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Cassano d'Adda (Lombardia): la visita alla fortezza e la Villa Borromeo

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Cassano d’Adda vanta una morfologia territoriale molto particolare, situato fra Martesana e Gera d’Adda, aree irregolari del milanese. Come funambolo sospeso su una corda, il paese si articola in due aree il cui dislivello raggiunge i 25 metri, percorse dal fiume Adda tanto da suddividersi in isole, piane e avvallamenti resi tali dalle ramificazioni idriche tipiche della Val Padana.

La storia di Cassano è quella di una Cenerentola emersa dalle acque ed eletta località di villeggiatura dai milanesi, mentre per gli antichi Cartaginesi essa costituiva un punto strategico da sfruttare: ribattezzata Cassius dai Romani, si afferma nelle carte e viene riconosciuta soltanto nell’877 dal diploma di Carlomanno.

Il borgo percorre il tempo a dorso di illustri personalità che ebbero modo di passarvi, dal Barbarossa nel 1158 a Eugenio di Savoia nel 1705, da Napoleone I a Napoleone III. Il magnifico castello, oggi il monumento più antico in loco, rappresentava il fulcro degli sviluppi e cambiamenti politici, avendo ospitato nei secoli gli arcivescovi di Milano, i Visconti e gli Sforza garantendo una base di proprietà feudale asservita prima ai D’Adda, poi ai Castaldo e successivamente ai Bonelli, salvo tornare ai proprietari primari, i D’Adda. Per inciso, il maniero ha caratteristiche anomale che lo distinguono dagli usuali “colleghi”, orfano di merlo, bastione e fossato, con una sola torre.

La sua funzione bellica cessò agli albori dell’Ottocento, sicché il castello divenne sede nel corso del ‘900 di pretura e carceri, ospitò filande, officine, botteghe artigiane e persino una discoteca fino ai primi anni ’80, prima di essere abbandonato a un triste degrado. Il canto del cigno arrivò con il ritrovamento di plurimi affreschi di grande valore, posti all’ammirazione di critici internazionali, ma sopraggiunse nuovamente l’ombra del dimenticatoio, e questa volta senza particolari colpi di scena.

Il maggior fermento economico si manifesta nel corso della rivoluzione industriale, quando a detenere le redini commerciali a Cassano fu lo stabilimento del Linificio Canapificio Nazionale, tuttora in funzione sebbene non a pieno regime. Il fervore in ambito industriale ha plasmato di fatto la cittadina avviandola verso un periodo florido che ha cullato una progressiva crescita demografica, tanto che i dati attuali tracciano un picco di oltre 16.700 abitanti, di cui alcuni residenti nelle frazioni di Cascine San Pietro e Groppello d’Adda.

Pur non paragonabile per articolarità urbana a un capoluogo di provincia, Cassano non sfigura in termini di tessuto abitativo: le sue strade avvolgono numerosi palazzi e ville di prestigio, tra le quali occorre menzionare Villa Brambilla e Villa d'Adda-Borromeo (in stile neoclassico lombardo), senza trascurare l’importante portone del Ruscett, monumento di demarcazione che separa la piazza principale dal villaggio fortificato con un arco di nuova concezione ornato con finte lesene e due busti recentemente restaurati di Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi.
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In particolare merita un aprrofondimento il complesso di Villa d'Adda, che venne eretta nella seconda metà del 18° secolo. Il solenne aspetto che possiamo ammirare ancora oggi le venne conferito dall'architetto Giuseppe Piermarini. Attorniata da un parco secolare di 70.000 metri quadri, la Villa passò alla famiglia Borromeo alla fine dell'800 ed oggi viene utilizzata come luogo di eventi e cerimonie.

Sorvolando il paese, si distingue una miriade di edifici religiosi che fanno capolino: il territorio si divide in ben cinque parrocchie e annovera la Prepositurale, le chiese di San Dionigi, Sant’Ambrogio, Sant’Antonio, Sant’Aquilino, San Pietro, Cristo Risorto e Annunciazione, più la coppia di parrocchiali a Groppello e l’Oratorio di Sant’Antonio.

Cassano d’Adda non possiede uno spiccato gusto per il folclore, tuttavia la tradizione è ben viva, cementata con il Natale cassanese, la mostra dei Presepi a Groppello d’Adda e il Carnevale. I valori locali legati più propriamente alla valorizzazione del territorio s’incarnano in eventi quali la Sagra della cucina regionale, il Mercatino regionale piemontese ed "Ecoismi", manifestazione internazionale di arte contemporanea.

Bacilli attivi della vita rurale e della storia lavorativa agricola e operaia si ritrovano nei vecchi cascinali abitati da contadini che possono testimoniare un tempo contraddistinto dalla fatica e dalla propensione al saper fare, elementi fondamentali per la sopravvivenza nell’hinterland lombardo.

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