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Le foto di cosa vedere e visitare a Meteora

Meteora (Grecia), visita ai monasteri sulle falesie di arenaria

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Il nome ha un sapore magico, che fa pensare a mondi lontani, e la terra che l’avvolge è un paradiso di bellezze naturali, dove la storia si intreccia alla leggenda: Meteora, nel nord della Grecia, è una famosa località incastonata sul lembo nord-occidentale della pianura della Tessaglia, non lontana dalla cittadina di Kalambaka. Tutta la penisola ellenica, sin dai primordi della civiltà, è fulcro di viaggi sconfinati, incrocio di rotte avventurose e repertorio sorprendente di cultura, ma solo certe sue parti, come la nostra Meteora, fanno parte del Patrimonio dell’Umanità selezionato dall’UNESCO.

Qui è situato uno degli agglomerati di monasteri più grandi e importanti della Grecia, secondo solamente a quello del monte Athos: era l’XI secolo quando i primi eremiti scelsero le grotte naturali lungo i dirupi per posizionare i loro insediamenti, e già nei primi anni del XII secolo stava nascendo una comunità di asceti accanto alla formazione rocciosa “Dupiani”, inaugurando uno stato monastico organizzato che nel XIV secolo avrebbe continuato a fondare monasteri sulle cime delle montagne, per difendersi dagli attacchi turchi.

A dare il nome alla cittadina fu, a quanto pare, Athanasio, che costruendo il Monastero della Trasfigurazione secondo le ferree regole del Monte Athos chiamo “Meteoro” il masso alla base dell’edificio: nacque così il termine meteora, ancora utilizzato per indicare questi edifici sacri, e con esso il toponimo attribuito alla bella località. Meteora, che significa letteralmente “sospeso in aria”, è un concentrato sorprendente di torri naturali di roccia, che fondendosi col paesaggio danno al luogo un’aria sacra e maestosa, accostando sculture e architetture umane alle forme sublimi della natura greca.

Proprio alla sommità di queste torri si ergono impettiti i monasteri, in posizioni ardite che regalano panorami surreali a picco sul paesaggio sottostante. Al giorno d’oggi sono sei le meteore funzionanti e visitabili: si tratta di Agios Stefanos, Agia Triada, Gran Meteora, Varlaam, Roussanou e Agios Nikolaos, mentre un settimo edificio è rimasto disabitato e altri sono andati parzialmente distrutti.

Un tempo, sino al secolo scorso, per conquistare i monasteri era necessario arrampicarsi lungo impervie scale a pioli o utilizzare degli appositi sistemi di carrucole, ma ora i gradini in muratura o ricavati nella roccia rendono la salita un poco più agevole, benché ancora impegnativa. In una decina di minuti, ad ogni modo, si raggiunge la vetta di questi colossi sacri e si visitano le chiese oppure, nei monasteri principali, i musei annessi, sempre godendo di un panorama suggestivo: l’ingresso agli edifici comporta il pagamento di un biglietto, ma per pochi euro (2 euro nel 2010) vale davvero la pena di conoscere queste strutture incantevoli. Una nota: nei monasteri maschili non si può entrare a gambe scoperte, nè le donne possono entrare vestendo con pantaloni, ma unicamente con gonna che copre le caviglie. Dato che sarebbe abbastanza frustrante salire le lunghe scalinate scavate nella roccia, e non poter entrare, i monaci forniscono dei teli per coprire le gambe dei visitatori non conformi al regolamento.

Ma che cosa sono le colonne rocciose che sostengono i monasteri, come piedistalli naturali? A disegnare il territorio è stata, col passare dei secoli, l’erosione dell’arenaria e dei conglomerati, incominciata molto probabilmente 25 milioni di anni fa, che ha cominciato ad agire sui depositi di un delta di un fiume, che in quel tempo lontano si tuffava nel mare laddove oggi si estende la pianura di Tessaglia. Grazie alla presenza delle ghiaie (conglomerati) e delle sabbie (arenarie) le rocce compatte hanno mantenuto la loro robustezza, e sono state modellate dall'erosione prodotta dall'acqua dal ghiaccio e del vento, sino a diventare le slanciate conformazioni che sfiorano addirittura i 400 metri. Sulle pareri possente delle rocce si possono ancora vedere le striature di ciottoloi e sabbie tipiche dei depositi fluviali dei delta.

... Pagina 2/2 ... Ecco spiegato il perché Meteora sia tanto amata dagli scalatori: arrampicarsi sulla roccia brulla, facendo forza su mani e piedi e lasciandosi baciare dal sole, per poi essere premiati sulla cima dalla visione celestiale dei monasteri in lontananza, è un piacere unico che i veri sportivi non possono trascurare. E se si pensa alla destrezza che gli abitanti di un tempo dovevano avere per arrampicarsi sino alla cima, senza le attrezzature che oggi facilitano l’impresa, si ha la sensazione che questa terra diventi ancora più magica.
Attenzione però: gli intrepidi esploratori devono accontentarsi di scalare le colonne prive di tempio, mentre è proibito arrampicarsi sino ai monasteri.

A stabilire questa norma, insieme al suo team e alle autorità ecclesiastiche del luogo, fu Dietrich Hasse. Fisico e alpinista tedesco, nel 1958 era rimasto colpito da una pubblicità di sigarette che sullo sfondo mostrava torri rocciose dalla forma e dalle dimensioni sconvolgenti: quando scoprì che quel posto surreale era in Grecia, e che nessuno in età moderna aveva mai osato arrampicarsi sino in cima, decise che sarebbe stato il primo e nel 1975, insieme al fotografo Heinz Lothaz Stutte e altri arrampicatori tedeschi, poté realizzare il suo sogno. Allora come oggi, tuttavia, le cime dei monasteri furono tralasciate dagli scalatori e l’aura sacra del luogo rimase perfettamente intatta.

Ogni edificio ha qualche caratteristica particolarmente affascinante: ad esempio quello di San Nicola, di dimensioni modeste, custodisce una rara icona di Madonna col Bambino, graziosa e delicata, mentre quello di Roussaneau è diventato un monastero femminile. Non manca mai, oltre alla visuale magnifica sul paesaggio, un negozietto per acquistare qualche souvenir, in particolare icone o immaginette sacre.

Raggiungere Meteora e le sue atmosfere incantate non è difficile, grazie alle buone vie di comunicazione stradali che la collegano a Atene (a 360 km di distanza) e a Thessaloniki (260 km circa). Ad Atene ci sono il porto e l’aeroporto, quest’ultimo collegato alle principali città europee: una volta atterrati ci si può procurare un’auto e ci si può dirigere verso Trikala e in seguito verso Kalambaka-Meteora.

Sempre affascinante e misteriosa, Meteora è la meta ideale in ogni momento dell’anno, anche se molti arrampicatori optano per il periodo pasquale. Tra aprile e giugno e da settembre a novembre le condizioni sono ideali, ma nei mesi più caldi è bene preferire le ore fresche della giornata, ad esempio al mattino presto, per evitare che l’afa renda la vita all’aria aperta davvero difficile. Le temperature, in effetti, sono sempre abbastanza elevate: a inverni miti, con valori medi compresi tra i 6°C e i 14°C, corrispondono estati calde che in agosto arrivano a una minima media di 19°C e una massima di 32°C. Le precipitazioni, ridotte nel periodo estivo, toccano il picco massimo in dicembre, quando piove mediamente un giorno ogni due.

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