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Dove stato girato Benvenuti al sud, tour nei luoghi del film

"Quando un forestiero viene al Sud piange due volte, la prima quando arriva, la seconda quando se ne va". Una frase che è anche uno slogan per le meravigliose località del nostro meridione. Il film "Benvenuti al Sud" offre uno spaccato di ciò è possibile scoprire. Un mix di colori, storia, tradizioni e calore che quella frase, pronunciata da uno dei protagonisti, sottolinea, rafforzando la sensazione che tutto quella che entra dalla pelle e dagli occhi resti imbrigliato nel cuore.

La trama ruota attorno ad un trasferimento lavorativo non voluto. Un dirigente delle poste, interpretato da Claudio Bisio, viene spedito da Milano in quel di Castellabate in pieno Cilento - 150 km circa da Napoli nell'area del parco nazionale dichiarato Patrimonio Mondiale Unesco nel 1998- trasformata inizialmente in un improbabile Castel de l'Abbé, per rendere meno traumatico il cambio di sede alla famiglia.

Ma quando la moglie ed il figlio comprendono che non si tratta della Francia ma della provincia di Salerno rifiutano di seguirlo e lo lasciano partire da solo, con il peso non solo della separazione ma anche del giubbetto antiproiettile indossato per precauzione contro eventuali attacchi di predoni e malviventi. Quella che sembrava una punizione si trasforma però ben presto nel suo esatto contrario, anche per gli spettatori.

Dopo l'uscita della pellicola, Castellabate, che ha aggiunto nel cartello che indica la località il legame con il film, è divenuta meta di frotte di turisti attirati da tutto ciò che il regista Luca Miniero è riuscito a mostrare. Intanto partiamo dalla piazzetta del paese, dove si affaccia l'ufficio postale nel quale si consumano alcune delle scene più importanti.

Tra una pausa caffè ed una partita di calcetto o di biliardo, Piazza 10 ottobre 1123 offre uno spaccato della vita del paese con una unica differenza rispetto al film, la presenza, laddove c'era l'ufficio postale creato esclusivamente per esigenze di copione, del bar "La Piazzetta". Il nome della piazza ricorda l'anno di fondazione del Castello di Sant'Angelo o dell'Abate voluto da San Costabile Gentilcore, per l'appunto abate del feudodi Castellabate che fu inizialmente ecclesiastico. Sempre sulla piazza si affaccia la casa in cui il direttore interpretato da Bisio viene ospitato dopo il turbolento arrivo in paese durante una notte di pioggia. Passeggiando fra le vie ed i vicoli si incontra Palazzo Perrotti, dove il protagonista prende dimora per il periodo di permanenza. Il Palazzo, costruito nel XVII secolo era la residenza dei conti Perrotti ed è collocato all'interno del borgo medievale che costituisce il cuore del paese, la cui origine, legata prettamente alla pesca e ai traffici commerciali favoriti dalla posizione strategica sul Tirreno, risale proprio a quel periodo quale feudo dei Marchesi di Castellabate.

Il Belvedere di San Costabile, collocato sulla collina di fronte al Castello dell'Abate, è uno dei punti più esclusivi del paese, dal quale si gode una vista meravigliosa sulle acque del Tirreno. Sul muretto di piazza Nicola Perrotti, nei pressi del Belvedere, è collocata la targa incisa con la frase che accoglie e spaventa ancor di più il già spaurito direttore. E' notte, piove, le stradine del borgo medievale rappresentano una specie di labirinto soprattutto dopo il blocco sulla Salita di Santo Cosimo ostruita da una bufala. A questo si aggiunge lo scoramento e la paura. Così, quando il direttore scende dall'auto per cercare il nome della via, non scosta tutta la vegetazione che ricopre la targa e al posto di "Qui non si muore", citazione dal re Gioacchino Murat quando fu ospite nel 1811 dei conti Perrotti, legge un "Qui si muore" in perfetto stile dantesco. Il mistero sarà chiarito solo il giorno successivo, alla luce dello splendido sole che porterà via, almeno in parte, i dubbi ed i timori iniziali. Il Mare del Pozzillo, tratto di mare che lambisce la costa del paese, è il luogo in cui si svolgono le scene di pesca.

La spiaggia della Marina Piccola, caratterizzata dalla torre "Pagliarola" invece fa da sfondo allo spettacolo pirotecnico finale, in onore della festa di San Costabile, mentre al Porto delle Gatte, un antico approdo del XII secolo, si svolge la cena che riunisce i colleghi dell'ufficio postale. La torre "Pagliarola", nota anche come torre"Perrotti" visto che era associata al Palazzo, è un retaggio dell'antico sistema difensivo creato per contrastare le scorribande dei Saraceni e dei possibili invasori. La sua origine è medievale ed il potenziamento successivo è datato 1570-71. Il Porto delle Gatte, così chiamato per l'effetto prodotto dai portici illuminati che sembrano simili agli occhi di un gatto in lontananza, nasce nel XII secolo per volere dell'abate Simeone. Il porticato ospitava dei magazzini per lo stoccaggio di cereali, vino e olio d'oliva.
La Strada Provinciale 61 è un'altro dei punti più considerati dal film. E' su quella strada che il direttore insieme al fido Mattia decide di guidare il motorino per conoscere gli abitanti del paese e consegnare personalmente la posta. Ogni tappa però corrisponde ad un bicchierino di limoncello offerto in segno di benvenuto. Così il direttore beve e si ubriaca. Dove andrà a parcheggiare, non ve lo sveliamo. Ma un'altra scena merita davvero di essere vista. Parliamo di quella in cui il direttore accoglie la moglie in visita.

Per evitare che possa scoprire e apprezzare i lati positivi e quindi decida di trattenersi, organizza, insieme ai colleghi, un inganno, costruendo un falso paese alla Torretta, masseria fortificata del '600 di proprietà della famiglia Granito e situata alle porte di San Marco di Castellabate. Ad attendere la donna ci sono ladri, mendicanti, rapitori e mafiosi e la permanenza è turbolenta. All'inizio, in preda alle convinzioni distorte ma sedimentate, ci crede. Poi, il viaggio in Apecar del mattino, verso la stazione, le fa cambiare radicalmente idea e opinione. La stazione ferroviaria che compare nel film non appartiene al paese. Quella più vicina è la fermata di Agropoli. Le riprese sono state effettuate alla stazione di Capranica-Sutri, in provincia di Viterbo. Raggiungere Santa Maria di Castellabate è possibile in aereo arrivando a Napoli Capodichino (poi con l'auto occorre percorrere l'autostrada A3 Napoli - Salerno, uscire a Battipaglia o Eboli per poi prendere la Statale 18 Paestum, Agropoli sud, direzione S. Maria di Castellabate), in treno alla stazione di Agropoli (a 15 km da Castellabate) con transfer successivo e in auto seguendo la Roma-Caserta-Salerno per procedere sulla A3 Salerno-Reggio Calabria e seguire il percorso già descritto.
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 Pubblicato da il 07/11/2016 - 1.573 letture - ® Riproduzione vietata

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