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Djara Cave (Egitto): visitare la grotta nel deserto del Sahara

Djara Cave, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Se siete tra quelli che non credono che una volta il Sahara potesse essere una savana rigogliosa, ricca di piante, vita, e tantissima acqua, nessun problema: c'è un luogo nel deserto egiziano capace di lasciarvi a bocca aperta, e dimostrarvi che un tempo non troppo lontano, invece, piogge e falde acquifere più superficiali erano piuttosto copiose e costanti nel tempo, anche in pieno deserto.

Parliamo ovviamente della Djara Cave, un luogo unico al mondo, un esempio di paleo carsismo, un ambiente ipogeo che si apre all'improvviso su di un altopiano calcareo a sud- est delle oasi di Bahariya e Farafra, non distante dal lunghissimo e magnifico cordone di dune longitudinali, chiamato Abu Muharrik. Questo campo di dune, il cui nome è traducibile letteralmente come il “padre di tutte le dune”, si estende per quasi 600 km, da nord a sud, parallelo alla valle del Nilo, una lunghezza da record, luogo ideale per ammirare albe e tramonti nella cornice magica del Sahara.

E proprio il contesto decisamente sahariano di questa grotta, a colpire i viaggiatori, che qui si sentono come delle specie di esploratori, vista la solitudine assoluta dei luoghi: in effetti fino a pochi anni fa nessuno conosceva la Djara Cave. A dire il vero l'esploratore tedesco Gerhard Rohlfs l'aveva individuata per primo la vigilia di natale del 1873, riportandola in una nota del suo diario di viaggio intitolato Tre mesi nel deserto libico: “Una cava di calcari, aperta sul terreno, la cui bellezza e dimensioni hanno superato i nostri sogni: stalattiti di 3-4 metri di lunghezza appesi al tetto, in drappeggi eleganti, più pure e più trasparenti di qualsiasi altre... queste stalattiti sono davvero misteriose, formate da gocce d'acqua fresca in un deserto che ora ne è completamente privo".

Da allora la grotta non era stata più ritrovata, e nessuno aveva una idea sulla sua reale ubicazione. Solo una serie di spedizioni condotte da gruppi di tedeschi, hanno nuovamente identificato l'ingresso della Djara Cave nel 1989, da qui la sua notorietà al grande pubblico dei giorni nostri. Questa "fama" però rischia di “uccidere” la grotta. Trovandosi incustodita nel cuore del deserto occidentale, è soggetta ad atti di vandalismo, come la rottura delle stalattiti, prelevate come souvenir, che alla lunga ne potrebbero minare la sua pristina bellezza. Sarebbe auspicabile quindi che questo luogo straordinario venisse protetto, ed inserito nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO. e soprattutto venisse visitato da gente con un minimo di giudizio, consapevole che le concrezioni non potranno ricrearsi in un ambiente desertico, e se danneggiate o rotte, saranno perse per sempre.

L'ingresso, segnalato da una targa all'esterno, lascia senza fiato. Per chi volesse entrare ricordiamo che è consigliabile avere una torcia, anche se non obbligatorio, e per chi è appassionato di fotografia è raccomandabile l'utilizzo di un treppiedi. Dopo un primo tratto pianeggiante si scende verso l'interno, via via più buio. E' consigliabile tenere la sinistra, dove la pendenza è meno pronunciata, e qualche roccia funge da precario scalino. Si scendono circa 7-8 metri fino ad arrivare sul fondo della Sala Centrale, dove una grande stalattite affonda in modo deciso sul pavimento sabbioso. In alto, man mano i vostri occhi si abituano all'oscurità, vi accorgete che il soffitto è trapuntato da piccole stalattiti, ma che tutta la sala è uno spettacolo di speleotemi, con colonne, cortine e pilastri: una vera cattedrale naturale. Di solito le guide vi accendono delle candele, che poste lungo le pareti della grotta, danno un tocco decisamente romantico alla vostra visita. Esplorando con la vostra torcia vedrete il luccichio dei cristalli, e potrete ammirare i dettagli di concrezioni e stalattiti. Di solito il richiamo della guida, che vi invita a riprendere il viaggio, vi sveglierà dalla vostra estasi onirica...

Il luogo non ha solamente un valore geologico e paesaggistico: la Djara Cave è stata anche abitata nel paleolitico e parte del neolitico, ed al suo interno si possono ammirare delle incisioni rupestri, piuttosto evidenti sulla parete che precede la discesa in grotta, in pratica nell'anticamera del sistema ipogeo. L'arte rupestre in grotta, in Africa, è una vera rarità, e la cosa rende ancora più unico questo sito. In totale le pareti interne custodiscono 133 figure, distribuite in 9 pannelli in vari punti della grotta, e oltre l'85% di esse raffigurano animali tipici della savana, dagli struzzi agli orici, ma anche alle giraffe e cammelli, per arrivare ad antilopi e gazzelle. L'anticamera della grotta, proprio subito dopo l'ingresso, prende per l'appunto il nome di sala delle gazzelle ed è qui che si concentra il numero maggiore di figure di animali, anche quelle in migliore stato di conservazione.

Quindi le grotte furono abitate per un certo tempo, quando il clima del Sahara era decisamente più compatibile con la vita, e quindi erano disponibili buone riserve d'acqua. Secondo recenti studi i disegni indicano un utilizzo della grotta compreso tra circa l'8.000 avanti Cristo fino a circa il 4.500 avanti Cristo. Per quanto riguarda le concrezioni, queste devono essere decisamente più antiche, e riferibili ad un periodo in cui erano presenti ancor maggiori quantitativi di acqua. Si stima che i depositi di stalattiti e concrezioni siano avvenuti tra i 140.000 e 300.000 mila anni fa. se non anche in un periodo precedente. Ricordiamo inoltre che oggi, della Djara Cave, possiamo visitarne solamente la sua parte superiore: prospezioni condotte da scienziati tedeschi hanno dimostrato che il fondo della grotta si trova al di sotto di uno spessore di 6 metri di sabbie.

Tutta la zona intorno alla Djara Cave potrebbe serbare ulteriori sorprese: i fenomeni carsici hanno sicuramente interessato altre zone dell'altopiano calcareo: durante il nostro tour abbiamo effettuato una sosta presso una seconda piccola cavità ipogea, che si presenta come un piccolo foro sul pavimento del deserto. Al di sotto, a circa 8-9 metri di profondità si apre una sala di discrete dimensioni, che però richiede una attrezzatura da speleologi per essere esplorata.

Per arrivare alla Djara Cave è necessario aderire ad un tour organizzato, il sito è piuttosto remoto e richiede parecchie ore di fuoristrada, sia dalla oasi di Farafra che da quella di Bahariya. Per il nostro tour ci siamo affidati ai Viaggi di Maurizio Levi, che include la Djara Cave nel suo pacchetto "Il Deserto Misterioso". I campi tendati vengono però organizzati sulle vicine dune di Abu Muharrik, che si trovano a circa 13 km dalla grotta. La distanza viene ripagata da magnifiche serate con il cielo stellato che incombe in modo fantastico sulle teste dei fortunati partecipanti al tour. Qui maggiori informazioni sul tour: Il Deserto Misterioso
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