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Cosa vedere e cosa visitare TrinitÓ dei monti

La Scalinata, la Chiesa e il Convento di TrinitÓ dei Monti a Roma

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Appena giunti a Piazza di Spagna, nei pressi della fontana più curiosa di Roma, la Barcaccia, opera mirabile di Pietro Bernini, nessuno può sfuggire al fascino della scenografica scalinata che si apre davanti allo sguardo, catturando l’attenzione fin su, dove si conclude con la meravigliosa quinta della chiesa di Trinità dei Monti.

Questo angolo della capitale ha in sé secoli e secoli di storia: basti pensare che la piazza è frutto di una sistemazione che perdurò per secoli: la Barcaccia è datata all’inizio del ‘600; la chiesa risale invece al ‘500 e la scalinata invece venne edificata solo nel ‘700. Secoli spesi per un risultato straordinario, che potete ammirarare oggi come una delle più iconiche ed amate attrazioni di Roma.

La scalinata

Che la si percorra risalendo da Piazza di Spagna o scendendo dal sagrato della della chiesa, la tentazione di sedersi sopra ad uno dei 135 gradini della Scalinata di Trinità dei Monti è irresistibile. Questa trionfale discesa era già stata pensata nel 16° secolo, e numerosi furono i progetti che tentarono di dare una soluzione monumentale al dislivello che separava il Pincio e la sottostante piazza.

Sembra che lo stesso Bernini, per lo meno la sua bottega, venne coinvolto nello studio delle soluzioni architettoniche, ma ci pensò la burocrazia e le diatribe tra Stato Pontificio e la Corona di Francia a ritardare la realizzazione dell'opera.

La svolta accadde nel 1717 quando il papa Clemente XI bandì la gara ufficiale, e appena 8 anni dopo, nel 1725, la scalinata venne inaugurata in occasione del Giubileo, realizzando un progetto di Francesco de Sanctis.

Oltre alle gradinate il de Sanctis inserì delle terrazze a giardino, per creare delle soste alla ripida salita, e dare più movimento al progetto. Ancora oggi, questi stacchi, anche grazie ai recenti restauri del 2015, continuano a dare un suadente tocco di colore, specialmente in primavera, ed invitano i turisti alla sosta per scattare qualche indimenticabile fotografia.

La chiesa

La chiesa di Trinità dei Monti, svetta fiera e gloriosa sopra il Pincio, una delle alture più famose di Roma e proprio la sua posizione fu ciò che le diede almeno parte del nome, essendo dedicata alla Santa Trinità dei Monti appunto. Emblema della Francia, come anche in parte la scalinata sottostante, impreziosita dallo stemma araldico del Giglio, presenta anche nella sua architettura esterna gli influssi tipici di questa nazione. Edificata per volere del re francese Carlo VIII, che già alla fine del Quattrocento fornì i fondi necessari all’acquisizione del terreno su cui edificarla, doveva essere un riconoscimento nei confronti del fondatore dell’ordine dei Minimi, San Francesco da Paola, che aveva assistito il padre, re Luigi XI, negli ultimi momenti di vita. Nel 1495 papa Alessandro VI Borgia autorizzò la costruzione della chiesa e del convento affidato proprio ai Minimi, tutti di origine francese, come prevedeva la regola dello stesso fondatore.

La prima pietra venne posta nel 1502 sebbene i lavori si dovettero fermare diverse volte, come per esempio nel 1527, a causa della devastazione provocata dai Lanzichenecchi.

... Pagina 2/2 ... La chiesa venne inaugurata ufficialmente il 9 Luglio del 1594, dopo quindi ben un secolo di lavori. Nuove devastazioni però le furono inferte nel 1798, quando parte delle truppe francesi si stabilirono nel convento e l’ordine dei Minimi venne disperso e costretto a lasciare Roma. Nel 1828 la chiesa e il convento vennero affidati alla congregazione del Sacro Cuore che si occupava prevalentemente di assistere e dare una buona educazione alle giovani fanciulle fino in epoca moderna, quando nel 2006 passò sotto la direzione della Fraternità Monastica di Gerusalemme, essendo ancora oggi una delle principali chiese francesi a Roma, dopo quella di San Luigi.

La caratteristica architettura della facciata è data dai due campanili simmetrici, estranei alla tradizione romana ed importati dal nord Europa, erroneamente attribuiti a Giacomo della Porta e opera invece di Annibale Lippi e Gregorio Caronica e dalla doppia alta scalinata che conduce al portone di accesso. L’interno della chiesa conserva, tra gli altri capolavori, due mirabili opere di Daniele da Volterra: la Deposizione della Croce e l’Assunzione.

L'obelisco

In cima alla scalinata e proprio dinnanzi alla chiesa, è stato posizionato alla fine del 1700, l’Obelisco Sallustiano, così chiamato perché adornava in epoca antica i lussureggianti Horti di Sallustio. Una curiosità: venne iscritto in epoca imperiale da maestranze romane, copiando alla buona i geroglifici incisi sugli altri obelischi originali, rendendo di fatto indecifrabile l’intera iscrizione.

Il convento

Una menzione particolare merita anche il convento adiacente. Qui infatti sono conservati alcuni dei più alti esempi di anamorfismo, parola greca che indica quei sapienti e articolati giochi prospettici che, trasposti in pittura, cambiano aspetto e forma a seconda del punto di vista dello spettatore. Per esempio infatti, sulle pareti di uno dei corridoi al primo piano del convento, due abili pittori appartenenti all’ordine dei Minimi, Emmanuel Maignan e Jean François Nicéron, realizzarono nel XVII secolo, due affreschi che, se guardati frontalmente rappresentano dei paesaggi, con scene tratte dalla vita di San Francesco da Paola e di San Giovanni Evangelista, ma se visti lateralmente raffigurano invece proprio le due enormi figure di santi.

Si tratta dunque del prodotto di un processo estremamente complicato, frutto dell’impeccabile abilità compositiva del pittore e delle rigide regole dell’ottica geometrica e della percezione visiva. Questo a testimonianza di quanto perfette e ardite fossero diventate le sperimentazioni in campo figurativo e prospettico nel Seicento. Altra testimonianza è data dal Refettorio affrescato da Padre Andrea Pozzo nel 1694 con suggestivi effetti prospettici, un vero e proprio 3D della storia!Non est in tota laetior urbe locus” (non vi è luogo più piacevole in tutta la città) recita la scritta che troneggia sulla porta della biblioteca all’interno del convento, testimonianza muta e perenne dell’amenità e della straordinaria bellezza di questo luogo già in epoche passate.

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 Pubblicato da il 24/04/2017 - 1.921 letture - ® Riproduzione vietata

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