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Acerenza (Basilicata): la Cattedrale e la visita al borgo della figlia di Dracula

Acerenza, guida alla visita: cosa fare e cosa vedere tra le sue attrazioni. Acerenza dove si trova? Cosa visitare nei dintorni, come arrivare e il meteo.

È un viaggio votato alla bellezza quello che conduce direttamente ad Acerenza, una delle città più antiche ed uno dei borghi più belli della Basilicata e certamente fra le più autentiche nei termini della profonda affezione nutrita verso le vecchie tradizioni, la sana vocazione all’agricoltura, all’artigianato e alle “coccole” gastronomiche.

Con i suoi 3.000 abitanti ha consolidato nel tempo la propria presenza su un altopiano che fa da faro a un territorio a densità boschiva estremamente rilevante (oltre 900 ettari, parte dei quali appartenenti al Bosco di San Giuliano e al circondario del lago artificiale).

Il paese, sia per la sua invidiabile veste urbanistica, sia per le splendide vedute di cui può godere da un’altitudine di 833 metri s.l.m., si è guadagnato un posto nel prestigioso club de I Borghi più belli d’Italia conquistando peraltro la quarta posizione nella classifica nazionale stilata dal programma RAI “Kilimangiaro”.

Storia ed origine del nome

Il nome del comune deriva dall’arcaico toponimo Akere attribuitogli dalla tribù lucana degli Osci, poi declinato in Acherutia e nobilitato dal poeta Orazio in Acherontia, che altro non significa che “luogo alto”.

Le origini sono dunque pre-romane, ma Acerenza vanta una ben più compiuta definizione del suo genius loci nel Medioevo, perché in tal periodo si gettano le basi per la costruzione della magnifica Cattedrale, il grande sogno dell’abate di Cluny Arnaldo. La maestosa chiesa venne consacrata nel 1080 e intitolata a Santa Maria Assunta dopo anni di incessante lavoro svolto da architetti transalpini e maestranze del luogo.

Cosa vedere ad Acerenza

Lo straordinario monumento s’offre a suggello di una cittadella murata di irremovibile compattezza e si compone di un unico materiale, la pietra arenaria, ideale per conferire imponenza a un complesso fedele allo stile romanico-cluniacense. La Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio è dunque chiamata a ricoprire la carica di simbolo assoluto, da scoprire esplorando di essa ogni angolo sia esterno che interno e svelando uno scrigno di tesori testimonianti epoche diverse, parliamo dei marmi romani, delle lapidi funerarie, delle colonne greche e di affreschi dinanzi ai quali stare composti in placida ammirazione (ciò suscita ad esempio la raffigurazione di Santa Margherita e il drago).

L’arte rinascimentale si raccoglie interamente nella consunta cripta sottostante il presbiterio, ambiente voluto dal “conte archeologo” Giacomo Alfonso Ferrillo che incaricò delle decorazioni pittoriche Giovanni Todisco.

La leggenda di Dracula

Le leggende che permeano il blasone di questo magnifico luogo di culto sono tante ma le più conosciute si riferiscono al Santo Graal, forse nascosto dai Cavalieri Templari in un anfratto segreto della cripta, e alle spoglie della figlia del conte Dracula, che qualcuno asserisce riposino fra le mura della chiesa, teoria suffragata dall’effige del drago alato, simbolo dei Vlad.

Magari non svelerà questi misteri, ma il Museo Diocesano custodisce alcuni dei più bei pezzi liturgici della Cattedrale. Il Museo dei legni intagliati rievocano la civiltà rurale nel ventre del Convento francescano fiancheggiato dalla Chiesa di Sant’Antonio. Più distaccata la Chiesa di San Michele Arcangelo, grotta sacra ubicata in contrada Sant’Angelo e custode del San Michele Arcangelo, statua lignea intagliata da Angelo Maria Marmo.

Riemersi dalla dimensione quasi onirica della cattedrale, si approfitti per fruire dell’incanto di un tranquillo borgo che mostra piacevolmente i suoi vicoli, le strette vie del centro storico e scorci in cui s’incastonano altre meraviglie architettoniche, la Chiesa di San Laviero Martire datata 1065, il cinquecentesco Palazzo dell’Ex Pretura e il Palazzo della Curia Vecchia affiancato al castello recante le ispirazioni di Longobardi, Normanni e Svevi. Superato il Palazzo Gala si accede allo spazio occupato in maniera sorniona dalla Chiesa di San Vincenzo, settecentesca struttura gentilizia.

Eventi, sagre e manifestazioni

Nel caleidoscopio di eventi s’inscrivono la Festa di San Canio e la processione il 25 maggio, seguita a giugno dalla Festa di Sant’Antonio. Arte e musica fanno capolino nel mese più caldo dell’estate, l’Agosto Acheruntino, sessione che vede anche svolgersi la rievocazione storica Dai Longobardi ai Normanni, storia di una cattedrale, una due giorni in cui è protagonista un corteo di 200 figuranti in costume. Dicembre ospita i tradizionali Mercatini di Natale e tanti altri eventi che omaggiano la Natività.

I prodotti tipici della terra

La cucina autoctona è ricca di leccornie, i maccaroun a desct e i z’zridd che sono primi a base di pasta fatta in casa, e la dolce lagana chiappout. Specialità come la salsiccia acheruntina e il pane di semola devono essere accompagnati da un bel bicchiere di vino aglianico (conservato in antiche grotte scavate nella roccia che si susseguono lungo la Via delle Cantine) e una lacrima d’olio extravergine d’oliva. Acerenza, pur non essendo città proverbialmente specializzata nel comparto annesso, ha sfornato nel 2014 il miglior panettone d’Italia.

Come arrivare ad Acerenza

Si percorre in auto l’Autostrada A14 Adriatica fino a Foggia, ci si immette poi nella A16 Bari – Napoli uscendo a Candela e imboccando la SS 658 Melfi – Potenza; dalla stazione ferroviaria di Potenza partono autobus extraurbani diretti ai principali comuni dell’hinterland; l’aeroporto di Bari è quello di riferimento.

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