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Pieterburen e l'oasi delle foche: il centro di riabilitazione e di ricerca fondato da Lenie't Hart

Pieterburen, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Quella di Pieterburen è un'area ricca di chiese gotiche, fattorie e terreni che si estendono a perdita d'occhio fino al mare di Wadden. La città si trova nella zona nord della provincia di Groningen, nei Paesi Bassi e fa parte della municipalità di De Marne. Immerso nel verde è anche il suggestivo ristorante "Appeltje" realizzato all'interno di una barca ancorata lungo uno dei canali che attraversano la cittadina e che conducono, dopo pochi metri, all'SRRC, il Seal Rehabilitation and Research Centre, l'ospedale delle foche, che rappresenta una delle ragioni del richiamo esercitato dalla cittadina olandese.

E’ nel 1972 che Lenie ‘t Hart inizia a prendersi cura delle foche sofferenti adattando il giardino della sua abitazione ad ospedale improvvisato. La sua attività nel tempo cresce fino a trasformarsi in una realtà strutturata, nel villaggio di Pieterburen, a nord di Groningen, sulla costa nord dell’Olanda. L’SRRC, Seal Rehabilitation and Research Centre (Seehunden Rehabilitation und Forschungszentrum) rappresenta oggi un punto di riferimento per la cura e la ricerca dedicata alle foche che da secoli vivono nel mare di Wadden e che, ormai da decenni, sono vittima dell’inquinamento che minaccia anche l’equilibrio ambientale delle coste. Le ricerche scientifiche hanno provato che l’alta percentuale di sostanze tossiche presenti oggi nelle acque attacca il loro sistema immunitario. A questo si aggiunge l’effetto di disturbo causato dalle varie attività umane, dal turismo alla pesca. Le foche spaventate fuggono in ogni direzione e sono trascinate dalle forti correnti che spesso separano le mamme dai loro cuccioli destinati a morte certa se non vengono recuperati.

Le foche affrontano anche altri problemi come parassiti, virus and infezioni causate spesso dalle escoriazioni provocate da vecchie reti da pesca alla deriva che si attorcigliano attorno al loro corpo lacerandone la pelle. Il centro di cura e ricerca di Pieterburen opera con tutte le attrezzature necessarie per consentire alle foche di poter tornare in possesso della loro autonomia. Ci sono stanze per la quarantena, piscine di riabilitazione, veterinari specializzati e riabilitatori esperti. Ogni anno centinaia di foche malate e orfane vengono trovate sulla costa. Ognuna di loro viene portata al Centro e messa in quarantena per alcune settimane per evitare che trasmetta alle altre ospiti o subisca alcun disturbo aggiuntivo. Dopo il ricovero che può variare dalle 5-6 settimane necessarie a curare le escoriazioni provocate dalle reti fino a sei mesi per problemi più gravi, le foche salvate sono forti a sufficienza per essere liberate. Il loro rilascio è subordinato all’inserimento di un microchip e di una targhetta che serve a riconoscere l’esemplare nel caso in cui venga nuovamente curato dall’ospedale.

In questi anni, dal centro dedicato alla sua fondatrice, Lenie’t Hart, sono transitate circa 50.000 foche. Il personale che si prende cura e nutre le foche, con le aringhe provenienti dall’Oceano Atlantico, è formato da circa 150 volontari che arrivano da ogni parte del mondo, compresa l’Italia disponibili a trascorrere al centro dei mesi, terminati i quali i ricercatori continuano a restare in contatto con il centro, per sostenerne anche da lontano l’attività. Accanto all’area esterna, dove sono collocate le piscine di riabilitazione, si intravede una strana “montagna” colorata (vedi foto). Avvicinandosi ci si rende conto che si tratta di un enorme accumulo di pezzi di reti da pesca trovate nel mare, gli stessi che intrappolano le foche e che i volontari hanno collezionato per esibirne l’enorme quantità e la reale minaccia da loro costituita per la salute per gli animali.

Il Centro è supportato unicamente da donatori, 40.000 circa, disseminati in ogni parte del mondo. Nessuna sovvenzione o finanziamento pubblico aiuta l’ospedale delle foche, soltanto l’amore delle persone per l’ambiente ed i suoi ospiti. L’attività del centro costa all’anno circa due milioni e mezzo di euro. Una cifra importante – per ogni foca le spese di cura variano dai 3.000 ai 5.000 euro - che vengono coperte dalla catena di solidarietà creatasi nel tempo e dal ricavato degli ingressi al centro - il costo varia dai 5 agli 8 euro – dove ogni anno confluiscono oltre 50.000 visitatori.

Oggi, tra i sostenitori dell’ospedale ci sono anche tante scuole oltre a famiglie che fanno la scelta di adottare una foca. Diversamente è possibile accreditare l’importo che si desidera direttamente sul contro corrente del centro (SRRC’s Postbank giro account no. 8020). Da Groningen si può raggiungere l’Ospedale delle foche Lenie’t Hart di Pieterburen in treno arrivando alla Winsumstation per poi prendere l’autobus 68 in direzione Pieterburen, oppure in auto, andando da Groningen in direzione Winsum da dove è possibile seguire le indicazioni “Zeehondencreche Pieterburen”. Se si parte da Dokkum, occorre guidare fino al lago di Lauwersoog, prendere la strada N361 verso Mensingeweer e seguire le indicazioni verso Eenrum e poi Pieterburen.

Monia Savioli
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 Pubblicato da - 11 Luglio 2013 - Riproduzione vietata

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