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Stepanakert: alla scoperta della capitale del Nagorno-Karabakh

Stepanakert, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Stepanakert è la capitale della piccola Repubblica indipendente del Nagorno-Karabakh, una regione caucasica incastonata tra l’Armenia e l’Azerbaigian; dati alla mano, la città oggi conta circa 60000 abitanti – la maggioranza dei quali armena – e deve il proprio nome al rivoluzionario bolscevico Stepan Shahumyan.

La storia della cittadina, al pari di quella della neonata Repubblica, si è fatta particolarmente intensa nel XX secolo, in epoca sovietica, quando il governo centrale di Mosca decise di trasformare il territorio – storicamente armeno, nonostante le dominazioni arabe e persiane e le più recenti rivendicazioni azere – in una regione autonoma dell’Azerbaigian; inutile dire che la cosa non fu vista di buon occhio dalla popolazione locale, che sul finire degli anni Ottanta richiese ufficialmente l’annessione all’Armenia. Quando il governo locale votò l’indipendenza, si scatenò una sanguinosa guerra che si protrasse per cinque anni.
Stepanakert rimase sotto i bombardamenti dei missili Grad fino al 1993, ad opera delle truppe azere e sovietiche prima e, in seguito alla caduta dell’URSS, da quelle azere e turche poi.
In città organizzarono la resistenza i fedayin, che combatterono in gruppi appoggiati dall’esercito armeno; la presa di Shushi da parte dei fedayin segnò la svolta del conflitto e la conseguente ritirata del nemico. Il prezzo in vite umane della guerra fu altissimo: alle decine di migliaia di morti si devono infatti sommare le centinaia di migliaia di sfollati di entrambe le fazioni.

La capitale possiede oggi un proprio parlamento e diversi ministeri e, seppur piccola e piuttosto provinciale, ospita una discreta vita artistica e numerosi caffè e ristoranti, così come numerose sono le sistemazioni per chi volesse soggiornarvi; in poche parole – nonostante i numerosi militari presenti in città – si può affermare che Stepanakert stia cercando ora di tornare alla normalità dopo i tragici fatti degli anni Novanta.
Dal punto di vista geografico la cittadina sorge sulle rive del fiume Karkar ed è circondata da campi, pascoli e foreste, e più in generale da una natura aspra e selvaggia.

La prima tappa obbligata una volta giunti nella capitale è una visita al Ministero degli Affari Esteri, dove occorre recarsi per registrare la propria presenza nel paese; in ogni caso, si segnala che l’istituzione svolge anche una funzione di informazione turistica, e può essere pertanto conveniente approfittarne per raccogliere quante più notizie possibili circa le località da visitare.

Pur non esistendo particolari attrazioni, si segnalano alcuni musei – visitabili gratuitamente – utili per comprendere la storia locale; il Museo Statale di Artsakh, ad esempio, vanta un’interessante esposizione di manufatti ed un’interessantissima mostra sulla recente guerra, così come il Museo dei Soldati Caduti, particolarmente suggestivo, ospita le foto dei soldati morti durante il conflitto oltre a diverse esposizioni di reperti bellici; non lontano si trova anche il Museo dei Soldati Dispersi.

Cambiando decisamente genere, la Galleria Kartinnaya, nella strada Stepanyan Poghots, può essere un luogo ideale per avvicinare il mondo artistico e culturale del Karabakh; spostandosi in periferia invece, si può ammirare il monumento simbolo del paese, raffigurato in qualunque souvenir locale, ossia il Papik Tatik, conosciuta anche come Menq enq mer sarerè – letteralmente “Noi siamo le nostre montagne” – motto patriottico per eccellenza.

Per ciò che concerne i dintorni di Stepanakert, si segnala la cittadina di Shushi (Şuşa), che sorge ad appena 10 km dalla capitale.
Anticamente era un importante centro di cultura azera ed armena prima di diventare, nell’Ottocento, una delle principali città caucasiche; ancora oggi Shushi è caratterizzata dalla sua cinta muraria, nonostante i gravi danni subiti durante i bombardamenti di vent’anni fa. Come detto in precedenza, la sua conquista della città da parte degli armeni fu la svolta del conflitto, anche se la località fu poco a poco abbandonata dai suoi abitanti. Addentrandosi nel cuore della città si scopre la bianca Cattedrale di Ghazanchetsots, mentre sulla collina sorge la cosiddetta Chiesa Verde, meglio conosciuta come Kanach Zham, risalente al 1818, il cui complesso in epoca sovietica fu utilizzato per scopi sociali come casa di riposo e sanatorio.
Spostandosi in di 14 km in direzione nord-est rispetto a Stepanakert, la città e l’omonima fortezza di Mayraberd (Askeran) sono anch’esse difese da antiche mura; la località fu fondata nel Settecento da Panah Khan. Essa è circondata, nella parte nord, da campi che durante la guerra furono letteralmente cosparsi di mine antiuomo; come segnalano i cartelli, oggi i campi sono finalmente bonificati e sminati.
Un’ultima curiosità rispetto alla capitale – ideale per gli amanti delle escursioni – riguarda il Sentiero Janapar, lungo 190 km e percorribile a piedi in 14 giorni; partendo da Hadrut, nel sud del Nagorno-Karabakh, si attraversa il paese toccando numerose località (tra cui Stepanakert) fino a raggiungere la remota regione del Kelbajar, nell’estremo nord. Si ricorda a quanti fossero interessati a conoscere quest’ultima regione, che è visitabile solo con uno speciale permesso del Governo locale.

Per raggiungere la capitale, in attesa che venga ultimato il nuovo aeroporto (Khojaly Airport), che doveva essere inaugarato nel 2011 ma è ancora chiuso all'inizio del 2012, e occorre affidarsi ad un autobus o ad una marshrutka in partenza da Yerevan o Goris (Armenia), poiché nella Repubblica non esistono aeroporti internazionali; lo stesso vale per gli spostamenti nazionali (a titolo informativo si segnala che il tragitto Stepanakert-Shushi è percorribile in mezz’ora con una marshrutka, mentre per la tratta Stepanakert-Yerevan si impiegano dalle sette alle otto ore).
Si ricorda infine che per visitare il Nagorno-Karabakh è necessario il visto, ottenibile presso il già citato Ministero degli Affari Esteri che si trova nella capitale; occorre tuttavia tenere presente, qualora si desiderasse visitare anche l’Azerbaigian, che se in possesso del visto del Karabakh sul proprio passaporto si verrà respinti alla frontiera.
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 Pubblicato da - 05 Febbraio 2012 - Riproduzione vietata

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