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Le foto di cosa vedere e visitare a Tricarico

Tricarico (Basilicata), il borgo e il carnevale. Cosa vedere e sapere

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Sapori orientaleggianti, influssi normanni e forme medievali si intrecciano a comporre Tricarico, cittadina di circa 6 mila abitanti in provincia di Matera, nel cuore della Basilicata. Posizionata a 698 metri s.l.m., abbraccia un territorio vasto e estremamente ricco, variegato nelle linee e nei colori: prevalentemente montuoso, con quote massime che superano i 1000 metri, è tappezzato di fitti boschi di cerri e querce ma comprende anche valli e teneri prati. Tra gli esemplari d’albero più interessanti c’è l’anziana roverella che vive tra le contrade di Calle e San Marco, che coi suoi 600 anni di età è entrata a far parte dei monumenti naturali della Regione.

Oltre al nucleo centrale, Tricarico comprende tante costellazioni di borgate sparse nella campagna, dove le famiglie si dedicano principalmente alla pastorizia e all’agricoltura. Ad incoraggiarle contribuisce anche il clima, mite come ci si aspetta dalle zone meridionali d’Italia: le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, raramente si abbassano di molto al di sotto dello zero, e anche le estati si mantengono gradevolmente fresche.

Luoghi di culto, palazzi signorili, scavi archeologici e piazze vivaci: a Tricarico sono innumerevoli le testimonianze storico-artistiche che ne fanno una meta degna di essere assaporata con calma, cogliendo ogni scorcio e ogni dettaglio. Da vedere il Convento del Carmine, con i suoi splendidi affreschi, e la cattedrale di Santa Maria Assunta, realizzata per volere di Roberto II il Guiscardo, sede dell’incoronazione di Luigi I d’Angiò a re di Napoli nel 1383.

Tra le costruzioni più antiche spiccano le mura, con le loro antiche porte d’accesso: porta Fontana risale al Duecento e conserva tuttora i cardini in pietra di una volta, mentre le altre sono le porte del Monte, della Ràbata, della Saracena e delle Beccarie. Quest’ultima ha due piccole nicchie dotate di una mensola, in cui una volta si incastravano le lanterne che consentivano di entrare in città nelle ore notturne.
Anche la torre normanna è molto antica, ma ancora di grande effetto: alta 27 metri , con mura di 5 metri di spessore, regala uno scenario mozzafiato a chi abbia il coraggio di scalarla. In più, se ci si posiziona sulla pietra che si trova proprio al centro del tetto, si ode la propria voce rimbombare come all’interno di una grotta.

Tra i palazzi a carattere civile ci sono il palazzo ducale, oggi sede del Museo Archeologico, e numerose residenze nobiliari erette tra Quattrocento e Seicento. La presenza di un importante Museo Archeologico è giustificata dall’abbondanza di scavi che sono stati effettuati nella zona, molti dei quali osservabili all’aperto sul sito stesso: è il caso delle aree archeologiche della Serra del Cedro, città lucana del VI secolo a.C., e di Piano della Civita, risalente invece al IV secolo a.C. Interessante anche l’insediamento di Calle, di età romana, dotato di un antico impianto termale, e la villa romana di Sant’Agata col suo prezioso pavimento musivo.

Ma la testimonianza storica più appassionante di Tricarico è forse rappresentata dai semplici vicoli del centro, che seguono un andamento diverso a seconda che appartengano a un quartiere di origine araba o normanna. Le zone arabe della Ràbata o della Saracena hanno una struttura a labirinto, con strade principali da cui si diramano le viuzze secondarie, mentre le aree normanne del Monte e del Piano presentano una pianta regolare, con le strade disposte ortogonalmente, mosse da vicoli e gradinate in forte pendenza. È interessante notare la presenza degli orti e dei giardini a terrazzo che vennero creati dai saraceni e che sono in uso ancora oggi.
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Per completare l’esplorazione della cittadina vale la pena di vedere il Santuario della Madonna di Fonti, avvolto dall’omonimo bosco ed eretto, secondo la tradizione, intorno a un’antica rappresentazione della Madonna con Bambino dipinta su un muretto e svelata molto tempo dopo, in maniera casuale, da un vaccaro che aveva smarrito la mucca e la ritrovò proprio qui. Meta di pellegrinaggio importante nella regione, il Santuario Mariano è visitato soprattutto nel mese di maggio.

Le mucche sono legate anche a un’altra tradizione, di tipo tutto diverso e decisamente più spiritoso: il Carnevale di Tricarico ha come simbolo per eccellenza proprio la maschera della mucca e del toro. I partecipanti, così travestiti, rappresentano la mandria durante il periodo della transumanza e imitano in tutto e per tutto i grossi animali, con risultati esilaranti e goliardici. Prima del Carnevale c’è però un’latra festa, che si svolge all’alba del 17 gennaio: in questa giornata, in onore di Sant’Antonio Abate, è usanza che i fedeli si rivolgano al santo protettore degli animali che chiedere la benedizione del proprio bestiame. I capi vengono agghindati con collanine, nastri e perline colorate, e accompagnati dal padrone a fare tre giri intorno alla chiesa prima di ricevere la benedizione.

Nelle occasioni di festa, e non solo, la cucina di Tricarico dà il meglio di sé con alcune ricette irresistibili, che racchiudono gli echi di sapori arabi. Da provare le Làgane, simili a tagliatelle, preparate con mollica di pane soffritta, mandorle tritate e uva passa.

Per arrivare a Tricarico da lontano si può prendere l’aereo e atterrare a Bari, che si trova a un centinaio di chilometri. Chi viaggia in auto può invece contare sulla vicinanza della E 847.

Giunti alla meta ci si trova immersi in un clima abbastanza freddo rispetto ad altri comuni del sud d’Italia, a causa dell’altitudine. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 0°C a una massima di 6°C, mentre in luglio e agosto si va dai 15°C ai 25°C. Le precipitazioni, scarse in estate, toccano il picco massimo in novembre, con una media di 80 mm di pioggia.

 Pubblicato da - 25 Febbraio 2011 - © Riproduzione vietata

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