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Le foto di cosa vedere e visitare a Bova

Bova (Calabria): il castello e la visita al borgo dell'Aspromonte

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Conta poco più di 400 abitanti ma è già stato inscritto nella prestigiosa lista de I Borghi più belli d’Italia. Il motivo, però, non è soltanto estetico ma soprattutto culturale, dato che questo piccolo paese detiene una parte dell’eredità greca in un territorio, la Bovesia, che l’ha eletto araldo della corrente grecofona entro la vasta provincia di Reggio Calabria.

Questo risonante bacino storico urbano si chiama Bova (denominato anche Bova Superiore per distinguerlo da Bova Marina, anche se questo spesso origina polemiche da parte dei residenti, che ritengono quel "Superiore" un termine assolutamente superfluo dato che esiste come differenziante il "Marina" e nulla andrebbe perciò aggiunto), si colloca sulle pendici di un colle a sud della regione calabra e in una zona dove è l’alto Aspromonte a determinare la fisionomia geografica.

Storia

Di origine assai antica, si racconta che Bova sia stata fondata da una regina ellenica divenendo una sorta di colonia greca poi conquistata dai Romani e successivamente flagellata da frequenti incursioni barbariche data la vicinanza al mare. L’abitato venne dunque proiettato verso l’entroterra, ma ciò non impedì ai Saraceni di perpetuare saccheggi e scorribande praticamente all’ordine del giorno a partire dal IX secolo, fino a cessare con l’affermazione sul territorio dell’egida normanna (di questa civiltà rimangono le rovine del castello che si scorge all’orizzonte), che sancì in tal modo l’imposizione del regime feudale al borgo di Bova e a tutte le realtà limitrofe.

Come se non bastasse, nel Cinquecento una pesante epidemia di peste falcidiò gli abitanti causandone l’isolamento da parte degli altri feudi e il secolo seguente ci si misero anche i Turchi con i loro assalti, ai quali si dovette ovviare con la costruzione di una lunga serie di torri di guardia a presidio delle coste calabresi, tra cui si distinsero Torre di San Giovanni d’Avalos a Capo Crisafi, Torre Vivo e Torre Varata.

Gli invasori vennero respinti con successo e tanto sangue sparso, ma nulla si poté fare per scongiurare il terribile terremoto del 1783 che causò devastazioni gravissime. Nel 1943 si verificò in piena Seconda guerra mondiale il bombardamento a opera degli Alleati, sicché morirono più di 20 autoctoni.

Cosa vedere a Bova Superiore

Una storia dunque tutt’altro che agevole, quella di Bova, un borgo che solo nella seconda parte del Novecento ha potuto tirare il fiato, riscattandosi però alquanto brillantemente attraverso un grande spirito di volontà e un costante rimboccarsi le maniche per risorgere e gridare al mondo la sua presenza. Il primo passo fu l’istituzione nel 2012 del Museo di Paleontologia e Scienze Naturali dell’Aspromonte, spazio espositivo di ben 300 mq incastonato nei locali dell’ex Pretura e valorizzante tra gli altri il Parco Nazionale dell’Aspromonte (il cui centro visite ha sede a Palazzo Tuscano, dove c’è una mostra multimediale permanente intitolata "Calabria contadina nelle immagini di Gerhard Rohlfs") nel quale Bova è compreso. Nel museo trovano collocazione oltre 15.000 fossili e diversi reperti accessibili soprattutto ai bambini, per i quali è predisposto un propedeutico laboratorio molto utile ai fini della conoscenza del piccolo visitatore.

Bova riesce a sorridere, consapevole di essersi risollevata guadagnandosi un esiguo ma importante palco turistico sul quale si esibisce con quelle risorse peculiari che ne hanno acceso un animo indomito e mai sopito. Tante le chicche che costellano l’abitato, come ad esempio la locomotiva a vapore parcheggiata nella piazzetta centrale ch’è il simbolo del duro lavoro dei ferrovieri in loco. Bova ha inoltre dimostrato di saper preservare i collegamenti con le proprie origini elleniche, tutelando in primis quell’esclusivo rapporto attraverso la musica: la Banda Musicale locale ha spento oltre 100 candeline e rappresenta per le giovani generazioni un autentico punto di riferimento, al contempo una specie di scuola che promulga l’insegnamento legato all’uso degli strumenti musicali tradizionali, organetto, mandolino, tamburello e addirittura la zampogna.

... Pagina 2/2 ... L’antropizzazione risulta un fattore di assoluta preminenza, allorché a testimoniarlo vi sono le arti tessili sempre in auge e la presenza dell’antico Sentiero della Civiltà Contadina, un percorso che fra i vicoletti del borgo permette di conoscere estratti etnografici, vecchi mestieri e vecchi strumenti annessi.

Eventi, feste e manifestazioni

I bovesi manifestano una palese devozione religiosa in occasioni ed eventi di natura aggregativa che privilegiano indubbiamente le feste patronali, protagonisti delle quali sono San Leo, la Beata Vergine Maria Assunta e San Rocco. Le celebrazioni ufficiali avvengono presso la seicentesca Cattedrale di Santa Maria dell’Isodia, sorta sui resti della vetusta chiesa bizantina. All’interno, diviso in tre navate, sono custodite la statua marmorea della Madonna col Bambino – realizzata nel 1548 da Rinaldo Bonanno - e la Cappella del Sacramento.

A unica navata è invece la Chiesa di San Leo, il cui altare maggiore è dominato dall’imponenza della scultura in marmo bianco del Santo, attribuita al Bernini. La Chiesa del Carmine nel centro storico è stata costruita in stile tardo rinascimentale e sfoggia un portale in pietra eseguito artigianalmente. Chiudono il caleidoscopio ecclesiale la Chiesa dello Spirito Santo, la Chiesa dell’Immacolata, la Chiesa di Santa Caterina e la Chiesa di San Rocco, dove sovente vengono officiate messe secondo l’antico rito greco-bizantino.

Dopo tanto esplorare e girovagare, è pur vero che il turista sentirà presto o tardi l’esigenza di indugiare nel piacere delle tipicità culinarie autoctone. Il bagaglio dei sapori è cospicuo, ricco di piatti che solleticano e satollano l’appetito: doveroso assaggiare pietanze come i maccheroni al sugo di capra, i tagghiarini con i ceci e la capra alla vutana. Preludio o conclusione dei piaceri a tavola si pongono i prelibati salumi del luogo, la celebre soppressata e i tantissimi formaggi che qui vengono prodotti e talvolta persino esportati all’estero. Non dimenticatevi di gustare l’apoteosi per il palato, cioè le lestopitte, frittelle a base di farina e acqua che vanno accompagnate da vino rosso di qualità (al nettare di Bacco è dedicata una festa organizzata fra novembre e dicembre).

Se capitate da queste parti nel periodo fra giugno e luglio, potrete assistere piacevolmente al folcloristico Festival Grecanico, che promuove la tradizione, gli usi e i costumi popolari. Ad agosto imperversa il Festival Paleariza e nel periodo pasquale è molto pittoresca la Processione e benedizione delle Persefoni, detta anche Festa delle Pupazze di Bova.

Come arrivare a Bova

In automobile occorre percorrere prima l’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, successivamente la SS 106 che attraversa Bova Marina, dalla quale bisogna salire inoltrandosi nell’entroterra; stazione ferroviaria e aeroporto sono ubicati a Reggio Calabria, città che prevede collegamenti con i comuni dell’area.


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