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Venafro (Molise): il Castello, la Palazzina Liberty e la visita al borgo

Venafro, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Venafro è certamente fra le cittadine più antiche del Molise e, a dir oltre, ha saputo trattenere il meglio di ogni epoca che si è trovata ad affrontare. Ha assimilato lo schema urbano romano (di cui rimangono anche il glorioso Teatro Romano e l’anfiteatro conosciuto come il Verlasce) adattandosi poi alle esigenze del Medioevo, per le quali si rese strettamente necessaria l’erezione di alte mura difensive.

Castello Pandone

La feudalità impose la presenza di una rocca, in questo caso il Castello Pandone che domina il borgo sovrastandone il centro storico attorniato e al contempo pervaso da monumenti significativi ed edifici pienamente ispirati al barocco napoletano. Parlare di gioiello non è dunque azzardato, anzi il bagliore culturale di una perla di così elevata caratura illumina costantemente la provincia di Isernia specchiandosi nel Volturno e nel San Bartolomeo, fiumi che la attraversano e a Venafro hanno le proprie sorgenti adombrate dall’imponente mole del monte Santa Croce.

Storia di Venafro

La piana sulla quale si spande il borgo racconta la storia disseppellendo i tantissimi reperti d’interesse archeologico, resti che parlano di Sanniti, di Romani, dei conquistatori carolingi capeggiati da Carlo Magno e dell’insalubre, buia parentesi medievale alla quale seguirono tempi di prosperità ed evoluzione sui piani politico, economico, sociale e urbanistico. Prestigio e fulgore arrivarono a investire il bel paese molisano in un’occasione capitata a ben poche realtà comunali, ovvero il passaggio del re Vittorio Emanuele II, fermatosi a Venafro il 24 e 25 ottobre 1860 durante il viaggio verso Teano, ove si sa egli poi incontrò l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi.

Risale al 1914 l’ottenimento per Regio Decreto del titolo di Città e al 2005 l’assegnazione da parte dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della Medaglia d’oro al Valor Civile per il riscatto collettivo successivo al tremendo bombardamento del marzo 1944, quando la Seconda Guerra Mondiale andava ormai concludendosi in relazione al fronte occidentale. Ogni anno, al cospetto del Monumento ai Caduti presente nella piazza principale si commemorano le vittime di tutte le guerre.

Cosa vedere e visitare

Ad accentuare il dramma del vissuto bellico contribuisce il Cimitero Francese, progettato nel 1945 del Genio Militare Francese per ospitarvi le salme dei militi transalpini, marocchini e algerini. Al vice brigadiere Salvo d’Acquisto è dedicato il Monumento al Carabiniere, realizzato in bronzo e posto sopra un piedistallo in marmo.

All’usuale si contrappone l’inusuale e così il turista potrà constatare di quante belle e desuete stranezze Venafro si riempia crogiolandovisi. Un esempio è la Purtella, una minuscola stradina di cinque metri appena a passaggio coperto e… talmente basso da doverlo attraversare chinati, insomma qualcosa che non si vede tutti i giorni quasi al pari della Palazzina Liberty: per la sua particolare allocazione in mezzo a un laghetto fungeva da mulino prima di essere convertita in centrale elettrica e successivamente in un cinema, anche se pare sia destinata a cambiare ancora una volta volto assumendo i connotati di centro polifunzionale. Palazzo Cimorelli, attuale sede comunale a tre piani, possiede un impianto neoclassico e la sua apoteosi si registra nella sala del sindaco, riccamente affrescata dalla mano competente di Giuseppe De Marco, maestro delle raffigurazioni a matrice allegorica.

Frontalmente all’edificio si staglia la Torre del Mercato, che oggi ha assunto la meno suggestiva denominazione di Palazzo Caracciolo. Era questa la probabile dimora del Capitano del Popolo e il cardine dell’intero sistema difensivo cittadino, sorvegliabile su tutti e quattro i lati circondati da un fossato (ora scomparso) superabile per mezzo di un ponte levatoio. Piuttosto ben conservata, è assurta a simbolo in coabitazione con il già citato Castello Pandone, fondato su un primigenio mastio quadrato d’epoca longobarda e trasfigurato dalla famiglia Pandone, che nel XV secolo ne trasmutò l’aspetto medievale conferendo l’eleganza di una vera residenza rinascimentale. Vi è installato il Museo Nazionale del Molise.

Nell’intreccio dei larghi e disciplinati decumani con vie di inusitata bizzarria come la Via per Dentro (l’attuale Via del Plebiscito) s’incastona una molteplicità incredibile di luoghi di culto (erano tanti in passato, quasi non si potevano contare, ma l’incuria e l’inciviltà ha mietuto non poche vittime monumentali, una fra tutte la Chiesetta della Madonna della Libera, completamente crollata sotto il peso della trascuratezza) che offrono in vero la misura del censo architettonico di Venafro, un tesoro impreziosito da edifici religiosi sui generis e straordinari sotto plurime prospettive. Sebbene in condizioni alquanto precarie, ancora sussiste la Chiesa di Montevergine, risalente al periodo medievale e molto provata dall’incedere del tempo, tanto che al suo interno gli stucchi si sono completamente staccati lasciando intravedere soltanto qualche estratto.

La Basilica di San Nicandro è trecentesca ma l’attuale campanile è ascrivibile al 1949: si arricchisce di diversi affreschi ottocenteschi notabili percorrendo una delle due navate, tuttavia la parte obiettivamente più bella la si riscontra posteriormente all’altare maggiore ed è rappresentata da un articolato complesso ligneo intarsiato che costituisce l’emblema massimo dell’arte cappuccina. La pala d’altare centrale è uno spettacolo unico ordito dal pittore olandese Dirk Hendrickz. I resti di San Nicandro sono conservati nel sarcofago custodito nella cripta ipogea, pezzo d’arte funeraria scoperto a seguito di numerosi scavi operati nel 1930 da due frati cappuccini.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta ha origini riferibili al Primo Cristianesimo e la sua ubicazione extra moenia testimonierebbe di fatto la nascita antecedente a quella dell’agglomerato urbano. Potrebbe ogni modo essere anche l’esatto contrario ed è questo il bello della storia, i misteri e le ipotesi da essa fomentati. Dell’edificio possiamo ammirare un alto campanile in facciata (ve n’erano due inizialmente), varie decorazioni interne e l’esemplare Cappella del Crocifisso il cui altare sfoggia un paliotto marmoreo realizzato dalla scuola di Domenico Antonio Vaccaro. Queste si possono ritenere i due luoghi di culto più rilevanti, ma pretendono un loro personale palcoscenico turistico la seicentesca Chiesa di Sant’Angelo, la Chiesa di San Sebastiano progettata nel 1583 da Baldassarre Lombardo e ultimata a livello costruttivo da Beltrame Lombardo, la Chiesa di San Paolo risalente all’anno 1000 e la Chiesa di Sant’Antonio da Padova. Nell’ottica dei grandi complessi si annovera il Convento di Santo Spirito, accostabile al Convento del Carmine e al Convento di Sant’Agostino.

I dintorni di Venafro

Non immaginate quante altre location sacre esistono sul suolo comunale, così per scoprirlo non vi resta che recarvi in visita a Venafro (ch' soprannominata Città delle 33 chiese) tenendo conto che il territorio circostante il borgo attrae come le sirene di Ulisse, mostrando angoli naturali eccezionali, l’oasi Le Mortine ch’è un’area protetta di 110 ettari e il Parco Regionale Agricolo Storico dell’Olivo. Gli oliveti sono il patrimonio campestre cui attinge il comune per rivelarsi Città dell’Olio: l’oro verde, lo avrete capito, è il prodotto di punta dell’agricoltura locale. In merito, invece, alla gastronomia il caleidoscopio è davvero ampio: Venafro è l’unico comune molisano a potersi vantare dei marchi Mozzarella di Bufala Campana D.O.P. e Ricotta di Bufala Campana D.O.P.

Eventi, sagre e manifestazioni

Prodotti esclusivamente locali sono le tipicità più gettonate, il v’scuott (tarallo molto buono), la pastiera di riso, il cuanscion e la pulenta ch’icaurigl. Feste religiose e fiere risultano il piatto forte dell’intrattenimento annuale. La celebrazione più sentita è quella in onore di San Nicandro che per un mese, cioè dal 17 maggio al 17 giugno, dedica al Santo Patrono un degno palcoscenico. Le solenni processioni lasciano poi campo libero alle fiere e alle sagre, come la Fiera delle lumache e ricotte a maggio e la Corsa degli asini, piccolo palio estivo organizzato in toni decisamente scherzosi. Qui si praticano ancora antichi giochi quali Arancio, mela e pera, vricc e i cuavaglion.

Come arrivare

In auto da nord percorrere l’A1 verso Napoli, uscire a San Vittore e seguire le indicazioni; da sud prendere l’A1 verso Roma, uscire a Caianello e seguire le indicazioni; la stazione si trova sulle linee ferroviarie Roma – Campobasso e Napoli – Campobasso; l’aeroporto di Napoli Capodichino dista 80 km circa dalla località.

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