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Vacanze a Curašao, nel mare delle ex Antille Olandesi

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Le chiamano le isole ABC. Geograficamente parlando sono le ex Antille Olandesi: Aruba, Bonaire e Curaçao. Una scelta ponderata mi porta a visitare quest’ultima mentre a casa si preannuncia l’arrivo dell’inverno. La temperatura media di 27°C tutto l’anno, con scarsissime precipitazioni, mi fa pensare che sia stata una buona scelta, come il pure il fatto che Curaçao non vive il sovraffollamento di Aruba e la "solitudine" di Bonaire. Quindi non mi resta che partire.

Volo a bordo di KLM, con scalo ad Amsterdam Schiphol. Un aeroporto comodo, ricco di attrattive e ben organizzato (c'é persino, un casino, una nursery, una stanza interreligiosa per la preghiera e i cellulari si ricaricano a bordo di ciclette, geniale!).

9 ore di volo o poco più e sono in paradiso. Un vento costante, ma non fastidioso, lambisce la pista dell'aeroporto di Hato e il personale di bordo mi augura buon viaggio, mentre a terra vengo subito calorosamente accolta con un "Bon Bini", che qui significa "Benvenuto/a".

Mentre l'autobus si rifiuta di caricarmi in città perché dotata di valigia, la tassista che mi scorta dall'aeroporto all'hotel. La donna, mi fa una lunga premessa dell'isola, sulla quale é nata: le spiagge più belle, la storia, i suoi ricordi e gli eventi in corso sull'isola, fra i quali la KLM Marathon che si terrá proprio il giorno dopo il mio arrivo e già incrociamo per strada atleti in modalità allenamento. Il discorso prosegue con dettagli sempre più accurati sull'isola, sull'origine del nome, che probabilmente si rifá alla parola "corazon", cuore, e sui suoi colori. Io mi sforzo cercando di memorizzare i dettagli e a lavorare di fantasia.

Mezz'ora, poco meno e arrivo a destinazione. Il Bijblauw Hotel è una piccola realtá della capitale Willemstad, con affaccio diretto sul mare.
10 camere in tutto per un ambiente giovane dove si respira aria di salsedine e serenità. Un boutique hotel di recente apertura (inaugurato nel 2013 da Titia e Ruud, i proprietari olandesi che hanno mollato tutto per trasferirsi qui a Curaçao), colorato e curato nei minimi particolari. Era proprio quel che ci voleva per sentirsi subito come a casa. Poco dopo l'arrivo ordino subito qualcosa da bere e da sgranocchiare sulla terrazza che guarda il mare (non senza sensi di colpa nel sentirmi così viziata) e mi perdo nel tramonto (questi dei Caraibi sono fra i più belli che abbia mai visto) iniziando a pensare.

Solo ora realizzo di trovarmi a 5 ore di differenza rispetto all'Italia (6 ore quando è in vigore l'ora legale) meno di 50 miglia dalle coste del Venezuela e a oltre 7000 miglia dal mio paese, su un'isola né grande, né piccola, ma stretta, 64 per 16 chilometri.

Il mio hotel si trova nel quartiere di Pietermaai, a pochi passi dal centro storico e prende il suo nome dal capitano olandese che sbarcò a Curaçao nel 1674. Tutt'intorno a me, case dalle pennellate sgargianti in stile coloniale e locali di vario genere e ristoranti che propongono menù interessanti, per un vero e proprio viaggio nei sapori dei Caraibi e non solo. Poco lontano infatti trovo subito il Ginger (gingercuracao.com), un ristorante di cucina asiatica, per lo piú indiana, gestito da Paul. Assolutamente da provare per chi ama i sapori esotici, un'atmosfera lounge e al tempo stesso accogliente (non mancano numerose coppiette). In definitiva il ristorante giusto dove far serata, prima di spostarsi al dirimpettaio Miles Jazz Café (https://www.facebook.com/milescuracao). Uno dei locali dove attardarsi in compagnia magari ascoltando un po' di buona musica dal vivo.

L'indomani è dedicato proprio alla visita di Willemstad, la sua capitale, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall'UNESCO per la sua conservazione storica. Questa bella città coloniale conta oltre 120000 abitanti, tutti parlanti, quasi alla perfezione, Olandese, Inglese, Spagnolo e Papiamentu la lingua locale creola, che unisce tutte le lingue precedenti e una buona dose di portoghese.

Due i quartieri principali della capitale, Punda e Otrobanda, letteralmente "dall'altra parte", separati da quella che é stata soprannominata, "The old swinging lady", che altro non è che il ponte galleggiante di Queen Emma, che si sgancia all'occorrenza, con tanto di segnale sonoro (una campanella che sembra di essere tornati a scuola a sentirla) per far passare le imbarcazioni che entrano nel golfo.

A Willemstad galleggiante è pure il mercato della frutta e della verdura, che incornicia il quartiere di Punda (oggi in realtà gran parte delle bancarelle sono permanenti).

La cosa interessante è che qui si può far la spesa stile "drive in" passando con la macchina, contrattando dal posto di guida e allungando infine qualche soldo dal finestrino. Il tutto nel giro di pochi secondi. Ma bisogna essere pronti a tirar fuori qualche fiorino delle Antille Olandesi (questa valuta locale vale circa la metà di un Euro, ed è spesso sostituita dall'utilizzo dei dollari).
Pronti a tirar fuori moneta locale anche al Plaza Bieu, il ristorante spartano ma gustoso che vanta piatti della tradizione locale a prezzi non turistici (da provare assolutamente la zuppa di ocra e il pancake di zucca).

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Tornando a noi e al mio giro in città, questa bella capitale dal retaggio coloniale, mi stupisce fin da subito con le sue sculture abbondanti, i due forti storici a protezione del porto e le vie strette ma colorate abbellite dalle buganvillee. Ma soprattutto Curaçao mi stupisce perché si respira storia, storia di una scoperta nel lontano 1499 e della colonia olandese che fu a partire dal 1634.

Tutto quanto raccontato finora potrebbe già incuriosire e convincere a partire, tuttavia se tutti gli olandesi vengono qui, oltre al passato coloniale e la facilitazione linguistica, ci sará un perché. La vera attrattiva di Curaçao è infatti proprio il mare con le spiagge caraibiche. 35 calette in tutta l'isola, una più bella dell'altra che regalano ogni giorno una scoperta. Ovviamente non basterà una vacanza per visitarle tutte. L'importante è armarsi di una bella cartina e giocare a battaglia navale con una matita per selezionare quelle di maggiore interesse.

Immancabili la spiaggia caraibica per definizione, Cas Abau, quella dove si vive una dimensione più appartata la Klein Knip, parente della vicina Grote Knip ma dalle dimensioni ridotte, e Playa Lagoon dove è possibile addirittura nuotare con le tartarughe. Tutte rigorosamente allergiche alle folle. Per non parlare di Playa Santa Cruz, dove alla fine ci siamo ritrovati soli con una baia tutta per noi. Il bello delle spiagge di Curaçao sta proprio nella mancanza di sovraffollamento ma non solo.

In molte di queste, Playa Lagoon in primis, la barriera corallina è così vicina che basta fare dieci bracciate da riva e avvicinarsi agli scogli per trovarsi all'interno di un vero e proprio acquario. Coralli colorati, pesci pappagallo, trombetta, sergente, murene e quanto altro. A testimonianza di tutto questo Eden subacqueo si contano più di 50 centri diving. Un vero record per un'isola dalle dimensioni così ridotte.

E non ho ancora annoverato Klein Curaçao, letteralmente "piccola Curaçao" ad una decina di miglia ad est dell'isola maggiore. Un paradiso terrestre circondato da acque turchesi, tartarughe e spiagge immacolate. Un'isola deserta, abitata solo da un faro del XIX secolo, in rovina, qualche capanna il legno sulla spiaggia, un paio di relitti e un cane, Squat.

Notizie sul clima? Ho già parlato della temperatura media 27°C tutto l’anno e le scarsissime precipitazioni (i cactus ne sono una prova evidente), che contribuisceìono ancor più al successo della destinazione. La zona è peraltro miracolosamente risparmiata dagli uragani che colpiscono piuttosto violentemente l'area centro-settentrionale del Golfo del Messico.

In valigia tornano con me tanti ricordi di sole, mare, calore, sorrisi e una Chi Chi, quello che negli ultimi anni è diventato il classico souvenir di Curaçao. Nata dalla vena artistica di Serena, artista e designer tedesca, stabilitasi qui a Curaçao qualche anno fa, la Chi Chi è una scultura dal un profondo significato legato al valore della donna e alla cura della famiglia. Le opere sono realizzate interamente a mano (sono dunque una diversa dall'altra) da ragazze madri e oggi nel laboratorio di Serena si contano più di 60 donne impegnate nella decorazione delle sculture.

Si potrebbe scrivere un libro su "le cose che non vi ho detto" di Curaçao, ma ora preferisco lasciar parlare la fantasia sull'isola C.

TheTravelover.com è un blog di viaggi che nasce dalla passione di Michela Garosi per il mondo, la natura, la fotografia e la scrittura.

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 Pubblicato da il 08/01/2016 - 5.341 letture - ® Riproduzione vietata

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