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Le foto di cosa vedere e visitare a Balaklava

Balaklava, visita alla cittą della Crimea

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Antichissima città della Crimea situata neanche 20 km a sud di Sebastopoli, Balaklava è conosciuta soprattutto in quanto triste teatro di una cruenta battaglia della Guerra di Crimea, sebbene la cittadina vanti non pochi motivi di interesse turistico. Anzitutto la sua splendida collocazione, che la vede sorgere in un fiordo del Mar Nero circondato da aride colline coperte da una bassa ma fitta vegetazione; apprezzate sono poi le spiagge che la circondano, così come le testimonianze ben conservate dell’occupazione genovese durante il Medioevo, quando il centro era conosciuto con il nome italianizzato di Cembalo.

Naturalmente i genovesi non furono i primi ad accorgersi della strategicità della baia all’interno della quale sorge oggi Balaklava, dato che già gli antichi greci vi si stabilirono fondando Symbolon. Durante il Medioevo, al termine dell’occupazione bizantina, furono proprio i genovesi a mettere le mani sull’insediamento che, a partire dal 1365, funse da perno per la realizzazione di un vasto impero commerciale che dal Mar Nero si estendeva fino al Mediterraneo, dalla Grecia alle coste dell’Egitto. Verso la fine del XV secolo gli ottomani presero definitivamente possesso della regione, prima di essere a loro volta sconfitti e soppiantati dai russi, che ottennero il controllo della penisola all’inizio del Settecento. 25 ottobre 1854 è la data della famosa battaglia di Balaklava, che vide contrapporsi l’esercito russo ad uno composto da inglesi, francesi e ottomani, mentre il 1954 fu l’anno in cui la città, come del resto tutta la Crimea, passò sotto il controllo del governo di Kiev diventando poi parte dello stato indipendente dell'Ucraina nel 1991.

A Balaklava e agli accadimenti della Guerra di Crimea è legato anche un fatto curioso e del tutto originale. Fungendo da base per la marina militare inglese, Balaklava ospitava un numero ingente di militari, molti dei quali duramente provati dal clima particolarmente rigido e dal conflitto coi russi. Venute a conoscenza delle sofferenze a cui erano costretti i propri uomini dalle colonne del “Times”, le donne inglesi decisero di prodigarsi per portare un po’ di conforto alle milizie, iniziando così a lavorare a maglia dei passamontagna in lana e a spedirli fino alla lontana Crimea. Da quel momento tali indumenti in inglese presero il nome di “balaclava helmets”, trasformatosi poi semplicemente in balaclava.

Non bisogna necessariamente essere appassionati di storia per scegliere di visitare la cosiddetta “Valle della Morte”, ovvero la scoscesa vallata nei pressi del centro di Balaklava nella quale, il 25 ottobre 1854, furono condotte le truppe inglesi agli ordini degli ufficiali Lord Raglan e Lord Cardigan. La grossolanità dell’errore commesso dal comando di sua maestà fu tale da passare alla storia come una delle manovre più scellerate della lunga storia militare britannica, dato che la valle si rivelò un’autentica trappola, un vicolo cieco, nel quale caddero sotto i colpi dei russi più dei due terzi dell’esercito anglosassone. A dispetto del nome e della storia, oggi la Valle della Morte ospita un tranquillo vigneto rinomato per la produzione di vini profumati particolarmente adatti ad accompagnare dessert.

Di tutt’altro genere sono le testimonianze storiche sparse sulle colline adiacenti alla città. Qui si ergono gli edifici più antichi tutt’ora visibili di Balaklava, ovvero le tre torri della quattrocentesca Fortezza Genovese di Cembalo, il nome col quale era noto l’insediamento prima dell’arrivo degli ottomani nel 1475; le fortificazioni, oggetto di un recente intervento di restauro, sono ben conservate e offrono scorci particolarmente suggestivi sulla città ed il suo fiordo. Su e giù per le colline si snodano anche una miriade di sentieri ideali per rilassarsi passeggiando all’aria aperta circondati da un bel contesto paesaggistico.
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Discendendo verso il centro cittadino, il suo porticciolo turistico sempre pieno di yacht ed i numerosi ristoranti di pesce non proprio a buon mercato è d’obbligo la visita al Museo della Guerra Fredda, anche conosciuto come Museo Navale, che sorge sul lato opposto della baia rispetto a quello del jet-set. La location è entusiasmante, se si pensa che un tempo l’enorme grotta sotterranea poi trasformata dai sovietici era un covo di pirati citato addirittura nell’Odissea; qui, nei primi anni ’50, i russi allestirono una fabbrica nucleare sottomarina segreta, riaperta non molto tempo fa come museo navale. Per i più coraggiosi è anche possibile cimentarsi in immersioni negli stessi canali della vecchia fabbrica, un’esperienza unica nel suo genere, possibile grazie alla collaborazione del centro Akvarmarin.

Il clima di Balaklava e più in generale di quasi tutta la penisola di Crimea differisce notevolmente da quello del resto dell’Ucraina continentale. Da queste parti l’influenza del Mar Nero ed una latitudine notevolmente più “bassa” comportano condizioni del tutto inaspettate, con un lungo periodo mite, asciutto e soleggiato interrotto solo brevemente da inverni nemmeno troppo rigidi. D’estate, tra giugno e agosto, si possono sfiorare addirittura i 40 gradi nei pomeriggi più caldi e assolati, mentre tra dicembre e febbraio le minime scendono in media di pochi gradi sotto lo zero a fronte di massime spesso superiori a 5 gradi. Le precipitazioni sono piuttosto scarse, nell’ordine dei 600 mm di pioggia all’anno, e solo una minima parte di esse cade sotto forma di neve durante l’inverno.

L’aeroporto più vicino è il Belbek Sevastopol International Airport, l’aeroporto internazionale situato 9 km a nord del capoluogo. Una volta atterrati, malgrado la vicinanza, raggiungere Balaklava da Sebastopoli coi mezzi pubblici non è così facile come ci si potrebbe aspettare. Anzitutto bisogna prendere un tram o marshrutka in partenza dalla stazione ferroviaria diretto a sud verso “5KM”; una volta a destinazione vi troverete in un immenso e caotico snodo dei trasporti situato per l’appunto 5 km a sud della città, punto di partenza della marshrutka n.9 diretta a Balaklava.

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