina 2/2 ... Il menhir Perda managus, conosciuto anche con il nome Cuaddu 'e sa mangia, è situato nei pressi della cantoniera Bau solanas, a pochi metri dal tronco ferroviario del Sulcis. Questo interessante monumento megalitico, in sardo perda fitta, è collocabile nel periodo compreso tra il neolitico recente e l'eneolitico. Alta circa due metri, attualmente purtroppo la pietra non è visibile in posizione verticale, come in origine, perché è stata abbattuta.

Il territorio di Siliqua conserva ancora oggi i resti di un'età che ha segnato fortemente tutta la storia della Sardegna. I nuraghi più significativi si trovano nei pressi di Monte Maiori, Giba Accuzza, Musungionis, Sa Guardia e Gibaterra, Monte Uannena, Monte Accas, Monte Arcedda, Monte Oru, Monte de S'Arcu, Monte Miali, Domus de is Perdas, Sa Mandra, Sa Domu Fatti, Isca su Casteddu.

Il monumento funerario tipico dell'età nuragica, rinvenuto in località Serra 'e Masì, definito dalla cultura popolare sarda tomba dei giganti, rappresenta un sito di grossa importanza poiché risale alla prima fase del periodo nuragico (1.500-1.300 a.C.). Si tratta di un monumento funerario strutturato su tre ambienti scavati nella roccia, a pianta rettangolare e comunicanti tra loro attraverso due ingressi.

Fonte: Comune di Siliqua - Uff. Affari Generali
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