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Le foto di cosa vedere e visitare a Angera

Angera (Lago Maggiore): il borgo, la rocca e i suoi eventi

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In provincia di Varese, ecco una località da visitare almeno una volta nella vita: è Angera, realtà lombarda di poco più di 5.000 abitanti a sud-est del Lago Maggiore.

Comune di lunga data, nasce come insediamento umano nel Paleolitico, dato ampiamente suffragato dalle positive rilevazioni archeologiche eseguite nella cosiddetta “Tana del Lupo”, una grotta sottostante la Rocca che trabocca di reperti riconducibili anche al periodo romano. Al Medioevo risale l’edificazione dell’imponente castello locale, iniziata con il dominio arcivescovile e proseguita nel 1397 sotto l’egida viscontea.

La costruzione è dunque il risultato di un connubio di stili appartenenti a epoche diverse, collocata su un promontorio calcareo dal quale si gode di una vista panoramica liberatoria. Esternamente spicca la Torre castellana, la parte più antica databile XIII secolo; all’interno domina la Sala della Giustizia, piena di affreschi che narrano le storie di Ottone Visconti e le sue vittorie in battaglia, ma degno di altrettanta attenzione si palesa il Salone delle Cerimonie, con affreschi del XV secolo.

Nel castello si può ammirare una vastissima raccolta di bambole con esemplari di diverso materiale (cera, legno, ceramica) provenienti da tutto il mondo; collateralmente è esposto l’Abbigliamento Infantile, che comprende oltre un centinaio di abiti dell’800 e della prima metà del ‘900; chiude il cerchio espositivo la mostra degli automi, con pezzi di proprietà della famiglia Borromeo e realizzati da maestri orologiai in collaborazione alla forza artigiana.

A ragione Angera si guadagna il titolo di città, attribuitole dagli Sforza nel 1497: è l’incipit di un eclettico sviluppo economico tessuto da attività agricole, ittiche e successivamente industriali in merito al settore tessile. La dominazione austriaca incrina in parte l’idillio commerciale, ma durante la Seconda guerra d’indipendenza americana è Giuseppe Garibaldi a risolvere la situazione liberando il comune dagli occupanti stranieri. Non è un caso che la piazza principale sia dedicata al celeberrimo “eroe dei due mondi”.

La devozione pecuniaria viaggia in parallelo a quella religiosa, forte impulso per un comune ricco di edifici sacri: la chiesa dei Santissimi Sisinio, Martirio e Alessandro risale alla primigenia cristianizzazione, declinando nel XIV secolo in Collegiata per poi assumere nel ‘500 i connotati di Oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento, oggi restaurato e utilizzato per concerti e convegni. L’attuale parrocchia si traduce nella Chiesa di Santa Maria Assunta, struttura principale accompagnata dalla minore Madonna dei Miracoli, sorta in seguito al miracolo della lacrimazione di un affresco ritraente la Vergine Maria.
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L’area annovera ancora le chiese di San Quirico, dei Santi Cosma e Damiano, per concludere con la Santa Maria Maddalena. Il Convento dei Frati Serviti si riduce oggi a pochi resti, mentre il Monastero Femminile delle Carmelitane permane sebbene abbia cessato l’attività religiosa alla fine del ‘700. La storia fin qui descritta in relazione alla progressiva crescita identitaria di Angera è destinata a rimanere impressa nel tempo grazie a un bacino di risorse culturali imperiture, che fanno capo al Museo Civico Archeologico, culla di due grandi esposizioni coincidenti con il dittico di sale dedicate rispettivamente alla preistoria/protostoria e all’epoca romana.

Da un viaggio nell’intestino nevralgico del retaggio angerese si passa alla fitta rete di itinerari all’aria aperta dedicati a chi il territorio vuole scoprirlo con i cinque sensi, esentando la mente da qualunque sforzo intellettuale. Il lungolago offre una vista sullo specchio cristallino del Maggiore, ma l’attrattiva principe è costituita dall’Oasi naturalistica della Bruschera, ben 250 ettari di terra e acqua a rappresentare una meraviglia di folti boschi, saliceti, querceti e tripudi di ontani neri, fusaggini e pioppi che osservano immobili ma vegeti il passaggio discreto di una fauna copiosa da ammirare in rigoroso silenzio, così da non destare l’incanto di un luogo sospeso fra sogno e realtà.

In loco si organizza ogni anno la Fiera del Borgo, che consta in breve di un mercatino hobbistico concretizzato da ca. 50 espositori di varia oggettistica e antiquariato. Non solo in questa ma in altre occasioni il turista ha l’opportunità di degustare ottimi prodotti tipici autoctoni, accompagnati da vini che sanno deliziare i palati più raffinati: il trittico formato da San Quirico bianco, Sebino rosso e Angliano rosso è quanto di meglio questa terra possa offrire quale elite pregiata di una cultura vitivinicola pressoché eccellente.

Di non trascurabile blasone è inoltre la rinomata Grappa di Angera, ormai conosciuta a livello internazionale almeno quanto il miele evinto da alveari selezionatissimi e proposto in tre diverse qualità, millefiori, acacia e castagno, prelibatezze che si conciliano perfettamente con la variegata cucina della provincia varesina.

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