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Braganca (Braganša): la cittadella medievale e il Parque de Montesinho

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Una passeggiata per il centro storico conduce inevitabilmente alla tranquilla cittadella medievale dove nacque il Ducato di Braganza. La località nacque nel XII secolo, quando vi si stabilì Fernão Mendes, della famiglia dei Braganções, cognato del primo re del Portogallo, D. Afonso Henriques (1139-85). Nel 1187, D. Sancho riconobbe l’importanza della città nello sviluppo della regione, concedendole l’autonomia giuridica simbolizzata dal foral, l’immunità reale. Il nucleo urbano medievale si mantiene intatto nella cittadella, degnamente rappresentato dall’imponente Torre di Guardia del Castello, dal Pelourinho, il palo della gogna, dalla Igreja de Santa Maria e dalla Domus Municipalis, esemplare unico di architettura civile.

Nel 1442, l’unione del figlio bastardo di D. João I, D. Afonso, con la figlia del Conestabile Nuno Álvares Pereira, D. Beatriz de Alvim, diede origine al Ducato di Braganza. L’importanza dei suoi duchi è data dal fatto che essi erano anche duchi di Barcelos e Guimarães, marchesi di Valença e Vila Viçosa, conti di Ourém, Arraiolos, Neiva, Faro, Faria e Penafiel, e signori di Monforte, Alegrete e Vila do Conde, tra gli altri. Nel 1640, l’ottavo Duca di Braganza, D. João IV, fu acclamato re, dando inizio all’ultima dinastia portoghese, quella dei Braganza, conclusa nel 1910 per dare spazio alla Repubblica.

Al di fuori delle mura, la città si estese verso ovest, sviluppo è visibile in un piccolo percorso fino al suo centro amministrativo e commerciale, dove le case nobiliari e i monumenti raccontano l’evoluzione di Bragança. Dopo che D. Manuel le ebbe dato il Foral Novo nel 1514, lo sviluppo della città fu dovuto alla presenza dei vescovi che vi risiedevano per metà dell’anno, reggendo un vescovado diviso tra Miranda do Douro e Bragança, stabilito definitivamente in quest’ultima città solo a partire dal 1764. La mano del re e dei vescovi si può notare nella Igreja de São Vicente, nel Museu do Abade Baçal, nella Capela da Misericórdia, nell’Igreja de Santa Clara e infine nella Sé Catedral. La storia della città non è completa senza una visita alla secolare Igreja de Castro de Avelãs o una passeggiata al Parque Natural de Montesinho, dove ancora si incontrano piccoli villaggi a regime comunitario che fanno parte del patrimonio regionale.

La Domus Municipalis è un esempio unico nel paese di architettura civile romanica ed è uno dei simboli della città di Bragança. A forma di pentagono irregolare, è composta da una cisterna a volta sormontata da un’ampia galleria con finestre che corrono tutt’intorno, identificata come il luogo in cui si riunivano i notabili del municipio. La datazione è stata a lungo discussa, senza potere giungere ad alcuna certezza, ma si ritiene che la probabile data di costruzione della parte superiore sia il XIII secolo e che la cisterna possa essere precedente.

L’edificio è singolare anche per il materiale utilizzato, la pietra, uno dei motivi che gli ha permesso di giungere fino ai giorni nostri. Generalmente, infatti, questo tipo di struttura civile era di legno, poiché né il potere municipale né lo Stato possedevano i mezzi per finanziare opere civili di questo tipo.

Da un punto di vista decorativo, sono da segnalare le notevoli sculture dei fregi che attingono all’immaginario romanico. L’interno, ampio, è percorso da una serie di panche disposte lungo le pareti e lungo la facciata di maggiore estensione si aprono due porte. Le finestre hanno una modanatura semplice, tranne sette decorate da un archivolto e ornamenti a forma di stella. La copertura, un tetto a cinque punte, fu collocato nel XX secolo durante una grande campagna di restauro.

Il Museu do Abade de Baçal è ospitato nell’edificio dell’antico palazzo vescovile. Edificato nel XVIII secolo, era la residenza ufficiale dei vescovi per metà dell’anno, ai tempi in cui la diocesi era divisa tra Miranda do Douro e Braganza. Il nome è un omaggio a Padre Francisco Manuel Alves (1865-1948), Abate di Baçal, uomo erudito con il gusto per la ricerca storica e artistica della regione, il quale diede un grande contributo al concepimento e alla costruzione del museo. La storia della regione del Nordeste Trasmontano e la memoria dell’antico Palazzo vescovile hanno battezzato l’esposizione che si sviluppa lungo nove sale. A questo primo nucleo si sono aggiunte le collezioni donate dal colonnello Barbosa Rodrigues e da Sá Vargas (numismatica e oreficeria del XVIII e del XIX secolo), nonché la donazione degli scrittori Guerra Junqueiro e Trindade Coelho. Tra i pezzi esposti, si distinguono la "Virgem com o Menino" del XV secolo, l’“Arca dos Santos Óleos” del XVIII secolo, il trittico del "Martírio de Santo Inácio" (ca. 1560) e la tela della "Anunciação" del XVIII secolo.

A circa 3 km da Braganca, presso la località di Castro de Avelãs, si trova quel che rimane di un monastero benedettino. Fu un’istituzione agiata che svolse un ruolo fondamentale nel popolamento della regione e nell’assistenza ai pellegrini lungo il cammino per Santiago de Compostela, dal XII alla fine del XVI secolo. Nel 1543, fu estinto con Bolla Papale di Paolo III, che ne decise l’annessione alla diocesi di Miranda do Douro con il rispettivo trasferimento di frati e beni, segnando l’inizio dell’abbandono. Il complesso è estremamente originale per avere conservato tracce della sua origine romanica solo nel capocroce, rivelando l’ambizione monumentale del progetto e il processo costruttivo medievale, in cui era la prima parte a essere edificata, dopo avere misurato tutto il perimetro. Era così possibile praticare il culto prima della fine delle opere.
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Il capocroce è composto da tre cappelle circolari, di altissima qualità architettonica, sottolineata dalla lavorazione a mattoni e dalla decorazione ad arco cieco, esempio unico nel nostro paese.
Nel XVIII secolo, un corpo rettangolare prolungò l’abside, la sagrestia fu annessa all’absidiola sinistra mentre quella destra rimase aperta verso l’esterno. Degli edifici conventuali rimane oggi una torre quadrangolare. Il 26 marzo 1387, il Duca di Lancaster vi passò la notte, prima del suo incontro con il re D. João I (1385-1433), per firmare il trattato di Babe, con il quale gli diede in sposa la figlia Filippa di Lancaster.

Nel Parque de Montesinho da Braganca - Il forno e la fucina comuni, il mulino e il focolare comunitario, i pascoli di tutti e destinati a tutti, difesero per secoli i villaggi montani dall’isolamento dai grandi centri e dalla durezza del clima. Perfettamente armonizzati nel paesaggio, non lasciate che passino inavvertiti al vostro sguardo. In questi borghi non sarete mai ricevuti come estranei, ma sempre come amici. Uscendo da Bragança, proseguite sino all’antico villaggio di Gimonde, dove convergono i fiumi Sabor, Onor e Ribeira do Frio, attraversati da 3 ponti, uno dei quali probabilmente di origine romana. Nei villaggi di Babe, Palácios e Caravela visitate i rispettivi Musei Rurali, ospitati in case comunitarie. La lavorazione del lino, l’officina del fabbro, la cucina tradizionale sono solo alcuni dei temi che vi si possono approfondire.

La strada termina nel borgo di Guadramil, da cui parte un cammino che conduce al paese confinante di Rio de Onor. Se preferite una strada più confortevole, tornate a Gimonde e dirigetevi verso Baçal, Varges e, finalmente, Rio de Onor. Oggetto di numerosi e svariati studi etnografici, il borgo è diviso in due dalla frontiera tra il Portogallo e la Spagna, ma i rapporti e le parentele tra gli abitanti di entrambi i lati cancellano tale divisione. Si mantengono in funzione le più svariate attrezzature, comuni a tutta la popolazione, dal forno per il pane alla fucina, due mulini ad acqua, il lavatoio, i pascoli e persino il toro del villaggio che copre tutte le mucche. La gestione della comunità è affidata alle riunioni del “Concelho”, e le decisioni sono incise su un bastone di legno che rappresenta il potere del giudice eletto.

Un altro ingresso alla zona di Bragança conduce al villaggio di Montesinho, lungo un percorso che si snoda vicino alle belle sponde del fiume Sabor, attraversando i borghi di Rabal e França. In quest’ultimo paesino, troverete un mulino, ancora in funzione, recuperato dalla popolazione locale con il sostegno del Parco. A poca distanza, in località Prado Novo, potrete usufruire di uno dei luoghi di relax più seducenti del Parco, vicino a un vivaio di trote, a cui sia accede percorrendo una strada forestale. A Montesinho, un borgo genuino situato a 1025 metri di altezza, si respira l’anima del Parco. Le case, ristrutturate con materiali e tecniche tradizionali, sono un ottimo esempio di come il loro uso sia ancora oggi la migliore forma di difesa contro la rigidità del clima.

Durante la visita, non lasciatevi sfuggire l’opportunità di visitare il nucleo interpretativo di Montesinho, ospitato in un edificio che un tempo fu una fucina comunitaria. Foto wikipedia, cortesia: M. Anastacio, F. Pratas, Dantadd

Fonte: Ufficio turistico del Portogallo
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