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Guanajuato (Messico), la colorata Capitale dell'omonimo stato

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  • Monumento a El Pģpila
Rintanata in una gola stretta in uno scenario brullo e selvaggio, la città di Guanajuato è l’attrattiva principale dell’omonimo stato, di cui è anche capitale. Grazie al suo passato coloniale, ottimamente testimoniato dal centro storico ricco di edifici ben conservati, il centro è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1998, affermandosi come località turistica a livello nazionale. La cosa che impressiona è l’atmosfera che avvolge l’abitato, sopravvissuto all’industrializzazione che ha interessato altre città dello stato, e quindi autentico come in passato. Per questo Guanajuato va visitata a piedi, vagabondando in giro guidati dall’istinto all’interno del dedalo di stradine acciottolate che ogni tanto si aprono in piazze assolate dominate da sporadiche plazuelas (fontane decorate) e chiese barocche.

La fondazione di Guanajuato è datata 1558, anno della scoperta di una delle miniere più ricche del pianeta: La Valenciana. I primi a trarre guadagno dall’enorme vena d’argento furono i magnati spagnoli, che però vedettero i propri ricavi ridursi sensibilmente nel 1765 in seguito all’emanazione di un editto di Carlo III che ridimensionò considerevolmente le loro quote di partecipazione ai profitti delle miniere. Due anni dopo, nel 1767, un nuovo regio decreto bandì i gesuiti dai possedimenti spagnoli, danneggiando ulteriormente sia i baroni dell’argento che i poveri minatori, storicamente fedeli a quest’ordine religioso. Nel 1810, tale risentimento portò allo scoppio della guerra di indipendenza, fomentata proprio da Guanajuato da Miguel Hidalgo, parroco della vicina cittadina di Dolores nominato capo dei ribelli. Dopo 11 anni di scontri tra lealisti e rivoltosi, culminati con la tristemente nota “lotteria della morte” di Guanajuato, il Messico proclamò la propria indipendenza dalla Spagna.

Il centro storico di Guanajuato è compatto, adatto ad essere visitato a piedi, con alcune importanti arterie carrabili che decongestionano dal traffico i minuscoli callejones (vicoli) che si arrampicano sulla collina. La via principale è Avenida Juarez, che ad est di Plaza de la Paz cambia nome in Obregòn. Quest’ultima confluisce poi nel Jardin de la Union, circondato da alcuni ristoranti e ombreggiato da grandi alberi di alloro indiano. Lo “zòcalo” triangolare è dominato dal neoclassico Teatro Juarez, inaugurato nel 1903 da Porfirio Diaz e caratterizzato da una facciata scandita da colonne doriche, mentre al suo fianco campeggia la chiesa di San Diego, costruita nel XVII secolo con uno stupefacente prospetto rococò. Dopo una grave inondazione avvenuta nel 1780, il livello delle strade è stato alzato ma nel varco tra la chiesa ed il teatro è ancora possibile osservare quello originario, al quale si trovano anche le fondamenta della basilica.

Proseguendo verso ovest si arriva in Plaza de la Paz, una piazza di forma triangolare estesa accanto alla Basilica de Nuestra Senora de Guanajuato, facilmente distinguibile dai colori giallo e ocra che la rivestono. Ad affascinare i visitatori è soprattutto l’interno, dove sono da vedere il soffitto a cupola dipinto in modo molto articolato e costellato di sfarzosi lampadari di cristallo, e la Madonna lignea donata alla città da re Filippo II di Spagna come ringraziamento per le enormi ricchezze garantite al suo paese dalle miniere locali. Secondo la leggenda, al momento del suo posizionamento all’interno della basilica tra argenti e gioielli la statua aveva già 800 anni, essendo sopravvissuta a secoli di occupazione araba nascosta in una grotta in Andalusia. Alle spalle di Plaza de la Paz sorge invece la Iglesia de la Compania, realizzata nel 1734 dai gesuiti in stile barocco con un’imponente cupola finestrata che illumina l’interno mettendo in risalto uno dei più bei retabli dorati in stile Churriguera del paese.

Spingendosi ancora più ad ovest si arriva all’Alhondiga de Granaditas, in origine costruita come granaio, poi trasformata in fortezza ed oggi il più importante museo di Guanajuato, contenente reperti del periodo precolombiano e coloniale. Qui si verificò la prima grande vittoria dei ribelli guidati da Miguel Hidalgo contro le truppe lealiste che, atterrite dal numero di rivoltosi in marcia sulla città, si barricarono all’interno dell’Alhondiga, per poi essere sgominate grazie all’eroico gesto di un giovane minatore: Juan José de los Reyes Martìnez, detto “El Pìpila”. Successivamente, quando Hidalgo fu catturato e condannato a morte a Chihuahua insieme ad altri tre leader del movimento, le loro teste mozzate furono inchiodate ai quattro angoli della fortezza, dove restarono per 10 anni. Ancor oggi sono visibili gli uncini ancorati sul perimetro delle mura esterne.

Altri musei da non perdere sono: il Museo Iconografico del Quijote, un piccolo allestimento che espone una collezione di quadri e disegni, tra cui uno schizzo di Picasso e un paio di tele di Salvador Dalì, ma anche sculture, busti, pipe e soprammobili dedicati alla figura di Don Chisciotte; il Museo y Casa de Diego Rivera, che ha sede in Calle Pocitos 47 dove nacque il celebre pittore-muralista ricordato da una collezione permanente di oltre 90 opere; il Museo del Pueblo, il cui pezzo forte è la stanza ricoperta di murali di José Chavez Morado (1909-2002), uno dei più importanti autori messicani contemporanei nel suo genere; ed il Museo de las Momias, all’interno del quale sono esposti più di cento corpi mummificati tra cui la mummia più piccola del mondo.
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A ricordare la vicenda dell’assedio all’Alhondiga, ed in particolare l’impavido gesto di El Pìpila, è il Monumento a El Pìpila, situato in cima alla collina di Hormiguero. Intrisa di orgoglio e coraggio, la statua raffigura il vero eroe dell’indipendenza della città, celebrato dalla commovente iscrizione che recita: “Ci sono ancora altre Alhondiga da bruciare”. Per raggiungere il monumento si può prendere la funicolare che risale lentamente il pendio dietro al Teatro Juarez o salire la ripida scala acciottolata di Callejòn del Calvario, dopo Calle Sopena. Che si salga a piedi o in funicolare, una volta in cima, specialmente prima del tramonto, si può ammirare un panorama splendido sul resto della città, col sole che colora di una tonalità rosa pastello i muri delle case del centro.

Al di fuori del centro si può visitare l’Iglesia de La Valenciana, situata 5 chilometri a nord di Guanajuato sulla strada per Dolores Hidalgo. Costruita tra il 1765 ed il 1788 per i minatori dell’omonima miniera, la chiesa presenta un’elaborata facciata scolpita in pietra rosata “cantera” alle spalle della quale si apre un interno costellato di dorature in stile Churriguera, con tre enormi altari in legno dorato e un pulpito ligneo dalle linee sinuose. Uscendo dalla chiesa e girando a sinistra si imbocca il sentiero polveroso che conduce alla miniera vera e propria, ancora in funzione seppur molto ridimensionata.

A prescindere dal periodo della visita, è difficile soggiornare a Guanajuato senza che siano in corso eventi o manifestazioni data la ricchezza del calendario. Il giovedì che precede la Semana Santa ha luogo il Baile de las Flores (Ballo dei Fiori), seguito a distanza di un giorno dall’apertura delle miniere al pubblico per visite e festeggiamenti. Il 24 giugno giungono al culmine le celebrazioni della Fiesta de San Juan y Presa de la Olla, organizzata nell’omonimo parco Presa de la Olla, dove si festeggia con balli, musica e fuochi artificiali. Il Dia de la Cueva (Giorno della Grotta) è il 31 luglio, quando gli abitanti del posto raggiungono a piedi una grotta sulle colline per celebrare san Ignacio de Loyola, seguito il 9 agosto dalla Fiesta de la Virgen de Guanajuato. Tuttavia il piatto forte è il Festival Internacional Cervantino (www.festivalcervantino.gob.mx), una vetrina per le arti drammatiche, classiche e alternative che ha acquisito sempre più importanza col passare del tempo.

Il clima è semiarido, caratterizzato da precipitazioni molto scarse e da temperature complessivamente miti. D’inverno, dall’inizio di novembre alla fine di aprile, le piogge sono praticamente assenti, mentre da maggio a ottobre cadono all’incirca 400 mm di pioggia, comunque non sufficienti a mutare l’aspetto brullo e polveroso delle alture della zona. Tra maggio e giugno si registrano le temperature mediamente più elevate, con massime intorno ai 30 gradi e minime di poco superiori ai 15, mentre in gennaio i valori sono generalmente compresi tra 22/23 e 7/8 gradi.

Come arrivare? Guanajuato dista una 30 di chilometri dall’Aeropuerto Internacional del Bajio, situato a metà strada tra Leon e Silao. La Central de Autobuses si trova poco meno di 5 chilometri a sud-ovest del centro e consente di raggiungere in tempi ragionevoli Città del Messico (4 ore e 30), Dolores Hidalgo (1 ora e 15), Guadalajara (4 ore), Leon (1 ora), Queretaro (2 ore e 30) e San Miguel de Allende (1 ora e 30). Per quanto riguarda i trasporti locali, non c’è niente di meglio che visitare Guanajuato a piedi, ma nel caso doveste effettuare spostamenti più lunghi potrete contare su taxi e autobus urbani.
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