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Palawan (Filippine), l'isola, il parco El Nido, il reef e l'omonima provincia

Palawan, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Una delle isole più affascinanti delle Filippine è Palawan, paradiso naturalistico ancora sconosciuto al turismo di massa circondato da un mare cristallino coronato da oltre 11.000 chilometri di barriera corallina. Tutt’intorno a Palawan sono disseminate le altre 1.767 isole che compongono l’omonimo arcipelago, amministrato dalla provincia più vasta del paese, estesa da nord-ovest a sud-est tra Mindoro e il Borneo. Oltre alla bellezza del litorale e dei fondali, Palawan presenta un entroterra selvaggio e tutto da scoprire, con alte montagne, foreste tropicali e fiumi sotterranei che si susseguono intervallati dai pochi centri urbani presenti sull’isola.

Battezzata Puloan da Magellano nel 1521, Palawan non ha una storia particolarmente ricca di eventi, ma è innegabile che il futuro riserverà grandi soddisfazioni ad un’isola così affascinante. A livello internazionale, Palawan ha cominciato a calamitare attenzioni solo da pochi anni, come testimonia l’introduzione da parte dell’UNESCO del sito di Tubbataha Reef e del Parco Nazionale del fiume sotterraneo Puerto Princesa nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità negli anni ’90. A conferire ulteriore appetibilità all’isola è il suo clima, solo marginalmente sfiorato dai tifoni, che si limitano a lambire le coste settentrionali, garantendo un alto numero di giorni di sole nell’arco di tutto l’anno.

300 chilometri a sud di Coron, sull’isola Busuanga, sorge Puerto Princesa, il capoluogo dell’isola di Palawan, nonché il punto di riferimento per tutti i viaggiatori che abbiano intenzione di soggiornare nell’arcipelago. Dalla città, che attualmente conta poco più di 200.000 abitanti e non presenta attrattive particolarmente significative, partono diverse strade, se così si possono chiamare, che spesso si interrompono bruscamente obbligando i viaggiatori a proseguire in barca lungo la costa. Anche per ovviare questo genere di problema, per cominciare la visita a Palawan non c’è niente di meglio che noleggiare una barca a motore e recarsi alle Sorgenti calde di Maquinit, dove fare il bagno in acqua solforica calda immergendosi fino alla cintola in una delle vasche poste in un pittoresco angolo di spiaggia dinanzi alla grotta della Vergine. Queste sorgenti sono probabilmente le migliori tra tutte quelle sparse sull’isola, ma se la loro acqua vi sembrerà troppo calda basterà percorrere una decina di metri e tuffarsi in mare.

Baheli, nei pressi della costa occidentale, dista 60 chilometri da Puerto Princesa e rappresenta il punto di partenza per raggiungere il famoso Parco Nazionale del fiume sotterraneo Puerto Princesa, distante circa 3 ore di battello. Qui, enormi scogliere di marmo sovrastano una grotta a forma di cupola che conduce al corso di un fiume sotterraneo lungo quasi 10 chilometri. Da tutt’altra parte, 5 ore d’auto a sud-ovest, c’è Quezon, da dove sempre in barca si parte alla volta delle Grotte di Tabon, un complesso di circa 200 grotte di cui solo una minima parte è stata esplorata dagli archeologi dopo il 1962, anno della loro scoperta. In questi anfratti sono stati rinvenuti alcuni fossili umani risalenti al 22.000 a.C., ovvero le più antiche tracce di homo sapiens finora trovate nelle Filippine. Insieme al cosiddetto “Uomo di Tabon” sono venuti alla luce anche reperti dell’Età della Pietra e oggetti appartenenti ad ere successive, come urne funerarie e utensili da cucina. Non lontano da qui, lungo la Baia di Lanalong, in località Tarampitao, un barrio di Quezon, si estende una spiaggia di 20 chilometri dove nuotare tranquillamente al riparo dalle correnti e ammirare lo spettacolo di splendidi tramonti.

16 chilometri a sud di Puerto Princesa si trova la Colonia Penale di Iwahig, dove la maggior parte dei detenuti può muoversi liberamente sui 37.000 ettari di terreno della riserva, che comprende frutteti e vasti campi di riso. Vicinissima alla punta settentrionale dell’isola, la vecchia cittadina di Taytay fu una delle prime basi spagnole a Palawan; al largo di essa, lo Stretto di Malampaya è un paradiso per i pescatori, che l’hanno soprannominato “l’acquario delle Filippine”. La vicina Isola di Paly, invece, è molto interessante per le sue cascate e le candide spiagge sulle quali le tartarughe di mare sono solite deporre le uova nei mesi di novembre e dicembre. Poco meno di 50 chilometri a nord-ovest di Taytay si estende El Nido, uno splendido parco marino compreso all’interno dell’arcipelago di Bacuit dove i pescatori del luogo vi porteranno in giro tra incantevoli baie e lagune color verde smeraldo.

Al chilometro 69 lungo la strada che da Puerto Princesa porta verso sud si trova Aborlan, la città agricola dove è stata creata una riserva per la tribù indigena dei Tagbanua. Dopo altri 150 chilometri, procedendo verso sud su strade piuttosto accidentate, si arriva a Brooke’s Point, un altro comune che sta attuando sensibili miglioramenti alle infrastrutture, mentre ancora più a sud, comodamente raggiungibili via mare, sono situate la comunità musulmana di Bataraza e la colonia del Rio Tuba, a 5 chilometri dalla quale si trova l’Isola di Ursula. Qui una riserva di uccelli fornisce uno spettacolo molto affascinante soprattutto al tramonto, quando 150.000 volatili, per la maggior parte camaso e piccioni imperiali provenienti dalla terraferma, vengono a posarsi sull’isola; da novembre a febbraio arrivano anche molti uccelli migratori sfuggiti ai rigidi inverni cinesi e siberiani. Al largo della punta meridionale di Palawan si scorge l’Isola di Balabac, rinomata per le sue rarissime conchiglie a forma di cono.

Pur essendo piuttosto estesa e presentando una morfologia eterogenea, l’isola di Palawan è caratterizzata da un clima complessivamente mite per tutto l’anno. L’escursione termica che si registra tra il mese più caldo, maggio, e quello più freddo, gennaio, è infatti di appena 4 gradi: da 29 e 25. Il consiglio è di evitare di partire nei mesi compresi tra giugno e ottobre, quando l’ideale quadro meteorologico dell’isola è guastato dalle frequenti e abbondanti precipitazioni che si verificano a causa del monsone. Va decisamente meglio nei restanti mesi dell’anno, durante i quali il sole splende incontrastato nel cielo e le piogge sono praticamente assenti.

Come arrivare? Ogni giorno almeno due aerei provenienti da Manila atterrano a Puerto Princesa, mentre due volte a settimana un battello compie più lentamente lo stesso percorso sostando a metà strada a Coron, nelle isole Calamianes, a nord di Palawan. Durante lo scalo in questo porto avrete abbastanza tempo a disposizione per visitare la città vecchia alla ricerca di prodotti artigianali, oppure comprare un gallone di ottimo miele selvatico per soli 30 pesos e cetrioli di mare essiccati al sole sul marciapiede. Una volta a destinazione, il mezzo di trasporto migliore per visitare Palawan è la barca, anche in considerazione del cattivo stato in cui versano molte delle strade dell’isola.
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