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Dietrofront dell'Egitto sui visti: rimane tutto com'era

Clamorosa marcia indietro del governo Egiziano: secondo i media statali, l'Egitto ha abbandonato il progetto di cambiare le procedure del visto per i turisti individuali, dopo che una serie di maggiori tour operator si erano lamentate del fatto che le nuove restrizioni avrebbero mantenuto molti visitatori stranieri distanza.

La Reuters riporta che il governo egiziano aveva approvato le restrizioni tre giorni fa, dicendo che i provvedimenti era rivolti a migliorare la sicurezza nazionale. Ma come improvvisa era stata la decisione di bloccare i visti in aeroporto, ancor più repentino è stato il cambio di idea quando i funzionari del settore turistico hanno segnalato che i cambiamenti delle procedure avrebbero danneggiato un settore vitale dell'economia, che già sta vivendo un momento di grande crisi dopo la rivolta di inizio anno contro l'ex presidente Hosni Mubarak.

Le nuove regole che vi avevamo segnalato prontamente con questa news avrebbero costretto i turisti individuali ad ottenere i visti di ingresso prima di entrare in Egitto, richiedendole all'ambasciata egiziana, nel paese di origine. Solo le persone che viaggiavano con compagnie turistiche approvate avrebbe potuto continuare a ottenere il visto presso gli aeroporti egiziani.

Ieri il ministro del Turismo Mounir Fakhry Abdel Nour ha sottolineato che una decisione come questa avrebbe potuto avere gravi effetti negativi sul turismo, e le reazioni registrate a questi “rumors”, dentro e fuori l'Egitto, hanno consigliato il governo ad annullare completamente la decisione. Per farsi idea della crisi dell'industria turistica egiziana, nel 2011 le entrate del settore sono precipitate del 47,5 per cento a 3,6 miliardi dollari tra gennaio a giugno di quest'anno rispetto ai 6,9 miliardi dollari nel semestre precedente, da luglio a dicembre 2010, prima della rivolta. Certo è che che questi “balletti” di decisioni in un settore così vitale per l'Egitto non fanno altro che far aumentare i dubbi sulla situazione ancora caotica all'interno del paese, sia a livello politico, che sociale.
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