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I borghi abbandonati della Valle d'Aosta, paesi fantasma da visitare

Sembra siano più di seimila, anche se i numeri ufficiali ne contano solo circa mille, e pare siano tutti affascinanti e suggestivi: stiamo parlando di quei borghi italiani disabitati, abbandonati dalla popolazione locale a causa di calamità naturali o perché troppo isolati o, ancora, perché, come gli alpeggi e gli stazzi, hanno perso la loro funzione.
Le cosiddette "ghost town" non sono, infatti, una realtà così rara nel nostro Belpaese. Anzi, addirittura sembra ve ne siano molte che, per quanto ancora abitate, siano destinate ad essere abbandonate quanto prima, più o meno per gli stessi motivi di cui su.
Spesso questi borghi sono costituiti da un pugno di case in rovina o una piazza intorno alla quale si alza, stanca e anchilosata, qualche casupola senza tetto e qualche antico negozio con l'insegna scolorita dal tempo e della solitudine; altre volte, invece, propongono qualche palazzo signorile ancora dignitoso o una piccola chiesa nascosta dai rovi, magari custode di qualche opera d'arte di rara bellezza.

Quello che è certo è che attraggono turisti e curiosi, i quali, armati di zaino e curiosità, partono alla scoperta dei misteri e delle storie che ogni città fantasma che si rispetti conserva gelosamente tra i resti diruti e le tracce umane che non sono ancora state cancellate del tempo. Ed è per questo che con questo articolo ci dedichiamo ai borghi abbandonati da visitare in Valle d'Aosta, regione che non ne annovera tantissimi, ma quelli che annovera sono bellissimi, perfetti per essere eletti come meta per una gita fuoriporta davvero originale.
Pronti? Via!

Barmaz, l'antico borgo rurale


La piccola regione tutta alpina che non sa cosa sia la pianura e che ospita, in quel fazzoletto di territorio arzigogolato su cui si sono date appuntamento le 4 cime più alte di tutto l’arco alpino, bellezza paesaggistiche uniche e straordinarie sa cos'è la montagna e come questa sia in grado di cambiarti la vita, forgiarti il carattere e farti innamorare del silenzio.
Eppure è stata proprio la severità della montagna la causa principale dell’abbandono di Barmaz, minuscolo grumo di case che si affaccia sulla riva sinistra della Dora Baltea e si aggrappa alle prime pendici dei rilievi del comune di Saint-Denis. Questo piccolo borgo a vocazione agricola è, infatti, il simbolo della difficoltà di fronte alla quale si trovarono gli abitanti valdostani quando, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, scoppiò il boom economico e la vita di montagna cominciò a sembrare a molti troppo dura.

Fu, infatti, abbandonato a metà del secolo scorso e oggi versa in stato di totale desolazione, anche se l’occhio attento di chi viaggia lungo la Strada Statale 26 che taglia in due la Vallée non può fare a meno di notarlo, diroccato, solitario e, lasciatemelo dire, anche un po' tetro, ma decisamente suggestivo. Gli appassionati di architettura tradizionale non potranno non apprezzare l'impianto urbanistico del piccolo borgo, uno dei pochi esempi dell'architettura rurale valdostana, con quelle case addossate l'una all'altra, quasi a farsi compagnia. O a tenersi al caldo.
Ultima chicca? Il panorama: la valle che si apre di sotto, la Dora, i prati che corrono verso il basso veloci e apparentemente infiniti e i boschi di castagni che si trovano alle spalle e si arrampicano su su in cima, dove osano solo le aquile.

Fornet, il borgo riemerso


Diverso il destino di Fornet, piccola frazione di Valgrisenche, uno delle mete sciistiche della Valle d'Aosta più particolari, ubicata nella punta più meridionale del lato occidentale della regione, non facile da raggiungere, a dire il vero.
Sono stati di natura economica i motivi che l’hanno condannata a uno spopolamento forzato, avvenuto tra il 1957 e il 1960, in quanto qui è stata costruita una diga per la produzione di energia elettrica, diga che ha dato vita al più grande lago artificiale della regione, il Lago di Beauregard, sulle sponde del quale oggi Fornet affaccia, dopo essere riaffiorata dalle acque che l’avevano sommersa. Di particolare impatto è il campanile della chiesa che svetta ancora alto e quasi imponente, a differenze delle case che lo circondano, fiaccate dalle intemperie e dall’abbandono.

Eppure una volta, prima della Seconda Guerra Mondiale, Fornet era il villaggio più popolato di questa isolata valle della regione, dove la corrente elettrica non arrivava e gli abitanti, ben 45, si erano organizzati in assoluta autonomia con tanto di scuola autogestita, mulino personale, chiesa antica e suggestiva e alpeggi dove andare a prendere formaggio, latte e prodotti del pascolo.L'appellativo che aveva conquistato? Nientepopodimeno che "la Repubblica di Fornet".

Le antiche miniere di Cogne


Concludiamo il nostro tour tra le città fantasma della Vallèe andando a curiosare nei pressi di uno dei borghi più caratteristici della Valle d'Aosta, ossia Cogne, nel cui territorio si trovano le antiche miniere di magnetite di Colonna, Costa del Pino e Liconi.
Qualcuno di voi potrebbe chiedermi: ma che c'entrano delle antiche miniere con i paesi abbandonati? Moltissimo se si considera che a Colonna si trova il villaggio minerario che vanta un assoluto primato, ossia quello di essere stato il più elevato di tutta Europa, con i suoi quasi 2.500 metri di altitudine.
Ciò che, però, colpisce di più dei resti delle miniere di Colonna è la grande quantità di strutture e opere, la maggior parte delle quali dedicate all'attività estrattiva, quali stazioni, teleferiche, laboratori di lavorazione del materiale, magazzini, ma altre realizzate per la vita e il divertimento dei minatori; troviamo, infatti, le vestigia di alcuni negozi, una bocciofila, un cinematografo e una biblioteca.

I tour guidati alle antiche miniere di Cogne permettono ai visitatori più curiosi di visitare sia il villaggio minerario sia i tetri cunicoli che si perdono nel ventre della montagna e rappresentano una delle attrazioni turistiche più interessanti della cittadina che a tutti gli effetti è considerata la "Perla del Gran Paradiso".
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 Pubblicato da il 05/12/2018 - - ® Riproduzione vietata