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Blegny, Belgio: la cittą e la miniera di carbone Patrimonio UNESCO

Blegny, guida alla visita: cosa fare e vedere tra le sue attrazioni. Dove si trova, i dintorni, come arrivare e il meteo.

  • Miniera carbone Blegny
  • Miniera Vallonia Blegny
Tutti probabilmente hanno sentito parlare almeno una volta nella vita degli italiani che nel secondo Dopoguerra lasciavano l'Italia in cerca di fortuna all'estero; molti dei nostri connazionali, com'è noto, si recarono in Belgio attratti dalla disponibilità di lavoro nelle numerose miniere di carbone dislocate un po' ovunque nel Paese. L'allora Governo italiano dal canto suo, forte di accordi economici con il piccolo Paese nordeuropeo, incentivava questo flusso di persone ricevendo in cambio, per ogni lavoratore lasciato partire verso il Belgio, una tonnellata di carbone. Tralasciando ogni commento di carattere etico sulla moralità dell'accordo (il quale, secondo indiscrezioni, parrebbe non essere nemmeno stato onorato fino in fondo da una delle parti) resta il fatto compiuto, cioè che centinaia di migliaia di italiani si trasferirono – dapprima gli uomini, e successivamente l'intera famiglia – nella regione della Vallonia per rifarsi una vita.

Molti di loro raggiunsero Blegny, una piccola località distante poco più di quindici km da Liegi in direzione est, verso il confine olandese; oggi il paese conta circa 12.000 abitanti, non possiede particolari interessi turistici se non l'importante impianto carbonifero, che accolse lavoratori immigrati da tutta Europa e non solo, ma che la chiusura dell'attività estrattiva nel 1980 ha trasformato in un sito turistico del tutto particolare.

Oltre alla sua miniera, Blegny ha poco da offrire se non la sobria ma elegante chiesa di Santa Gertrude mentre nelle vicinanze merita sicuramente una visita al vicino Fort de Barchon, che fa parte delle fortificazioni correlate alla cinta muraria della città di Liegi, che si trova a pochi km a nord-ovest della stessa Blegny.

Il periodo migliore per visitare l'area è la tarda primavera e l'estate, visto il clima continentale-temperato con le temperature massime intorno ai 20 °C e le lunghe giornate, con il buio che arriva dopo le 22. Ma a dire il vero la visita alla miniera è gradevole anche in inverno, dato le temperature più calde che si registrano dentro al complesso minerario. In ogni caso anche in inverno il clima è abbastanza mite, si registrano minime intorno agli zero gradi o poco inferiori nel mese di gennaio ed a inizio febbrario, ma le massime raggiongono i 5-7 °C. Le piogge sono distruibuite lungo tutto il corso dell'anno, con picchi in autunno ed in inverno.

L'iscrizione della miniera (Blegny-Mine) nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO nel luglio del 2012 assieme ad altri tre siti estrattivi della Vallonia (Bois du Cazier, Bois-du-Luc e Grand-Hornu) per il loro valore storico e culturale, ha sancito la consacrazione del luogo come uno dei più importanti e caratteristici luoghi d'interesse del Belgio.

Le prime attività di sfruttamento del carbone nella zona risalgono addirittura al lontano XVI secolo, quando i monaci dell'Abbazia Val-Dieu detenevano la proprietà di alcuni giacimenti; due secoli più tardi, sul finire del Settecento, agli albori della Prima Rivoluzione Industriale, iniziava il lavoro di estrazione per fini industriali. L'Ottocento vide diversi passaggi di proprietà delle concessioni e dei terreni, decretando anche la cessazione dell'attività estrattiva per oltre un trentennio, fino a quando, nel 1919, nacque una nuova società di gestione che investì forze e denaro facendo rapidamente crescere la produzione fino ad oltre ottantamila tonnellate di carbone all'anno.

Con la Seconda Guerra Mondiale si verificò la distruzione della torre del Pozzo 1 e di parte degli impianti, ma terminata la ricostruzione delle strutture danneggiate, la produzione riprese a ritmi sempre più elevati fino al 1975, quando il Ministero decise di sospendere i sussidi agli impianti valloni, che uno alla volta chiusero definitivamente; Blegny-Mine fu l'ultimo a chiudere, nel marzo del 1980; a ricordare tale evento fa oggi mostra di sé nello spiazzo antistante la miniera l'ultimo vagoncino riportato in superficie, sul quale campeggia una targa commemorativa.

Attualmente i visitatori intenzionati a scoprire cosa ci celi nel ventre della Terra e in quali condizioni lavorassero gli operai durante gli anni di attività del sito, possono effettuare visite guidate a profondità di -30 e -60 metri indossando caschetto e tuta protettiva; fin dal momento della discesa con il vecchio ascensore completamente al buio si ha l'impressione di andare incontro ad un qualcosa di forte impatto emotivo, ed una volta giunti al “primo piano” a -30 metri ci si trova catapultati completamente in un'altra dimensione. La forte umidità è compensata in parte (almeno nei mesi invernali) da una temperatura decisamente più mite rispetto all'esterno, ma compiendo il percorso assieme all'incaricato che spiega fase per fase il processo di lavorazione, attivando anche martelli pneumatici e trivelle a scopo dimostrativo, difficilmente si potrà pensare che questo fosse un lavoro come un altro; l'aspettativa di vita media dei minatori infatti si attestava sui cinquanta anni e le più frequenti cause di morte degli operai – oltre agli incidenti sul lavoro – erano malattie come la silicosi, l'antracosi e la tubercolosi (quest'ultima soprattutto nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento).

L'esperienza al di sotto del livello del suolo è senza dubbio coinvolgente, sia fisicamente che emotivamente; ascoltare i racconti di vita degli uomini, delle donne e perfino le storie degli animali che vi lavorarono lascia letteralmente senza parole e viene da chiedersi con quale tenacia la gente abbia saputo sopportare per una vita un lavoro così pesante. Risaliti in superficie, la visita continua con la spiegazione delle successive fasi di lavorazione del carbone nonché con una visita al museo ricavato all'interno del Pozzo-Marie, risalente al 1849.

A distanza di oltre trenta anni dalla chiusura dell'attività nel polo industriale e dall'inaugurazione del sito turistico, si contano più di tre milioni di persone che hanno voluto esplorare la miniera e vivere un'esperienza davvero unica; c'è da scommettere quindi che il recente inserimento del sito nella lista dell'UNESCO stimolerà ancora più gente a conoscere la storia dell'impianto carboniero ed incentiverà anche il governo locale a valorizzare ulteriormente l'immenso patrimonio culturale di cui dispone.

Per raggiungere Blegny e la sua miniera in auto si può percorrere, a seconda della provenienza, la E40 prendendo l'uscita 36 e seguendo le indicazioni per la miniera, oppure la E 25 prendendo poi l'uscita 2 o 3 seguendo le indicazioni Dalhem, Barchon e successivamente Blegny-Mine. In alternativa, si può utilizzare il treno con destinazione Liège-Palais ed in seguito l'autobus TEC 67, scendendo alla fermata”Trembleur”, ad appena 200 metri dal sito.

Blegny-Mine
Rue Lambert Marlet, 23
B 4670 Blegny
tel. 0 (032) 4 387 43 33
www.blegnymine.be
Tariffe visita guidata (2 ore):
adulti 9,30 euro
giovani 13-18 anni/signori over 60: 8,10 euro
bambini 6-12 anni: 6,50 euro

Per ulteriori informazioni si può contattare l'Ufficio Belga per il Turismo Bruxelles-Vallonia:
Viale Vittorio Veneto, 28 - 20124 Milano
Tel. +39 02 86463136
www.belgioturismo.it
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