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Itinerario in Moravia tra meraviglie e misteri

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La Repubblica Ceca è suddivisa in due grandi regioni: la Boemia ad Occidente, famosa per la bellissima capitale Praga ed i villaggi termali, e la Moravia ad Oriente, nota ad un turismo più attento e ricercato per i bucolici paesaggi e le peculiarità naturalistiche, storiche e architettoniche che conserva gelosamente.

La Moravia è attraversata ogni anno da migliaia di ciclisti, motociclisti e camperisti attratti dalla sicurezza ed estasiati dalla bellezza di percorsi che invitano a scoprirla immergendo i propri sensi a profondità che il distratto e frettoloso turismo di massa non può raggiungere. Sotto la superficialità, dove annega la globalizzazione, affondano le radici culturali di una regione dalle quali emergono ancora vive antiche tradizioni, miti e leggende contro le quali naufraga quell’annoiato scetticismo odierno dal quale traggono nuova linfa.

Giungendo in aereo dall’Italia, si può atterrare comodamente a Vienna ed iniziare un idilliaco itinerario verso Nord, tempestato di bianche ed altissime pale eoliche che svettano tra il giallo acceso dei campi di colza.

L’ordine e la pulizia delle strade, delle cittadine e delle campagne non si esauriscono al confine dell’Austria ma, testimoniando la fiorente economia della nazione in una congiuntura internazionale negativa, proseguono entrando in Moravia enfatizzati da dolci colline, pascoli e vigneti bagnati da miti corsi d’acqua. Ciò che invece distingue la Repubblica Ceca dall’Austria, entrambe membri dell’Unione Europea, è che mentre nella seconda vige l’Euro, nella prima la moneta ufficiale è ancora la Corona Ceca: questo aspetto, a parità di efficienza e qualità della proposta turistica, la rende ad ogni livello economicamente di gran lunga più conveniente.

Continuando sul percorso, che si apre su ampi laghi turchesi che brillano al Sole per buona parte dell’anno, si giunge alla capitale storica della regione: Brno. Conosciuta dagli appassionati di motociclismo per il celebre circuito che ospita il Gran Premio della Repubblica Ceca, la seconda città ceca per numero di abitanti è oggi un importante polo universitario, scientifico e giudiziario e conserva importanti opere dell’architettura funzionalistica dei primi del Novecento, come la Villa Tugendhat preservata dall’Unesco, nonché il più alto grattacielo nazionale, l’AZ Tower.

La storia di Brno è però vecchia di otto secoli, come testimonia un centro storico ricco di contributi risalenti ai diversi periodi, molti dei quali di manifattura italiana per via dei rapporti commerciali che la città, dove ancora vive una nutrita comunità italiana, intraprese con l’Italia fino dal Tredicesimo Secolo. Una delle tante leggende narra che la pelle del “Drago “ di Brno, ancora oggi appesa all’ingresso del Vecchio Municipio, fosse stata portata in città nel 1608 proprio da un mercante veneziano. Di lavorazione veronese è invece il granito nero con cui è costruito Il modernissimo obelisco ogivale che campeggia in Piazza della Libertà. Questo monumento è un omaggio al ruolo da protagonista svolto dalla città durante la Guerra dei Trent’anni, episodio che ne permise il successivo impulso economico ed industriale. Brno fu l’unico baluardo dell’Europa Centrale in grado di resistere ai feroci attacchi delle truppe svedesi comandate dal famigerato Generale Lennart Torstenson, che la misero inutilmente sotto assedio per ben due anni. L’opera, soprannominata “La macchina del Tempo”, è un orologio astronomico composto da una serie di dischi rotanti sovrapposti. Ogni giorno, allo scoccare del mezzogiorno, che a Brno dal 1645 suona in ogni campanile alle ore 11 in memoria del tranello architettato dai cittadini per anticipare di un’ora il ritiro delle truppe svedesi pianificato per le 12, l’orologio intona una melodia sempre diversa e rilascia lungo una delle 4 piste scavate nei settori di marmo una sfera di vetro di Boemia. Questa biglia, che i turisti si affannano ad acchiappare prima che sparisca nuovamente nel ventre del meccanismo, sfoggia i colori della città ed una leggenda racconta che fosse l’unica arma in grado di uccidere l’invincibile Generale Torstenson, spezzando l’incantesimo che lo proteggeva dalla morte.

La Piazza del Verde, che ospita un variopinto ed allegro mercato delle verdure, nasconde nel suo sottosuolo un misterioso labirinto di oltre 300m di gallerie sotterranee ricco di storie ed aneddoti: scendendo i 200 gradini che portano al livello di quelle che negli ultimi secoli furono utilizzate come cantine e depositi, ci si inoltra in un mondo parallelo al livello stradale ma risalente all’epoca medievale, dove si incontrano il laboratorio di un alchimista, un’antica locanda ed una prigione completa dei più terrificanti strumenti di tortura.

L’atmosfera claustrofobica e angosciante che si respira pochi metri al di sotto delle vivaci chiacchiere dei mercanti è però soltanto un assaggio di quella ben più sinistra che aleggia lungo gli sterminati corridoi e nelle anguste celle della fortezza dello Spilberk. Il castello divenne famoso come carcere inespugnabile dal 1783 al 1855, anni in cui vennero rinchiusi al suo interno i condannati per delitti più gravi e i prigionieri politici, come diversi carbonari e patrioti italiani quali Piero Maroncelli, al quale fu amputata qui una gamba a causa di una infezione, e Silvio Pellico, che scrisse le sue memorie legate allo Spilberk nel celebre libro “Le mie prigioni”.

Le gallerie e le stanze ancora perfettamente conservate ed arredate dell’enorme rifugio anti-atomico comunista 10-Z, che era predisposto per accogliere le personalità più importanti di Brno in caso di attacco nucleare, hanno invece un’aria decisamente spettrale. I fantasmi questa volta sono più tangibili e recenti: l’oggettistica, i simboli, il suono grave del grosso generatore Skoda ancora funzionante, le strumentazioni elettriche e telefoniche, tutto riconduce al periodo della Guerra Fredda con una fedeltà impressionante. La cosa più spaventosa è che in questo luogo si organizzano visite notturne completamente al buio, con il solo conforto di piccole torce a batteria, oltre a inquietanti pernottamenti da brivido…

Per chi non si lascia impressionare da ambienti lugubri ed è alla ricerca di emozioni forti, la cripta dell’imponente Chiesa gotica di San Giacomo custodisce il secondo ossario più grande d’Europa: oltre 50.000 scheletri di vittime della peste, del colera e delle guerre sono stati scomposti per creare un allestimento raccapricciante. Le strazianti urla mute intrappolate nelle mandibole e gli spaventosi sguardi vuoti nelle orbite della moltitudine di teschi che circondano il visitatore, lo assalgono in un agghiacciante silenzio che toglie il respiro.

Essendo la Repubblica Ceca una meta molto economica, conviene qui più che altrove concedersi il lusso di usufruire di strutture di alto livello a prezzi più che abbordabili, trovando luoghi in cui la sosta o il pernottamento rappresentino anche un coerente continuo con il viaggio che si è intrapreso. Per il soggiorno a Brno un’ottima soluzione può essere il Royal Ricc Hotel, ospitato in un superbo palazzo barocco del Sedicesimo Secolo in pieno centro storico. Per i pasti si può optare per un luogo informale ma assolutamente tipico come la birreria Stopkova Plzenska Pivnice, dove gustare le celebri birre Pils ceche abbinate a gustosi piatti di carne alla griglia, o testare quanto la cucina ed i vini moravi non temano oggi nessuna sfida o confronto con quelle di stati europei ben più blasonati, in un luogo moderno e di design come il Forhaus. Mentre si sorseggia un caffè all’Air Cafe si può poi scoprire la storia dell’aviazione Ceca nell’ampio museo gratuito che espone all’interno delle sue eleganti sale.

A nord di Brno, poco lontano dalla graziosa cittadina di Blansko, si trova una delle meraviglie geologiche più spettacolari dell’intera Repubblica Ceca e dell’Europa Centrale: la riserva naturale protetta del Carso Moravo. L’area conta oltre un migliaio di grotte scavate nel calcare dall’acqua, di cui quattro visitabili: le più note, le Grotte del Fiume Punkva, si raggiungono attraverso un romantico bosco fiancheggiando l’omonimo corso d’acqua fino al punto in cui questo improvvisamente scompare, ingoiato dal suo stesso letto. Il suo percorso continua per 30 km sotto terra dove ha scavato un lunghissimo complesso di caverne, in parte percorribili a piedi, in uno scenografico tragitto che attraversa ampie sale decorate da stalattiti e stalagmiti che si specchiano su fiabeschi laghetti.
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Il Fiume Punkva riaffiora all’uscita di uno stretto corridoio, dove gli occhi si spalancano e la bocca si apre cercando inutilmente di emettere qualche suono, di trovare qualche parola che possa esprimere lo stupore che suscita lo spettacolo primordiale a cui ci si trova davanti.

Una surreale nebbiolina aleggia al di sopra di un verdissimo specchio d’acqua profondo 40m, attorno al quale salgono per quasi altri 140m, più rapidamente dello sguardo, vertiginose pareti calcaree ricoperte da una fitta vegetazione, esplodendo violentemente in un’accecante ed enorme apertura verso il cielo. L’Abisso della Macocha, un’impressionate voragine creata dal crollo del tetto di una caverna carsica, prende il nome da una terribile leggenda ad esso legata, che parla di una crudele matrigna (“macocha” in moravo), precipitata nello strapiombo dopo avervi gettato il figlio del marito per gelosia. Da questo punto in poi la visita delle grotte prosegue a bordo di piccole imbarcazioni navigando sulle gelide ed oscure acque del fiume Punkva, attraverso angusti cunicoli e profondi laghetti, giungendo alla meravigliosa Cattedrale di Masaryk, vero e proprio tripudio di concrezioni calcaree dall’aspetto talmente bizzarro da sembrare animate da qualche stregoneria e fare accapponare la pelle.

All’uscita del percorso è possibile ammirare lo spaventoso Abisso della Macocha sporgendo lo sguardo da due arditi terrazzi, raggiungibili a piedi o in funivia, che permettono di cogliere le paurose proporzioni del precipizio: il laghetto sul fondo appare come l’iride di un occhio, dallo sguardo impenetrabile e provocante, che attira a sè ed inghiottisce voracemente i raggi del Sole ed ogni forma di vita.

Proseguendo in direzione Nord-Est, si raggiunge una delle città più belle della Moravia: Olomouc.
Il suo centro storico è caratterizzato da una moltitudine di enormi ed eleganti piazze traboccanti di sfavillanti fontane, monumenti e architetture barocche, che all’imbrunire si colora di riflessi dalle sfumature lilla e ciclamino, adornate dall’oro degli stucchi che brillano alla calda luce dei lampioni. L’arzigogolata Colonna della Santissima Trinità, protetta dall’Unesco, si erge come massima espressione barocca in memoria della fine della peste, la terribile piaga che sterminò anche in Moravia intere popolazioni.

La Cattedrale di San Venceslao è un sublime punto d’incontro tra lo stile neogotico delle sue acuminate guglie, gli elementi barocchi dell’interno e la cripta romanica.
Il Palazzo Arcivescovile emoziona gli ospiti con le sue stanze riccamente decorate dove si sono incontrate nei secoli le più alte cariche politiche europee, mentre l’adiacente Museo Arcidiocesano stupisce con un interessante compendio di dipinti e oggetti sacri di diverse epoche. Accanto al museo si può degustare un ottimo caffè nelle sobrie sale del bar che amava frequentare Mozart, oggi a lui dedicato.

Poco distante da Olomouc, anche conosciuta come capitale spirituale della Moravia per la fede molto diffusa tra la popolazione ed il grande numero di edifici sacri, merita una visita la Collina Santa, uno dei principali luoghi di pellegrinaggio cristiano europei. Sulla cima del colle si ammira la bellissima facciata barocca della Chiesa della Visitazione della Vergine Maria e il trascendente senso di pace che si prova in questo luogo sembra sgorgare dalle viscere stesse della terra e salire con un soprannaturale e piacevole tepore lungo le gambe fino al petto.

Per il pernottamento ad Olomouc, con l’intento di visitarne i dintorni, si può scegliere la moderna sobrietà dell’Hotel Ibis Olomouc Centre, appena fuori dal centro storico, mentre per assaggiare l’ottima cucina locale in un luogo davvero speciale è imprescindibile una sosta al Ristorante Podkova, allestito nei locali di una vecchia caserma militare di cui conserva ancora intatta la forma a ferro di cavallo ed il fascino.

Se ad Olomouc l’imprenditore italiano Brazzale produce le forme di Gran Moravia, il vero formaggio tipico moravo sono i piccoli Tvaružky di Lostice, poco sopra ad Olomouc: conditi con trito di cipolla e prezzemolo, sono l’abbinamento prediletto per le favolose birre artigianali morave.

Scendendo verso Sud, a metà strada per Brno, presso il villaggio di Topolany è d’obbligo fermarsi al caratteristico ristorante Moravsky Grunt per gustare i piatti più tradizionali, preparati con ingredienti di altissima qualità, in un clima caldo e accogliente che rimarrà indelebile nella memoria degli ospiti.
La Moravia Meridionale è famosa in tutto il mondo per i grandi vini che produce, come si può facilmente dedurre dalla moltitudine di vigne che ricopre un panorama collinare che spesso ricorda a Toscana. La storia della produzione del vino in Moravia ha origini molto antiche, risalenti al passaggio delle truppe romane guidate da Marco Aurelio nel III Secolo A.C., che trovarono in questi luoghi terreno fertile per la coltivazione della vite. Un clima soleggiato dona intensità ai profumi dei vini bianchi come il Pinot Bianco e Grigio, il Sylvaner, Il Traminer, il Müller Thurgau e i Riesling, e corposità ai rossi moravi come il Pinot Nero, il Merlot ed i Cabernet, mentre gli inverni rigidi consentono la produzione dei rari e pregiatissimi Ice Wine, deliziosi vini dolci ottenuti dalle raccolte durante le ghiacciate.

La più grande testimonianza della tradizione enologica morava si trova a Mikulov, la “Città del Vino”, caratterizzata da un pittoresco saliscendi di casette colorate ed enoteche e da un centro storico, protetto come patrimonio d’interesse storico e culturale, che presenta un superbo affaccio su una bellissima piazza ricca di monumenti ed eleganti palazzi rinascimentali dalla quale si sale al meraviglioso Castello barocco. Nei sotterranei medievali di quest’ultimo si trova un’affascinante cantina che custodisce la più grande botte antica per la conservazione del vino: costruita nel 1643, durante la Guerra dei Trent’anni, può contenerne oltre 1.000 Litri.

Mikulov è stata per secoli la seconda città dopo Praga ad ospitare la più grande comunità ebraica della Repubblica Ceca. Purtroppo delle 12 sinagoghe storiche funzionanti prima dell’esodo ne rimane visibile solamente una, fedelmente ristrutturata e contenente un curioso museo che racconta la storia del popolo ebraico di Mikulov. Tra le personalità ebree più importanti che soggiornarono in questa cittadina, figura anche il leggendario Rabi Löw, a cui è legata la magica figura del Golem: pare infatti che, tramite approfondite conoscenze esoteriche, il rabbino fosse in grado di infondere la vita a questo gigante di argilla che avrebbe difeso il suo popolo dalle persecuzioni antisemite.

Accanto alla sinagoga si può visitare il suggestivo cimitero ebraico, il più grande della Repubblica Ceca: oltre 4000 tombe, la più antica delle quali risale al 1605. Le vecchie pietre tombali, disseminate in un apparente disordine su di una verde e silenziosa collina, si accalcano l’una all’altra con un’espressione decadente e malinconica. I sassolini votivi posati dai parenti dei defunti sulle lapidi esprimono l’incrollabile fede e la memoria di un popolo che il tempo può far rotolare altrove e consumare, ma non scalfire. A Mikulov è possibile pernottare nelle stanze che erano di un’antica sinagoga presso il caratteristico Hotel Templ, con il Golem che vigila sul sonno dei suoi ospiti…

Lo spirito religioso cristiano di cui è colma Mikulov si respira a pieni polmoni salendo lungo le stazioni della Via Crucis che portano alla sommità del Monte Sacro, una riserva naturale al centro della quale campeggia la candida Cappella di San Sebastiano che pare irradiare una luce mistica su tutta la città sottostante.

Al tramonto Mikulov si tinge allegramente dei colori vivaci del suo vino. All’interno delle cantine scavate nella roccia del Vinný sklep Pod Kozím Hrádkem, letteralmente “La Cantina Sotto la Collina della Capra”, si può partecipare a conviviali banchetti di prodotti tipici conditi da musicanti folkloristici e dall’inesauribile umorismo del cantiniere, che accompagna personalmente i suoi ospiti in una interminabile degustazione dei vini che fieramente produce.

Ad Est di Mikulov si estende un’ampia e curatissima area boschiva, costellata di specchi d’acqua e singolari costruzioni, il cui fascino, riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità e protetto dall’Unesco, lo pone ai vertici dell’affluenza turistica morava e ceca: il Paesaggio culturale di Lednice-Valtice, un’area di quasi 300km quadrati un tempo appartenuta alla dinastia dei Liechtenstein

L’elaboratissimo Castello neogotico di Lednice, con gli interni interamente ammobiliati decorati con ardite evoluzioni ebanistiche, sormontato da un trionfo di merletti, torri e pinnacoli ed affiancato da una raffinata serra di cristallo, sembra lo sfondo ideale per qualche romantica favola.

Sotto allo sfarzo barocco del Castello di Valtice si trovano alcune tra le cantine più grandi ed antiche d’Europa: le ampie sale a volte incrociate del Quindicesimo Secolo ospitano il Salone dei Vini della Repubblica Ceca dove sono esposte in degustazione le migliori realtà enologiche nazionali.

Per ammirare gli scorci più suggestivi di quello che viene anche definito “Il Giardino d’Europa” è a disposizione un battello per navigare sul fiume Thaya: oltre al curatissimo e lussureggiante panorama boschivo circostante si incontrano le rovine artificiali del castello di Janov ed un surreale Minareto dalla cui altezza di 62m, raggiungibile salendo ben 302 scalini, si gode di una vista mozzafiato sull’intera area.

Valtice è al confine con l’Austria, proprio dove fino al 1989, con la fine della Guerra Fredda, passava quella linea di frontiera, la famosa cortina di ferro, che proteggeva l’area controllata dall’Unione Sovietica da qualunque tipo di contaminazione con il mondo “libero” occidentale. Il Museo della Cortina di Ferro di Valtice racconta con grande tensione emotiva quegli anni bui, ricreando il clima e raccogliendo le tracce, gli aneddoti e le testimonianze di un momento storico che risuona ormai lontano nel tempo ed invece appartiene ad un passato recente che ha lasciato ferite più profonde di quelle che il filo spinato, i cani ed i Kalashnikov lasciavano sulla pelle di chi tentava di oltrepassare il confine.

Nonostante il lungo periodo di appiattimento culturale operato dal Regime Comunista, la Moravia ha mantenuto intatta la sua identità in modo tanto netto da poterne ancora distinguere i lineamenti, più rudi, schietti e riserbati rispetto a quelli boemi.
Il carattere ed il folklore moravo si esprimono a Valtice in serate indimenticabili come quelle che si possono trascorrere in luoghi caratteristici come il ristorante Valtickarychta o nel labirinto sotterraneo delle cantine del quattordicesimo Secolo del Valtické Podzemí a Valtice, un particolarissimo ed emozionante locale dove degustare salumi ed i formaggi moravi accostati ai premiati vini prodotti dal gestore in un clima familiare impreziosito dalle musiche popolari suonate con strumenti d’epoca.

Una leggenda morava narra di un folletto acquatico dalla carnagione verdastra, tale Vodenik, visibile sotto forma di statuetta nei pressi di laghetti e fontane nei giardini delle abitazioni, che trascina con se i corpi dei malcapitati che si avvicinano ai numerosi specchi e corsi d’acqua, per rapirne l’anima e conservarla in tazze che chiude ermeticamente per impedirne la fuga. Chi ha visitato la Moravia ed è rimasto ammaliato dalle bellezze locali, magari soffermandosi ad ammirarle riflesse sulla luccicante superficie di qualche lago, non fatica ad ammettere il piacevole fondo di verità di questa storia…
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