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Samugheo (Oristano): in viaggio nel cuore della Sardegna

Samugheo, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Samugheo s'incastona perfettamente in un territorio che alterna le impervie irregolarità geologiche della Brabaxianna - gole, dirupi e monti selvaggi - alle sinuosità di una selva contraddistinta da lentisco, euforbia, olivastro e leccio, in simbiosi con distese di garofani che godono di una terra continuamente irrorata dalle fresche sorgenti di cui beneficia una fauna molto diversificata, annoverante volpi, cinghiali, lepri, conigli, pernici e ghiandaie a valle, piccioni, gheppi, falchi e persino aquile sulle alture.

Per il turista quest'area corrisponde a una vera e propria manna, se si considerano anche le tante grotte da visitare, come quella di Sa conca'e su Cuaddu o la Grotta dell'Aquila, o ancora il meraviglioso Buco della Chiave, della forma di una clessidra e assai attraente da un punto di vista speleologico.

Il centro urbano di Samugheo - in provincia di Oristano - è popolato da 3.102 abitanti e ha origini tardo-medievali pur sorgendo in una zona fucina di insediamenti fin dal Neolitico, di cui recano testimonianza le domus de janas sparse ovunque. Plurimi reperti archeologici riesumano evidenti tracce di romanizzazione e un'aura marcatamente bizantina è incarnata da Castel Medusa, roccaforte eretta in posizione strategica per contrastare le scorribande violente dei montanari, dediti spesso e volentieri al saccheggio dei villaggi circostanti.

Si tratta di un sito archeologico tra i più suggestivi dell'hinterland, posto sulla gola di Riu Araxixi e interamente scavato nel marmo. Risulta un po' difficile da raggiungere, ma la leggenda secondo cui nel castello abiterebbe il fantasma della regina Medusa potrebbe essere un valido motivo per sfidare l'ostracismo della vegetazione. Per arrivarci occorre abbandonare la SS 131 in prossimità di Uras, imboccando la SS 422. Una volta oltrepassato l'abitato di Nureci, va presa la SP 38 in direzione Asuni.

Traslando l'attenzione al tessuto religioso, degni di nota sono i resti della chiesa di San Michele, la parrocchiale di San Sebastiano e quella di San Basilio. La parrocchiale risale al XV secolo, presenta una pianta a croce latina, cappelle laterali, campanile a base quadrata e un interno che dispensa molteplici elementi decorativi tardo-gotici.

La cultura intensifica non poco l'offerta turistica e, a questo proposito, s'impone su tutti il Murats, ossia il Museo Unico Regionale dell'Arte Tessile Sarda, che si trova in posizione periferica entro il complesso urbano di Samugheo, rinomato per la copiosa produzione tessile. La struttura museale - nata nel 2002 - ospita una vasta collezione di manufatti riportati alla luce e sottratti alla polvere di vecchi armadi e cassapanche casalinghe. Confluiscono qui dall'intera Sardegna coperte, lenzuola, biancheria, bisacce e i tradizionali abiti del pastore.

A spiccare nel contesto dell'esposizione sono dei manufatti tessili funerari settecenteschi estremamente rari, i "tapinu'e mortu", disponibili in sole cinque unità (sulle otto presenti sull'isola). Conviene approfittare della fortuna di poter visitare un simile posto anche con l'ausilio prezioso di una guida e con l'inusuale possibilità di interagire attraverso una prova di tessitura, atta a simulare il lavoro degli antichi mestieranti e testare tutte le difficoltà che questa attività inevitabilmente comporta. Il Museo prevede inoltre corsi di formazione, stage e tirocini, borse e fiere turistiche anche a carattere internazionale. A disposizione - su prenotazione - una sala convegni di 127 posti.

L'interesse che suscita un luogo come Samugheo si evince con altrettanto fermento nelle tante manifestazioni folcloristiche spalmate nell'anno e pronte ad animare le giornate dei Samughesi, gente affabile e cordiale. Moltissimi costumi tradizionali si mostrano nel caratteristico Carnevale, con le maschere mamutzones in evidenza. Queste sono composte da pelle di capra nera, calzoni in velluto, gambales, scarponi artigianali e il tipico copricapo Su Casiddu, fatto di sughero con corna e pelle di capra.

Sfilano per le vie del paese ballando e agitando vivaci campanacci il cui frastuono provoca eco in ogni direzione. Il Carnevale di maggior richiamo è rappresentato dall'antico "A Maimone", che raccoglie maschere da tutta la Barbagia divertendo masse di visitatori incuriositi dalle dinamiche della festa, nonché attratti dalla degustazione del pregiato vino zonale. Ad agosto è di scena la Mostra dell'Artigianato Sardo, che include la vendita di una vastissima gamma di tappeti, facenti parte integrante del retaggio artigianal-culturale della località.
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 Pubblicato da - 31 Dicembre 2015 - © Riproduzione vietata

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