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Alicudi (Eolie): vacanze nell'isola siciliana e tra i suoi villaggi

Alicudi, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

Parlare di pace e di atmosfere rilassanti è perfino troppo poco, se si vuole rendere l’idea dello scenario che si presenta a Alicudi, isolotto di 5 km quadrati che fa parte delle Isole Eolie.

Alicudi è una pietra che affiora da un mare blu sconvolgente, limpido come l’aria: l’uomo vi si è inserito timidamente, come se non volesse disturbare la bellezza assoluta della natura. Poche case e nessuna strada, soltanto sentieri di ciottoli e pietre e antiche mulattiere: nessuna auto di conseguenza, a parte un unico mezzo motorizzato che serve al trasporto delle merci più pesanti, soltanto muli e asini dai musi teneri e dalle zampe forti, che fanno dimenticare in che anno stiamo vivendo.

Alicudi si chiamava un tempo Ericusa, ovvero “ricca di erica”, ed è la più occidentale della Isole Eolie, 34 miglia marine a ovest di Lipari. Quella che sembrerebbe una normale isola, come tante altre, è in realtà la parte superiore di un imponente vulcano marino spento, il Filo dell’Arpa: per questo motivo le coste si tuffano in mare a capofitto, ripide e aspre, e l’unica zona che ha potuto ospitare un borgo è quella orientale , dal pendio meno marcato.

Il borgo di Alicudi, unico indizio di vita umana sull’isola, è suddiviso in cinque piccole frazioni. Più che di frazioni vere e proprie si tratta di contrade, tra cui si distingue Alicudi Porto per la presenza di negozi e dell’ufficio postale: gli alimentari sono soltanto due in tutta l’isola, e chi ha intenzione di soggiornare qui può lasciare a casa il bancomat, perché qui non esistono sportelli né banche.

Le altre frazioni sono Contrada Tonna, San Bartolo con l’omonima chiesetta, Contrada Pianicello che ospita una minoranza di lingua tedesca, e infine Contrada Sgurbio, composta da appena cinque case, ciascuna recante il nome di uno dei cinque sensi.

In una borgata così ridotta, simile a un paese di bambole o folletti, gli abitanti sono oggi un centinaio, e si dedicano prevalentemente all’agricoltura. Essendo l’isola di natura vulcanica, infatti, la terra è molto fertile e ricca, e consente la coltivazione di viti, ulivi e capperi. Anche il turismo riveste un ruolo di discreta importanza, ma molto meno rispetto alle altre isole Eolie…insomma, chi è alla ricerca di un po’ di tempo per sé stesso scoprirà ad Alicudi un paradiso quasi surreale.

Mancano persino le grandi spiagge, tipiche dei luoghi balneari: qui a parte la spiaggetta sabbiosa nei pressi del porto, si accede al mare tramite calette rocciose o aspri scogli, mentre poco più su, dove si intrecciano le ripide mulattiere, prosperano i fichi d’india, i capperi in fiore, gli agavi, le bouganville viola e, ovviamente, le piante di erica.

Certo, chi è alla ricerca di testimonianze artistiche, storiche o culturali non troverà granché su questo isolotto silenzioso. Tuttavia, molto interessante e caratteristica è l’architettura del paese, con le sue casette bianche e basse, e le scalinate irregolari che dal borgo scivolano verso il mare. Passeggiando lungo la costa, poi, si possono scorgere alcuni antichi resti archeologici, come frammenti di costruzioni distrutte o cocci in ceramica, tracce delle origini antiche di Alicudi.

Tristemente famoso e interessante è il cosiddetto Timpone delle Femmine, un fortino ricavato nella roccia sfruttando una rientranza naturale, dove si rifugiavano le donne dell’isola in caso di attacchi nemici perché non venissero rapite.

Chi decide di visitare Alicudi o di soggiornarvi, dovrà munirsi di gambe forti e lasciare a casa la pigrizia: non essendoci mezzi di trasporto, ad eccezioni dei muli e degli asini, le camminate saranno all’ordine del giorno e il terreno non sarà dei più comodi e regolari. L’unico tratto asfaltato è una striscia di strada che collega la piazza, usata come eliporto in caso di emergenza, al molo.

Per raggiungere l’isola ci sono vari porti di partenza: Milazzo e Palermo dalla Sicilia, Reggio Calabria e Napoli dalla terraferma. Alcuni traghetti, soprattutto in partenza da Milazzo, portano direttamente a Alicudi, ma molte corse fanno una tappa intermedia a Lipari.
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