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Viaggio lungo la Route 66: il percorso, le tappe da visitare e i prezzi

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Su questo asfalto è passato di tutto. E ancora si sente. C’è il furore degli sconfitti di Steinbeck, il ringhio di Springsteen con il mito Usa masticato da eroi a pezzi alla guida della loro ultima possibilità. Ci sono l’ideale dell’ultima frontiera, i motel con le pale al soffitto, la ribellione su due ruote di Easy Rider, Ray Ban a goccia e hamburger, drugstore e pompe di benzina con vista sul nulla, pellicole in bianco e nero e arpeggi di chitarra dobro, il santo e il pazzo e l’arcobaleno immaginati da Kerouac, sentori di sogni appassiti e liquori nel sacchetto di carta.

C’è tutto e soprattutto c’è un piccolo mondo che qui ha amato, sofferto, vinto e spesso perso ed è andato lontano. E ha contagiato quasi tutto il mondo grande. Perché questa non è una strada. Ma è the Mother Road. Di strade ce ne sono tante. Ma di Route 66 ce n’è una sola.

La nascita di un mito

Per le guide è solo un nastro di asfalto, ora spesso sbrecciato e mangiato da polveri, sassi e buche. Ma tutti sanno che questa è la più famosa strada americana, una riga di catrame e speranze che attraversa il paese per circa 3940 km. La sua costruzione iniziò nel 1857 ma solo nel 1926 fu battezzata col doppio 66 (“Era facile da ricordare”) mentre nel 1938 fu interamente asfaltata. Negli anni ’30, nel periodo buio della Grande Depressione, fu la strada preferita dalle famiglie rovinate che partivano verso ovest cercando fortuna. Dai paesini di Missouri, Oklahoma, Texas e Kansas migliaia di scassati furgoni si misero in moto dando vita ad una migrazione fatta di lunghe carovane dirette verso il west incolonnate davanti a drugstore e stazioni di servizio. E anche per questo il percorso venne migliorato per renderlo più scorrevole e sicuro.

Poi, durante la Seconda Guerra mondiale, divenne una delle arterie su cui scorrevano merci e giovani spaventati destinati ai sanguinosi campi di battaglia del D Day e delle Ardenne. Quindi, nel dopoguerra, il forte sviluppo dell’economia e del turismo regalò nuova vita e benessere: si aprirono piccoli alberghi, tavole calde, luoghi di sosta. Qualcuno dice che grazie a questa strada nacque il concetto di fast food. Se sia vero è difficile dirlo: certo è che a San Bernardino, proprio sul tracciato della Route 66, nel 1940 due fratelli aprirono il loro primo ristorante: si chiamavano Richard e Maurice McDonald.

Il viaggio

E’ una convenzione ma non si discute: la Route 66 parte da Chicago. Ovviamente niente impedisce di sceglierne solo un tratto o iniziare dalla costa del Pacifico. Ma da sempre, nelle storia americana, il viaggio va da est a ovest. Quindi mettiamo in conto almeno quindici giorni. E poi diamo gas verso il tramonto.

Il via? Chicago, Illinois. La città del vento sorge sulle sponde del lago Michigan ed è la terza metropoli degli States. Vale la pena di visitarla vagando ma poi abbiamo un appuntamento in un posto ben preciso. Vicino a Grant Park, nella zona degli affari di Chicago, c’è infatti un cartello: si trova all’incrocio di Jackson Boulevard e di Michigan Avenue e porta la scritta “End of Historic Route 66”. Se però cercate quello che indica l'inizo (Begin), allora recatevi davanti alla facciata dell'Art Institute of Chicago.

Noi partiremo da qui: è il secondo museo degli Usa. Imperdibile la selezione degli impressionisti ma non dimenticate il quadro “Gotico americano” di Grant Wood. E’ un simbolo degli Usa quasi quanto lo Zio Sam. Ovviamente prima ci godremo una visita ai grattacieli di downtown, magari grazie alle crociere sul fiume della Chicago Architecture Foundation, e ci concederemo un bagno di cultura prima della lunga corsa nella natura. Da vedere certamente il Museum of Contemporary Art, con la ricca raccolta di opere dal dopoguerra ai giorni nostri.

Quindi un devoto omaggio all’immortale pellicola “The Blues Brothers” e al suo inno “Sweet home Chicago” con una visita al Blue Chicago (536 N Clark Street - Tel +1 312 661 0100 - www.bluechicago.com). Qualcuno dice che il vero cuore blues della città batta qui dentro. Poi, dopo una folle sessione di shopping sul Magnificent Mile (il miglio meraviglioso), ovvero i 13 isolati di North Michigan Avenue che vanno dal fiume fino a Oak Street saremo pronti per una ultima occhiata dall’alto del John Hancock Center – il grattacielo è alto 100 piani ma appena più giù, al 95esimo c’è il ristorante, "The Signature Room on the 95th Floor” (875 N Michigan Ave, tel. +1 312 787 9596 - www.signatureroom.com) Dopo tanto cielo è tempo di tornare a terra. Anzi all’asfalto. La strada ci attende.

Il tratto sino alla prossima meta, la città di Springfield, è lungo circa 330 km. La strada sfiora cartelloni d’epoca, carri su ruote in legno sbrecciato e altre memorabilia del catrame a stelle e strisce che raggiungono il top attraversando la città di Bloomington dove ha sede la Memory Lane della Route 66. Già si respira atmosfera on the road e profumo di America profonda; soprattutto nel paesino di Wilmington. Non c’è quasi nulla da vedere se non un’enorme statua chiamata Gemini Giant che raffigura un uomo vestito da astronauta. Qui ne vanno pazzi.

Quindi l’arrivo a Springfield, la capitale dello stato dell’Illinois. Tutto il mondo la conosce però come la città dei Simpsons. Se lo sia davvero non è dato sapere: negli Usa si chiamano così almeno 60 città diverse. Ma è divertente pensarlo anche se la vera celebrità locale non è un cartoon: si chiamava Abraham Lincoln e guidò gli Usa dal 1861. Fu il 16° presidente, abolì la schiavitù scrisse parole alate e fu ucciso da un attore di scarsa fama nel palco di un teatro. Qui, nella sua città, si possono visitare la casa natale, ora monumento nazionale, la sua tomba ma anche la abitazione di Elijah Iles. Per noi sembra una casetta come tante di uno sconosciuto benefattore ma per i locali è un monumento imperdibile.

Dopo la notte di riposo siamo ancora al volante. Anche se la tappa di oggi è breve. Per arrivare a St. Louis sono solo 170 km. La città, coi suoi 390mila abitanti la più grande nel tratto intermedio della Route, all’arrivo si presenta col botto: ovvero con il Gateway Arch, la “Porta dell'Ovest”, che con i suoi 192 metri domina il panorama cittadino delle rive del fiume Mississippi. Se pensate che qui si sono svolte le Olimpiadi del 1904 capirete che il mondo è molto cambiato. Ma allora erano gli anni della folle corsa verso ovest e qui la Route 66 arrivò nel 1926.

Voi dedicatevi a esplorare il centro della città che si fa vanto della sua originalissima stazione, anche se poi, di nuovo, gli idoli locali sono molto più pop: Janis Joplin e Tina Turner su tutti. Fateci caso: si tratta di personaggi dalla forte vena trasgressiva. Non a caso, dice qualcuno, qui vicino si trova il birrificio più grande al mondo. Produce la Budweiser, una dei marchi ora globali ma tipicamente americani. In serata infilatevi nei localini intorno a Lafayette square: di boccali probabilmente ne scolerete parecchi. Infine un consiglio: quaggiù la specialità è un gelato. Lo produce, dal 1930, Ted Drewes (4224 S Grand Blvd, St. Louis, tel.+1 314-352-7376 - www.teddrewes.com): gli abituè lo definiscono quasi degno delle coppette italiane.

Da qui partono le “Grait Plains”, le grandi pianure. Un tempo correva il bisonte, ora rombano i truck multiruote. Per raggiungere la prossima tappa, Springflield – ma stavolta in Missouri - serviranno quasi 350 km. In mezzo pianura, anonimi paesi e ancora pianura. Una sosta la potrete fare nella cittadina di Rolla, al Totem Pole Trading Post. Si tratta di un drugstore costruito nel 1933. Una volta era a gestione famigliare: ora smercia paccottiglia di ogni tipo. Infine, verso sera l’arrivo a Springfield. Le attrazioni sono vaghe: tuffatevi nel mondo di questa fetta di America facendo come i locali che affollano in Republic Road il “Caffebene”: il nome è italiano, la proprietà coreana ed è specializzato in crepes in stile belga. Ovvero: United tastes of America.

E’ un libro il filo conduttore del viaggio del giorno dopo. L’Oklahoma attende. E’ lo stato in cui il tratto della Route 66 è più lungo ma soprattutto è lo scenario dello splendido romanzo di John Steinbeck, “Furore”. Chi lo ha letto in passato, guidando lungo la lunga strada rettilinea battezzata da allora “La strada madre”, ricorderà quel senso di polvere e rabbia. Una sensazione che certo non ispira il panorama moderno: cartelli bianchi e marrone e tanti campi. Provate a pensare cosa doveva essere questa prateria quando qui scorrazzavano solo gli indiani. Per gli appassionati del genere si può fare una deviazione: a poche miglia da qui è sepolto il grande capo Geronimo.

E’ invece proprio lungo la strada a Joplin, lungo Utica Street, la Dale's Old Route 66 Barber Shop. Per decenni ha rifornito di benzina le auto, poi è diventato una barberia. Ora è una casetta che sembra presa da una favola. Qui il clima a volte sa essere spietato: Joplin è salita, suo malgrado, alla ribalta delle cronache per essere stata distrutta, nel 2011, da un tornado. Lungo la strada alcuni gourmet consigliano una deviazione di oltre 30 km per raggiungere la Crawford County: la specialità sono polli fritti. Seguite i cartelli: si dice che al Chicken Mary’s (1133 East 600th - Pittsburg, KS – tel +1 620 231-9510) servano il migliore.

Prossima tappa Tulsa: qui l’epopea western ha avuto il suo centro. Anche se ora il business viene dal petrolio. Ad accogliere il viaggiatore casette art decò ma le vere cose da vedere sono ancora legate alla cultura dei nativi. A una trentina di chilometri si trova Tahlequah. Il nome lo suggerisce subito: era il centro della cultura Cherokee: al Cherokee Heritage Center (21192 S Keeler Dr, Park Hill, tel. +1 918 456 6007 www.cherokeeheritage.org) ci sono visite guidate, un museo e la ricostruzione di come era la vita prima che arrivassero le giubbe blu a spezzare la vita nelle tende.

Il giorno successivo la strada porta a Oklahoma City. Chiunque da bambino abbia giocato a cowboy ne sarà felice. La colonizzazione iniziò alla fine dell’800 e nel 1910 la città divenne capitale dello Stato. Ora il ricordo di quegli anni di frenesia si ritrova ovunque. Il primo posto per riviverli è al National Cowboy Hall of Fame & Western Heritage Center (nationalcowboymuseum.org). C’è di tutto: opere, cimeli, pezzi d’epoca, stivali e cappelloni. Se poi volete sentirvi davvero mandriani andate poco lontano all’Oklahoma Stockyards city: si vanta di essere il più grande mercato del bestiame del mondo. Ogni lunedì e martedì c’è l’asta aperta a tutti. Compratevi qualche capo da prendere al lazo: più di così per sentirsi cowboy è impossibile. Inutile dire che i locali di Bricktown propongono quasi sempre le solite bistecche enormi. Anche se l’attrattiva è la Ann’s Chicken Fry House. Inutile tradurre: il piatto forte è il solito pollo fritto

Infine il Texas, il Lone Star State. Quasi sul confine, Texola è una località che è praticamente nata e morta con la Route 66. Esisteva in realtà già ad inizio Novecento, ma fu con la costruzione della strada che conobbe il momento di massimo splendore negli anni Trenta. Dagli anni Quaranta la popolazione ha cominciato a diminuire fino a raggiungere le 36 persone residenti del 2010.

Da Texola, subito dopo il confine, si incontra Shamrock, dove si trova il frequentato ristorante U-Drop-In, una stazione di servizio che risale al 1936 e ristrutturata nel 2004 in pieno stile art déco. In quel contesto anche un hamburger diventa una esperienza. Poi sarà la volta del Pioneer West Museum (shamrocktexas.net/museum) che racconta come poteva essere la vita quando qui passavano le Ford modello T.

L'ultima tappa della giornata sarà Amarillo: un tempo luogo mitico per i viaggiatori ora è celebre per il celebre Cadillac Ranch, ovvero una specie di installazione formata da dieci auto Cadillac piantate nel terreno in verticale e ricoperte di graffiti. Si tratta di un’opera voluta dal milionario Stanley Marsh III. Sarà una stravaganza ma, ormai, è un vero must del tour lungo la Route 66. E in territorio dove 50 anni indietro sono già storia non ci si deve stupire.

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Siete stanchi? Resistete ancora, il New Mexico vi attende. E potrebbe essere una buona idea arrivare a Santa Fè per una sosta. Questo Stato ha la capacità di colpire per le sue differenze: tra montagne e praterie per le mandrie, case antiche in stile messicano e moderni palazzi d’uffici, sapori piccanti del sud e torte di mele a stelle e strisce chiunque troverà qualcosa per sé.

Lungo la strada da Amarillo si supera il Midpoint, cioè l'esatta metà della Route 66, 1139 miglia da Chicago e dall'Oceano Pacifico, ubicato presso un caffè del villaggio di Adrian, dove si può celebrare il momento con uno scatto.

Si prosegue verso il confine dove si trova la ghost town di Glenrio: qui, un secolo e mezzo fa, comandavano i Comanche. Dopo Tucumcari, e le atmosfere d’altri tempi del motel Blue Swallow (www.blueswallowmotel.com) , dal 1939 un’oasi di riposo e neon blu sulla strada, una lunga corsa porterà ad Albuquerque. La Old Town, nata intorno alla ferrovia, è il luogo che attira i turisti anche se in città c’è anche una moderna università. Insomma: avventurieri a cavallo e internet ora convivono in pochi metri quadrati. Non vi sembra abbastanza come contrasto? Allora salite sulla Sandia Peak Tramway (www.sandiapeak.com) la più lunga funivia degli Usa. E’ lunga 4.5 km oppure venti minuti a seconda di cosa preferite come unità di misura: in ogni caso parte tra i cactus assolati a una decina di km dal centro e arriva a 3200 metri di altezza. Portatevi qualcosa di caldo: in vetta fa freddo. E d’inverno si scia.

Il giorno successivo il nastro d’asfalto, come anticipato, porta a Santa Fè. Fino al 1848 qui era Messico: e si vede. L’atmosfera è quella del sud. Strade strette e allergiche alla linea retta, case in stile “pueblo”, un mix di culture. La cosa che colpisce è l’importanza affidata all’arte e alla cultura. Per tuffarcisi in mezzo basta percorrere Canyon Road: il conto non è accurato ma si parla di cento tra gallerie, negozi e studi di artisti. Ma c’è anche il Museum of New Mexico. Di tanta ricchezza ci si compiace ma anche colpisce: poco lontano infatti, più che la bellezza si è studiata la forza che uccide. Los Alamos, il laboratorio dove è stata costruita la prima bomba atomica è davvero a una manciata di km. E per chi ne vuole sapere di più ci sono anche un paio di volenterosi musei dedicati a “la bomba”. Tante visite esplosive mettono fame: l’indirizzo giusto è il Geronimo restaurant, un locale di classe in una casa del 1756 (724 Canyon Road, Santa Fe, tel. +1 505-982-1500 - www.geronimorestaurant.com). Lo chef ha origini italiane e il menu mescola il chili con le aragoste del Maine.

Vi siete riposati? Bene, la strada chiama. E la corsa porta verso panorami da Hollywood. Proseguendo verso ovest si raggiunge Gallup, il posto giusto dove sentirsi almeno per un attimo Tex Willer e fare acquisti di artigianato Navajo. Da queste parti sono stati girati molti film sul mito della frontiera e all’hotel El Rancho (route66hotels.org) si vantano di avere ospitato le star del passato. Bevete una birra in onore di John Wayne e proseguite per Holbrook. Da qui è possibile puntare Petrified Forest National Park. I tronchi pietrificati hanno milioni di anni e le dune colori infiniti: impossibile non fermarsi ad ogni passo a fotografare.

Ormai siamo in Arizona e dopo Flagstaff la strada si dirige verso il Grand Canyon National Park (www.nps.gov/grca). Lungo il percorso nella cittadina di Winslow c’è l’Old Trails Museum ma la vera attrazione è il Grand Canyon. Inutile suggerire un solo luogo: le dimensioni sono enormi. Come il suo fascino. Per capirlo due cifre: è profondo più di un km e largo 16. I punti d'osservazione panoramici quindi sono numerosi e alcuni sono presi d’assalto: scegliete quello che fa per voi nel South Rim e, se volete passare qui la giornata, provate il brivido del Grand Canyon Skywalk (qui il sito ufficiale) il ponte di vetro a strapiombo su 900 metri di vuoto, o concedetevi un pomeriggio di rafting sul fiume Colorado. Qualcuno suggerisce la discesa a cavallo: meglio però non soffrire di vertigini.

Dopo tanta natura uno spettacolo assolutamente artificiale: Las Vegas. La si può amare o odiare. Ma merita di essere vista. Da Flagstaff procedete in direzione ovest e incontrerete Seligman, sperduta località dove sorge il Delgadillos Historic Route 66 Visitor Center. E poi ancora la ghost town di Hackberry con il suo general store trasformato in negozio di souvenir e memorabilia della Route 66. Successivamente, la deviazione da Kingman a Las Vegas è di circa 250 km. Poi attenzione alla febbre del gioco. La scelta sullo Strip è infinita: potrete sposarvi sotto i fiori tropicali del Mandala Bay o giocarvi tutto al casinò del Bellagio. Il top del surreale però lo troverete al Venetian (www.venetian.com): ci sono 40 ristoranti e anche le gondole. Ma navigano al chiuso.

Dopo una notte di baldoria, black jack e roulette risalite sull’auto e tornate a sud passando per Kingman e dirigetevi verso Topock, sul Goose Lake, al confine tra Arizona e California. Qui c’è la meta ma prima di arrivare a vedere il mare c'è ancora il deserto del Mojave da attraversare. Il paesaggio è da brividi caldi: questo è uno dei posti più aridi del pianeta. E il panorama è una distesa di cactus e polvere. Se passate da qui in estate considerate che le temperature sono folli. Sempre meglio portarsi una bella scorta d’acqua. Per arrivare riposati a Los Angeles una buona idea è quella di dormire a Barstow. L’indomani attende la strada che attraversa l'Angeles National Forest: l'Angeles Crest Highway. Si scollina ad oltre duemila metri e di fronte si apre l’oceano.

L’ultima tappa è al Santa Monica Pier: esiste dal 1909, fa impazzire i ragazzini e offre hot dog, giostre e una ruota panoramica. Oltre alla fine ufficiale della Route 66. Per noi il viaggio è finito. Ma il sogno continua.

Il mito che traballa. Ma resiste

Ma quando affrontare il viaggio? Tutti consigliano l’estate, da maggio a settembre. Prima e dopo il rischio è finire in tempeste di neve e ondate di vento. Ma ricordate: si attraversa un continente intero. Le condizioni cambiano. E forse anche questo è il bello. L’altra cosa da sapere è che la Route 66 dal 1984 non esiste più: dopo la nascita di nuove autostrade, più veloci, rettilinee e scorrevoli la American Association of State Highway l’ha cancellata dalla liste delle autostrade. Ovviamente continua ad esistere ma ora non è come ci si aspetta: solo 80% è percorribile facilmente a patto di usare una buona cartina o un navigatore. Alcuni stati, come Arizona e Missouri l’hanno dichiarata “Strada d’interesse storico”, altri tratti sono più scalcinati. Ovunque sarà possibile per voi fare cantare in motore dell’auto nella storia. Di fianco vi passeranno grattacieli e camper abbandonati, città fantasma e pozzi di petrolio. L’ieri, l’oggi e una promessa di domani per molti che continuano a sognare l’Ovest. Ma è normale: su questa strada è passato di tutto. E ancora oggi continua a soffiare forte il vento della vita.

L'organizzazione prima di partire

È ovviamente un punto fondamentale del viaggio. Le opzioni non mancano, i siti e le compagnie che propongono mezzi e prezzi di tutti i tipi spuntano ad ogni angolo. Ovviamente il fai da te, è l'opzione più economica in assoluto.

Quando partire? La scelta è sempre personale, ma secondo noi il periodo migliore per compiere il tragitto è l'inzio dell'estate, seguito dalla prima parte dell'autunno. La scelta è dovuta a ragioni climatiche, dato che l'inverno può essere problematico per il rischio neve, soprattutto nella prima parte della route e sulle montagne rocciose, mentre la primavera è la stagione degli outbreak dei tornado delle grandi pianure americane. Infine il cuore dell'estate è da evitare (da metà luglio a metà agosto) per via dei problemi di alloggio che si possono incontrare per la concomitanza delle ferie estive degli americani.

Occorre chiaramente pianificare la durata della propria esperienza sulla Route 66, ma ipotizzando un viaggio di 15 giorni da Chicago a Los Angeles in macchina abbiamo trovato prezzi medi a partire da 500 $ fino a 1200 $, a seconda del tipo di vettura e del pacchetto assicurativo previsto. Si può arrivare a spendere anche di più nel caso si scelgano vetture particolarmente potenti e lussuose (ad esempio un SUV), e se la compagnia applica tariffe svantaggiose per il drop off dell'auto in una città diversa da quella di partenza (come, appunto, nel nostro caso). Molte agenzie di noleggio, infatti, possono richiedere anche 500 $ per il drop off a Los Angeles invece che a Chicago dove probabilmente avrete ritirato l'auto.

Per le moto, 15 giorni di noleggio con la stessa compagnia possono variare da 1700 $ ai 2500 $ a seconda del modello scelto. Se state pensando di portarvi la moto dall'Italia, considerate che la spesa è esageratamente alta, la burocrazia una vera trappola e i tempi dell'operazione molto lunghi, per cui ci sentiamo vivamente di sconsigliarlo.
Per il noleggio auto/moto, comunque, durante le nostre ricerche abbiamo trovato questo sito, le cui tariffe ci sono sembrate ragionevoli: www.drive-usa.de. Esistono anche tour in moto accompagnati.

Esiste anche la possibilità di partecipare a tour organizzati, molti dei quali propongono noleggio moto + camera d'albergo + viaggio in carovana accompagnati da una guida, con prezzi tra i 4000 e gli 8000 dollari a testa per 15 giorni, mentre alcuni tour operator italiani propongono pacchetti con la sola organizzazione logistica (volo + auto + hotel in doppia) a partire da 2000 euro a testa.

In generale, al prezzo del noleggio di un mezzo, bisogna aggiungere quello del volo per Chicago e quello di ritorno con partenza da Los Angeles, che possono variare indicativamente dai 700 euro ai 1400-1500 euro in alta stagione. Punto vincente è prenotare con largo anticipo.
Tra le compagnie che fanno voli diretti da/per Roma, ad esempio, ci sono la American Airlines, la British Airways e la US Airlines.
Ci sono poi i costi del cibo, delle sistemazioni (i motel economici si trovano a partire da prezzi di 40$ a notte per una stanza, da dividere magari con il vostro compagno/a di viaggio), e naturalmente quelli della benzina (conveniente con 2,2 euro al gallone, circa 0,60 euro al litro) e degli ingressi alle varie attrazioni.

Se sarete attenti nelle vostre scelte potrete contenere la spesa del vostro viaggio di 15 gg intorno ai 2500 euro a testa, ma non è esagerato pensare di spendere anche fino a 4000 euro a testa se amate sistemazioni di livello medio-alto e le auto di grossa cilindrata.

 Pubblicato da il 23/03/2015 - - ® Riproduzione vietata

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