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Il Krak dei Cavalieri (Siria): Il più mirabile castello del mondo

"Il più mirabile castello del mondo", secondo la definizione che ne diede Lawrence d’Arabia, ha sfidato i secoli, ergendosi maestoso dall’epoca dei crociati. La vista dall’alto del mastio abbraccia un territorio molto vasto, che si estende dai monti del Libano alla piana di Homs fino alla costa mediterranea, dove il mare scintilla sotto i raggi del sole al tramonto. Per le autorità mandatarie francesi il Krak dei Cavalieri (Fortezza dei Curdi) fu il simbolo della secolare presenza occidentale in Oriente, a tal punto che la Francia lo acquistò nel 1933 e lo dichiarò monumento francese. Il celeberrimo castello siriano mantiene tuttora le sue promesse: è probabilmente la più bella fortezza di tutta la Terra Santa, il non plus ultra dell’architettura militare medievale. Proprio per questo nel 2006 è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.

Il mezzo più pratico è l’auto: il Krak dista 60 km da Homs (prendere per Tartus, poi seguire le indicazioni stradali). In taxi il tragitto Tartus – Krak – Homs costa circa 1000 SYP per 2 ore di viaggio. Da Homs la mattina partono anche degli autobus per il Krak. Il Krak è aperto tutti i giorni, dalle 9 alle 16 d’inverno, fino alle 18 d’estate. Ingresso a pagamento (150 SYP). Possibilità di visite guidate in inglese. La visita richiede un’ora e mezza.

Rispetto alle altre fortezze siriane, come la Cittadella di Saladino o il Castello di Marqab, il Krak dei Cavalieri ha una struttura originale. Il castello è più raccolto (due ettari e mezzo invece dei cinque ettari del Saladino). Un’altra differenza importante è la mancanza di un cortile basso, spesso difficile da difendere. Si è preferita un’architettura funzionale, con una cinta muraria interna che contiene gli edifici principali e un largo fossato circondato da una seconda cinta muraria perfettamente corrispondente alla prima.

La fortezza si apprezza in tutta la sua potenza salendo un po’ lungo la strada che costeggia il Krak ad ovest. Su questo lato, cinque torri con caditoie circondano il terrapieno della cinta interna, dove sulla destra si ergono le torri che formano il mastio. Sempre a sud, la torre quadrata, decorata con due leoni e un fregio celebrativo del restauro effettuato dal sultano Qalawun nel 1285, è preceduta da un acquedotto a quattro archi che trasporta l’acqua all’interno della fortezza. L’armonia e la potenza dell’opera si svelano di giorno in tutta la loro grandezza dal ristorante "La Table Ronde."

L’ingresso, un tempo dotato di ponte levatoio, è accessibile dal bastione sul quale un’iscrizione confusa ricorda il restauro di Baibars. Appena entrati, ci si trova ai piedi di una lunga rampa leggermente in salita. La pavimentazione irregolare facilitava la salita dei cavalli. A sinistra si oltrepassano ambienti di grandi dimensioni (posti di guardia o scuderie lunghe oltre 60 metri senza pilastro centrale). Il corridoio gira bruscamente a destra, raggiungendo il centro della cittadella, dove si ritorna al termine della visita. Proseguendo sempre dritto, si passa sotto un bastione, quindi si arriva al berqil, ampio bacino d’acqua. Il bastione è decorato con due leoni. L’hammam arabo costruito sotto il livello del suolo è ben conservato: vi si accede da una scalinata nascosta sotto una vegetazione fitta, lungo la facciata est.

Il berqil, che si trova a destra, è un immenso bacino, lungo più di 70 m e alimentato da un acquedotto. Parallelo al bacino, un ambiente a volte di più di 60 m fungeva da scuderia. Il percorso prosegue all’interno delle scuderie, dalle quali si accede a una torre rotonda, sostenuta da un pilastro centrale recante il nome completo di Baibars. Dalla scala si giunge a una terrazza che termina nella torre quadrata sud.

Ridiscendendo, si raggiunge un ampio fossato ricavato nello spazio che separa la cinta esterna da quella interna. Sulla destra è visibile il terrapieno interno con i suoi blocchi mirabilmente appaiati. A trenta metri, sempre nello stesso terrapieno, si scopre un breve passaggio a volte che conduce a un pozzo pieno d’acqua.

Continuando nel fossato, si raggiunge la torre della Figlia del Re, di forma rettangolare e protetta da un congegno a tre file di archi che permetteva di attaccare gli assalitori in completa sicurezza. Girando attorno ai bastioni interni attraverso il fossato che su questo versante è occupato dalle costruzioni, si arriva a una torre sovrastante la rampa di accesso. Sulla torre nord era in funzione un mulino a vento. Dalla rampa di accesso, posta alcuni metri più avanti, si entra nel cortile interno della fortezza attraverso due rampe di scale. Il visitatore è subito attratto dalla facciata gotica della galleria, risalente al XIII secolo. Cinque aperture eleganti illuminano una loggia in cui si aprono due porte. Da notare il timpano di particolare bellezza.

Nella sala dietro la galleria si svolgeva il consiglio dei cavalieri e si ricevevano gli ospiti di riguardo: di qui il nome "Sala dei Cavalieri". Lunga 27 m, è composta da tre campate con volte a crociera e costoloni. Sul pilastro nord si legge ancora un’iscrizione latina che recita: "Sii ricco, saggio, bello, ma guardati dall’orgoglio che tutto ciò che tocca lorda." La frase è di Vincenzo di Beauvais, moralista del XIII secolo. Dalla Sala dei Cavalieri, si passa in un altro vasto ambiente (120 m) la cui volta con archi a sesto acuto, alta 10 m, è un’opera di grande arditezza. Questo ambiente fungeva da dormitorio per le truppe e da magazzino. A nord-ovest si trovano le latrine, mentre sul lato opposto sono visibili le tracce di un forno per il pane di dimensioni straordinarie (21 m2) e di un pozzo.

Nel cortile, in contrasto con l’eleganza gioiosa della galleria, si erge un’austera cappella. Un’abside semicircolare e una navata a tre campate con archi a sesto acuto ricordano le chiese romaniche conosciute dai primi crociati. Mancano solo gli affreschi che decoravano le pareti, di cui alcuni frammenti sono esposti nel ristorante moderno della fortezza. Un pesante minbar (pulpito) attesta la trasformazione della chiesa in moschea dopo la sua caduta.

Sul cortile guarda anche una grande sala rettangolare sostenuta da pilastri quadrati, che fungeva visibilmente da refettorio. All’interno di buchi praticati nel suolo venivano conservati vasi contenenti olio, grano, vino. Dalla terrazza del refettorio si giunge al mastio, composto da tre torri; diversamente dalle altre fortezze, qui il mastio non è isolato, ma fa parte della cinta muraria interna. La torre sud–est è la più grande e la meglio difesa. La torre centrale conta tre piani. La terza torre, raggiungibile attraverso un parapetto, si pensa che fosse destinata al comandante del castello, data l’eleganza della decorazione della stanza al secondo piano, dove un fregio a rosette danza lungo le pareti. Dalla sommità della torre, accessibile tramite una scala a chiocciola, si gode la vista migliore su tutta la regione. In questa torre, comunemente chiamata "la torre dell’alloggio del padrone", si rifugiarono gli assediati "franj" nel 1271. Dalla terrazza del refettorio si giunge alla torre della figlia del re, le cui fondamenta risalgono al XII secolo, anche se le caditoie sono di fabbricazione araba. Oggi in questa torre si trova un ristorante. Una scala a spirale molto stretta conduce sino in cima. Dal ristorante si scende in cortile lungo una scala di costruzione tarda che chiude la facciata della cappella. Si esce dal Krak dalla rampa che ci eravamo lasciati sulla destra, all’ingresso della cittadella. Foto wikipedia, cortesia: M.Benoist, Disdero

Ministero del Turismo della Repubblica Araba di Siria
 
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 Pubblicato da - 05 Marzo 2009 - © Riproduzione vietata

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