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Le foto di cosa vedere e visitare a Roatan

Una vacanza a Roatan, in Honduras sull'isola dei famosi

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Ora che i famosi dell’”Isola” se ne sono andati ’“fuori dai cayos”, tocca a tutti gli altri. Perché Roatan è l’isola che c’è anche se somiglia ad un sogno che se ne sta, ammollo e al largo, lontana dalle inquietudini della madrepatria honduregna.

Siamo nelle Islas de la Bahia e se Utila è un paradiso per i backpackers, Guanaja è il non plus ultra per i subacquei, Roatan è un po’di tutto questo. Bella e democratica anche se scelta, per la sesta volta, dai vip del più desnudo dei reality. Scordatevi, però, l’icona da due cuori, una capanna e molte palme. Qui c’è l’aeroporto internazionale e fanno pure tappa le crociere.

E non potrebbe essere altrimenti: Roatan è un mondo “intero”, di 50 km di lunghezza, anche se poi in larghezza s’assottiglia come una cintura di 4 km di essenziale bellezza. In mezzo c’è spazio per ogni tipo di vacanza, dall’all inclusive di chi non muove un dito dalla sdraio, agli ingordi di sport sopra e sotto l’acqua, a chi voglia giocare al “naufrago fai da te”. Famosi e non, eccovi, anche grazie a prezzi “in picchiata” in estate, il Caribe pret à porter, servito da un’unica carretera, ovviamente chiamata con ironia principal.

Ad est, oltre Paya e Camp Bay la costa si sfilaccia, come in ogni “Finis terrae” che si rispetti, verso una riserva quasi inaccessibile da cui partire per alcune delle più belle immersioni lungo la barriera corallina che quaggiù, nel Barbareta marine wildlife refuge conserva ancora, intatti, molti dei colori che Jacques Cousteau ebbe la fortuna di esplorare per primo. Dall’altro capo ecco la vita del west-end: si chiama proprio così, West End, il paese principale, brulicante di vita fra i molti ristorantini dove, sia l’aragosta sia la zuppa de caracol, sono servite su tavolini che affondano un po’ sghembi nella sabbia, mentre nei bar, prima e dopo cena, robusti banconi in legno sorreggono corpulenti americani in infradito che non ricordano né la data del loro arrivo sull’isola, né pianificano di andarsene.

Qui è arrivato da poco l’asfalto sulle strade, ma, in fondo - che importa?- se i taxi più ambiti sono le barchette che fanno la spola con la star dell’isola, la spiaggia di West Bay, dove si trovano gli hotel e i lodge più ambiti. In questa mezza luna di sabbia, che da sola vale il viaggio, ognuno ha il proprio scampolo di paradiso. C’è posto per tutti, sia di giorno, sia al tramonto, quando l’orizzonte si tinge di rosa sopra il molo di legno e oltre le scogliere dello snorkeling.

Non date retta a chi vi spaventa con la storia dei Mosquitos: è vero, anche a loro non poteva non piacere una spiaggia così bella. Ma solo in due precisi momenti: all’alba quando, per lo più si dorme, e la sera quando il sole va giù. Un tramonto infuocato che il più comune dell’olio per neonati (funziona meglio di qualunque repellente) sa rendere di nuovo solo un bel tramonto, di fuoco sì, ma nei colori.
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Sarebbe un peccato perdersi lo show per paura di un innocente “morsettino”, perché questo è l’unico punto dell’isola dove il mare si tuffa direttamente in mare. Eppure le spiagge nel resto di Roatan non mancano: sulla costa nord c’è Palmetto bay accanto ad uno dei resort più esclusivi.

Poco oltre a caio Sant’Antonio si può giocare con i delfini tursiopi e capire come vengano curati in un delle “cliniche” più famose dei Caraibi (www.anthonyskey.com). I golfisti faranno invece tappa al Black Pearl Resort di Pristine bay, ma dovrebbero lasciare le loro buche sempre verdi per almeno due motivi. Il primo sono i gamberetti di “Hole in the wall”, un ristorante o, meglio, poco più che un pugno di tavoli su un pontile, a Jonseville, dove furono girate appunto le scena di pesca di Forrest Gump e dove si giunge oggi dopo un’intricata navigazione fra le mangrovie. Il secondo sta sulla costa sud, nel villaggio di French Cay e sono i 3mila “inquilini” di Arch’s farm (www.archsiguanaandmarinepark.com). Sul divano, nel giardino, ovunque saranno iguana colorate, paffute ed accomodanti a fare gli onori di casa in questa strana dimora dov’è l’uomo a sentirsi ospite.

Questo è l’antipasto del vostro prossimo “naufragio”. Nella bellezza dei Cayos Cochinos (www.cayoscochinos.org) resi famosi anche in tv: può bastare una giornata di navigazione per visitare il Grande e il Menor, cuore della riserva marina. Boa rosa sulla terra, squali balena in acqua potrebbero essere “optional”, ma già l’emozione base di un giorno in crociera fra queste 15 isole supera ogni reality.

A Chachauate, poi, ci sono loro, i Garifuna, una popolazione che discende dagli antichi arawak deportati qui quando su questi approdi o si era schiavi o pirati. I secondi sembrano scomparsi, i primi si sono evoluti ed ora vivono di pesca e di questi, ormai poco timidi, approcci con i turisti. Anche loro protagonisti di un reality? Forse. Eppure le loro barche in legno, snelle e agilissime a farsi largo fra i pesci sono ancora costruite come una volta e il loro sorriso è da telecamera, ma del tutto autentico.

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