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L'ecomuseo Lis Aganis: il museo a cielo aperto nelle Dolomiti Friulane

Che cos’è un ecomuseo? Difficile definirlo: immaginiamo un museo a cielo aperto dove l’orizzonte, non chiuso da muri, segue il profilo di monti, alberi, torrenti, paesi, persone. Una sorta di “museo diffuso” per raccontare la cultura e le bellezze naturali di una terra. È questa la proposta di Lis Aganis, l’Ecomuseo regionale delle Dolomiti Friulane, una rete che coinvolge ventidue comuni dei ventisei compresi nella comunità montana del Friuli Occidentale, in provincia di Pordenone.

Racconta un’antica leggenda friulana – a cui è ispirato il nome dell’ecomuseo – che un’agane, sorta di ninfa della mitologia locale, regalò a una donna molto povera una matassa di filo che non finiva mai, perché filandola avesse sempre di che sfamare i suoi bambini. Come il portentoso regalo, il territorio pordenonese si trasforma nell’ecomuseo in una risorsa preziosissima a cui attingere senza esaurirla e si dipana in un intreccio di itinerari, percorsi e sentieri: una rete che mette in comunicazione le persone e collega i luoghi sfruttandone al meglio le potenzialità.

Le perle di questa collana sono le cellule ecomuseali. Parchi, centri didattici, progetti itineranti, musei: le cellule non sono solo luoghi concreti, ma tappe di un viaggio connesse da legami fisici o concettuali, stazioni ideali in cui guardare, toccare, conoscere, sperimentare, fare. Acqua, sassi e mestieri, questi i tre motivi ispiratori dei percorsi che attraversano l’ecomuseo. L’itinerario acquatico comprende sentieri naturalistici, parchi e aree faunistiche, siti di archeologia industriale, mulini, attività di educazione ambientale. Il percorso propone una rosa molto varia di esperienze. Situato a Piana di Pineto, fra i comuni di Cimolais e Claut, il Parco faunistico della Valcellina Pianpinedo, per esempio, è il luogo ideale per osservare la natura che ci circonda. Il parco è un vero omaggio ai naturalisti: abitato da cervi, stambecchi, caprioli, camosci e rapaci il parco offre l’occasione di numerosi avvistamenti faunistici, e agli appassionati botanici riserva l’opportunità di vedere dal vero specie vegetali e rare specie floristiche. Ma l’itinerario soddisfa anche la curiosità di chi, alle meraviglie della natura, preferisce l’avventura dell’uomo, proponendo la visita al Mulino di Borgo Ampiano, nel comune di Pinzano, che conserva gli originali ambienti di lavorazione e macchinari molatori risalenti all’Ottocento.

Ispirato ai sassi, il secondo itinerario porta i visitatori alla scoperta di antichi borghi, castelli, raccolte archeologiche ed esempi di archeologia industriale. Il percorso è una lunga escursione nella storia dell’uomo: dalla Villa Savorgnan, a Lestans di Sequals, che raccoglie reperti archeologici dalla preistoria al Rinascimento, fino alle testimonianze romane esposte al Museo archeologico di Tesis di Vivaro; dagli antichi borghi di Poffabro e Frisanco ai macchinari industriali della centrale idroelettrica Antonio Pitter di Malnisio, esempio di architettura industriale primo-novecentesca.

E infine il percorso mestieri, che propone esposizioni permanenti su ambienti, attrezzi, occupazioni e oggetti quotidiani, mostre temporanee, laboratori su manualità tradizionali. Cuore pulsante delle tradizioni regionali italiane, la cultura gastronomica è nota in queste zone per aver raggiunto altissimi livelli. Alla sua eccellenza è dedicato il Museo dell'arte cucinaria dell'Alto Livenza, a Polcenigo, che attraverso lettere, foto, documenti ricostruisce le vicende dei cuochi altoliventini che hanno preparato le loro prelibatezze nei ristoranti di tutto il mondo. E tra le varie proposte dell’itinerario, anche una tappa per scoprire la gloriosa tradizione dei coltelli coltivata a Maniago sin dal Quattrocento: il Museo dell’arte fabbrile e delle coltellerie è tutto dedicato alle lame realizzate sapientemente dagli artigiani maniaghesi.

Fonte: Agenzia Turismofvg
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