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I turisti inquinano troppo, chiusa l'isola di Boracay nelle Filippine

Un paradiso tropicale trasformato in una fogna a cielo aperto.
In poche parole è questa la ragione che ha fatto decidere all'intransigente presidente filippino, Rodrigo Duterte, di chiudere la più importante località turistica del suo paese.

Dal 26 aprile 2018, infatti, l'isola di Boracay, con le sue spiagge paradisiache – tra cui la celeberrima White Beach – sarà chiusa per sei mesi. La notizia ha fatto il giro del mondo, considerando che da sola attira nelle Filippine oltre un milione di turisti ogni anno.

L'inquinamento di Boracay


Niente più scarichi in acqua da parte degli hotel e delle strutture ricettive: la presenza di colibatteri nel mare è tale che lo stesso Duterte ha testualmente definito il luogo “un pozzo nero”, aggiungendo che “l'acqua è puzzolente. Odora di m****”.
Ci è andato giù pesante, non solo con le parole: rimarranno momentaneamente disoccupate, almeno fino ad ottobre, anche le migliaia di persone che a vario titolo lavorano sull'isola. Saranno probabilmente attivati alcuni “fondi per le calamità" al fine di fornire un aiuto finanziario alle persone colpite dalla chiusura.

Per i turisti e per i lavoratori l'unica consolazione è che si tratta del periodo di bassa stagione (a causa delle piogge portate dai monsoni), ma sicuramente servirà a fare riflettere le 500 attività ricettive che scaricano direttamente in mare ogni giorno le loro acque nere, contaminando l'oceano con un livello di inquinamento almeno 45 volte superiore al consentito.
Per gli ambientalisti, sul fronte opposto, sei mesi saranno comunque pochi per ripristinare i parametri naturali dell'isola, dopo che per decenni se ne è abusato senza regole.

I retroscena della scelta


L'intento del vulcanico Presidente della Repubblica non è comunque quello di riportare ad una verginità perduta Boracay, bensì quello di dotarla di infrastrutture – tra cui le strade, ma soprattutto di fogne efficienti – per consentire una corretta gestione delle inevitabili conseguenze ambientali generate dal turismo.

Saranno anche demolite alcune strutture, visto l'incontrollato boom edilizio degli ultimi anni sui 7 km² di superficie dell'isola. Tuttavia, rimarcano alcuni, sotto potrebbero nascondersi interessi economici di altro genere, che favorirebbero alcuni investitori cinesi, ovvero i “nuovi” partner economici e politici delle Filippine dopo il progressivo l'allontanamento dagli Stati Uniti.

Altri casi di spiagge chiuse


In ogni caso, non è la prima volta che un governo asiatico prende decisioni di questo tipo. Già la Thailandia aveva chiuso al turismo Maya Bay, su Phi Phi Island, famosa per il film «The beach» del 2000 che aveva come protagonista Leonardo Di Caprio, ma anche altre isole thailandesi del Mar delle Andamane sono sottoposte a chiusura periodica al turismo per permettere all'ecosistema di rigenerarsi.

Mentre gli esperti sono al lavoro per trovare rapidamente soluzioni ecocompatibili, dal canto nostro, per il bene del mare, speriamo davvero che questa misura sia realmente efficace e che possa essere di stimolo per una maggiore sensibilità ambientale.
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