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Cosa vedere e cosa visitare Cattedrale di Santa Maria la Blanca

Visitare la Cattedrale di Siviglia, la chiesa gotica più grande del mondo

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La più grande cattedrale gotica al mondo, in termini di volume, è quella di Siviglia, l’immensa basilica neogotica costruita nel cuore del centro storico del capoluogo andaluso tra il Barrio de Santa Cruz ed El Centro. Osservare l’edificio, fiancheggiato dall’altrettanto maestosa torre campanaria della Giralda, da Plaza Virgen de los Reyes incute una certa soggezione per via delle dimensioni, la stessa sensazione che si prova passeggiando lungo Avenida de la Constitucion, il viale che ne delimita il lato occidentale, o avvicinandosi da Plaza del Triunfo a sud-est. Da quest’ultima, praticamente di fronte all’ingresso dell’altro monumento simbolo della città, l’Alcazar, avviene l’accesso da parte dei visitatori all’interno della chiesa.

La storia della Cattedrale di Siviglia (Iglesia de Santa Maria la Blanca) affonda le proprie radici nel passato musulmano della regione, quando nel sito dell’odierna basilica cristiana sorgeva una grande moschea almohade. Nel 1248, in seguito alla riconquista della città, la moschea fu immediatamente convertita a chiesa, mantenendo tale funzione fino al 1401; in quell’anno, preso atto del grave stato di degrado dell’edificio, le autorità ecclesiastiche optarono per la demolizione e la completa ricostruzione del fabbricato. La smania di grandezza del clero spagnolo portò alla realizzazione di un edificio di 126 metri di lunghezza e 83 di larghezza, un autentico gigante a sua volta sovrastato dalla Giralda, la torre in mattoni alta 90 metri originariamente utilizzata come minareto ed oggi simbolo della città.

Come accennato in precedenza, l’ingresso dei turisti all’itinerario di visita della cattedrale, dedicata a Santa Maria, avviene da Plaza del Triunfo. La prima sala che si incontra superata la biglietteria è la Sala del Pabellon, dove trovano posto pregevoli pitture in gran parte attribuite a maestri spagnoli del XVII secolo, il secolo d’oro dell’arte sivigliana. Da qui si accede all’interno vero e proprio della basilica, le cui proporzioni lasciano letteralmente a bocca aperta. Si rimane incantati dinanzi agli enormi pilastri polistili sovrastati da volte a crociera a 37 metri di altezza da terra, senza contare la ricchezza del coro e delle cappelle che si aprono lungo tutto il perimetro dell’edificio.

La prima che si incontra è la Cappella di Sant’Anna, seguita da quelle di San Laureano, della Natività, di San Isidoro, di San Leandro e degli Jacomes. Queste ultime, che delimitano il lato occidentale dell’edificio, sono interrotte dalla Porta dell’Assunzione, di fronte alla quale si trovano il sepolcro di Fernando Colombo ed il retrocoro. La parte nord-occidentale del perimetro, fino all’Altare dell’Argento, accoglie altre cappelle di santi, mentre al centro trova posto il retrocoro. Superandolo, e tornando sul lato meridionale della basilica, si incontra una delle sue attrattive più famose: il Mausoleo di Cristoforo Colombo. Quest’ultimo, collocato subito oltre la Puerta de los Principes, calamita le attenzioni della maggior parte dei visitatori che visitano la cattedrale, malgrado non vi siano certezze sull’effettiva tumulazione delle spoglie del grande navigatore.

Di fronte alla tomba monumentale, sulla destra, brillano gli ori e le decorazioni del coro e della Capilla Mayor (Cappella Maggiore). Il suo retablo gotico è senza dubbio tra le opere di maggior pregio della cattedrale, oltre ad essere considerato la più grande pala d’altare esistente al mondo. L’immensa struttura in legno dorato e policromo fu lavorata inizialmente dallo scultore fiammingo Pieter Dancart, nel 1482, per poi essere ultimata dalle mani di altri artisti quasi un secolo dopo, nel 1564. Oltre alle centinaia di personaggi biblici finemente scolpiti, si noti la piccola immagine posta al centro del livello più basso raffigurante la Virgen de la Sede, santa patrona della cattedrale.

A sud dell’altare maggiore si trova il labirinto di sale che nasconde i tesori più preziosi dell’edificio. Seguendo l’itinerario di visita la prima che si scorge è la Sacristia de los Calices, una sala di dimensioni relativamente ridotte se paragonata ad altre, al cui interno sono esposti un gran numero di calici ed una manciata di quadri tra cui “Santas Justa y Rufina” di Francisco de Goya (1746-1828). Successivamente, subito dopo la Cappella di Sant’Andrea, c’è l’ingresso della Sacristia Mayor, la vasta sala dal soffitto a cupola che espone dipinti ed ostensori di vario genere. Tra i primi spicca “Santa Teresa” di Francisco de Zurbaran (1598-1664), mentre l’opera più importante in assoluto della sala è la Custodia de Juan de Arfe, il gigantesco ostensorio cinquecentesco del peso di quasi 500 kg.
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All’estremità sud-orientale dell’edificio si apre il Cabildo (o Sala Capitular), la sinuosa sala capitolare ellittica sovrastata da una volta a cupola costruita tra il 1558 ed il 1592. Ad affascinare sono soprattutto la luce soffusa e l’aura di mistero che permea la sala, ma non va dimenticato che tra le opere esposte figurano alcuni capolavori di Bartolomé Esteban Murillo (1618-1682). Accanto ad essa ci sono la Sala degli Ornamenti e l’Antisala Capitolare, mentre prima della navata si collocano la Sala del Tesoro, la Cappella del Maresciallo e la Cappella delle Sante Giusta e Rufina. Proseguendo lungo il lato orientale, dopo aver superato la Cappella Reale, non resta che imboccare l’ingresso della torre della Giralda e prepararsi ad affrontare le sue 34 rampe in salita.

La torre, dichiarata insieme all’intera cattedrale Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, è alta 90 metri e fu costruita tra il 1184 ed il 1198 come minareto per la moschea almohade. Le proporzioni, la dovizia delle decorazioni ed il colore che varia a seconda dell’intensità della luce rendono la Giralda uno dei migliori esempi di architettura arabo-spagnola del paese. Si pensa anche che sia stata ispirata dal minareto della Koutobia di Marrakech. Tra le peculiarità dell’edificio è facile notare la superfetazione dei livelli superiori, che non appartengono al vecchio minareto, ma furono aggiunti nel corso del Cinquecento nell’ambito della campagna di ammodernamento del complesso. Nel punto più alto sventola El Giraldillo, la banderuola bronzea del XVI secolo ormai divenuta il simbolo della città.

Una volta discesi, prima di uscire, si transita dal Patio de los Naranjos (Giardino degli Aranci), il patio addossato al lato settentrionale all’interno del quale sono stati piantati 66 alberi di arancio. Essendo posto al termine del percorso di visita, il vecchio cortile della moschea è ideale per sedersi, rilassarsi e trascorrere qualche ulteriore minuto in contemplazione dell’esterno della cattedrale, oltre ad apprezzare la bella fontana visigota posizionata al centro. Infine, prima di uscire, non dimenticate di immortalare il coccodrillo imbalsamato, copia di quello donato nel XIII secolo dal sultano d’Egitto ad Alfonso X di Castiglia (1221-1284), che pende dal soffitto all’angolo sud-orientale del patio.

Il biglietto di ingresso alla cattedrale costa 8 € (intero), ma ci sono sconti per pensionati e studenti fino a 25 anni, che pagano 4 €, ed i bambini al di sotto dei 14 anni accompagnati da un adulto entrano gratis. L’orario di apertura va dalle 11.00 alle 17.00 da lunedì a sabato durante l’inverno, e dalle 9.30 alle 16.00 gli stessi giorni d’estate, mentre domenica è possibile accedervi solo tra le 14.30 e le 18.00. Per gli orari delle messe, prenotare una visita guidata o conoscere le varie attività offerte dalla chiesa potete visitare il sito, purtroppo solo in spagnolo, www.catedraldesevilla.es.

 Pubblicato da il 16/08/2014 - 6.330 letture - ® Riproduzione vietata

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