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San Salvador, viaggio nella Capitale di El Salvador

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Alle pendici dell’imponente Volcan San Salvador si estende disordinatamente attraverso la valle de las Hamacas l’agglomerato urbano di San Salvador, la vivace e pittoresca capitale di El Salvador. L’aspetto iniziale della città è un po’ sofferente, con il centro cadente che reca ancora i segni del terremoto e trasmette al visitatore un’impressione poco gradevole, ma in periferia la situazione è del tutto diversa, grazie alla realizzazione di bei parchi e strutture eccellenti che ben si sposano con il contesto paesaggistico. Sebbene lo sviluppo recente si sia concentrato prevalentemente in queste aree, il vecchio Centro Historico non è stato completamente dimenticato, dato che qualche piazza e qualche parco hanno comunque subito interventi di restauro.

La zona dell’odierna San Salvador è abitata dalla metà dell’XI secolo, quando i pipil vi fondarono la città-Stato di Cuscatlan. Gli spagnoli vi giunsero per la prima volta nel 1524, ma solo quattro anni più tardi riuscirono a fondare un insediamento permanente a sud dell’attuale Suchitoto. Il nome scelto per il villaggio fu Villa San Salvador, probabilmente in onore della festa della trasfigurazione del Salvatore del Mondo (El Salvador), nonché data della vittoria definitiva contro i pipil. Rimasta poco più che un villaggio per un paio secoli, San Salvador cominciò a svilupparsi rapidamente solo alla fine del XVIII secolo e precisamente dopo il 1785, anno in cui la città fu dichiarata prima intendencia del Reino de Guatemala. Durante il XIX e XX si succedettero diversi terremoti che rasero al suolo buona parte del centro cancellando quasi del tutto la parte coloniale di San Salvador.

La parte centrale di San Salvador non spicca certo per la sua eleganza e la vita caotica stride rispetto alla tranquillità che caratterizza altre città del Centro America. Inquinato e trascurato, El Centro trasmette al visitatore un quadro vivace della vita e del carattere salvadoregni, con intere zone del Centro Historico occupate da mercati improvvisati e senza controllo. Le cosa vanno meglio nei quartieri periferici ad ovest, che includono una serie di parchi tra cui il Parque Cuscatlan, le cui immense distese verdi rappresentano un piacevoli sollievo dal traffico e dal rumore, il Paseo General Escalon e la Zona Rosa, dove si trovano cinema, bar, discoteche, negozi e ristoranti esclusivi. Più lontano, in direzione sud-ovest, si trova il migliore museo della città, allestito all’interno della Universidad de Centroamerica in memoria delle vittime della guerra.

Il cuore del Centro Historico è la rinnovata Plaza Barrios, la cui estremità settentrionale è dominata dalla Catedral Metropolitana, con la facciata riccamente decorata da murales contemporanei opera dell’artista salvadoregno Fernando Llort. L’edificio risale al 1888, ma è stato gravemente danneggiato in diverse occasioni, più recentemente dall’incendio del 1951, e definitivamente restaurato nel 1999. Nella parte occidentale della piazza si erge la mole imponente del Palacio Nacional, in stile rinascimentale, sede del governo fino al devastante sisma del 1986, mentre a sud-ovest si estende il Mercado Central, con le sue bancarelle che invadono sempre di più le strade suscitando le ire delle autorità cittadine. Tra il mercato e Plaza Barrios si può vedere la Iglesia Calvario che, nonostante il suo stato di abbandono, colpisce per la mole scura in stile neogotico. Altre cose da vedere in centro sono: l’insolita chiesa di El Rosario, un edificio in cemento scolorito costruito sopra la tomba di José Matias Delgado, padre dell’indipendenza; la più tradizionale Iglesia la Merced, ricostruita su modello dell’originale nel punto in cui lo stesso Delgado ha gridato per la prima volta all’indipendenza nel 1811; ed il rinascimentale Teatro Nacional, che si trova a sud della piccola Plaza Morazan.

Da Parque Cuscatlan parte Alameda Roosevelt, che prosegue in direzione ovest verso Blvd. de los Heroes. Questo viale bordato da catene di fast food e ristoranti esclusivi culmina con il centro commerciale più grande del Centro America: il Metrocentro/Metrosur, un complesso di tre piani che accoglie costose boutique, negozi di materiale sportivo ed un paio di negozi di souvenir ben forniti, ma costosi. Alameda Roosevelt continua verso ovest fino a Plaza de las Americas, che sorge isolata in mezzo ad otto corsie per il traffico; qui, circondato da piccoli terreni erbosi e panchine, si trova il simbolo della nazione: il Monumento El Salvador del Mundo, un ampio piedistallo con il globo terrestre sopra il quale è raffigurato Gesù.
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Da Plaza de las Americas la Interamericana attraversa i quartieri sud-occidentali della città arrivando fino alla parte ovest di El Salvador. Lungo questa strada, all’altezza di circa 2 chilometri, c’è il Mercado de Artesanias, all’interno del quale è disponibile una vasta gamma di oggetti di artigianato provenienti da tutta la nazione. Appena superato il mercato, svoltate in Av. La Revolucion e, dopo circa 200 metri, fermatevi al Museo Nacional de Antropologia David J. Guzman, intitolato all’eminente biologo salvadoregno e sede della collezione di manufatti culturali più grande del paese, con esposizioni antropologiche e mostre scientifiche estremamente esaustive. Il pezzo più importante del museo è il Monolito del Jaguar, una rappresentazione circolare di una testa di giaguaro del peso di cinque tonnellate. Di fronte al museo si trova la Feria Internacional, che ospita regolarmente fiere internazionali di forte richiamo, ma anche concerti all’aperto in cui si esibiscono diversi nomi celebri della musica latina.

Come forse si sarà intuito, San Salvador è anche una città sorprendentemente “verde”, con una cortina di vegetazione lussureggiante che avvolge persino i quartieri più improbabili. A ciò si aggiunge poi la spettacolare catena di montagne che si stagliano all’orizzonte come enormi guardiani. Tra queste ricordiamo il Volcan San Salvador, accessibile dal paese di Santa Tecla, 13 chilometri a nord della città, mentre le colline a sud ospitano l’ampio Parque Balboa, da cui si ammira la costa del Pacifico. Sotto al parco, proseguendo verso est, si arriva al villaggio di Panchimalco, abitato in prevalenza da indigeni, che vanta una magnifica chiesa coloniale. 15 chilometri ad est di San Salvador c’è il lago craterico più grande del paese: il Lago de Ilopango, che nelle giornate limpide regala splendidi panorami fino alle vette del Volcan Chichontepec. A ovest, invece, si incontrano le gole e le piscine naturali di Los Chorros, uno dei luoghi migliori dove rifugiarsi nei weekend, mentre gli appassionati di archeologia non possono perdersi le rovine di Joya de Ceren, che rivestono un’importanza internazionale per via del loro ottimo stato di conservazione, e quelle poco distanti di San Andres, il cui aspetto è ancora più tradizionali, grazie alla successione di piramidi e templi.

Il clima è tropicale, caldo e piuttosto umido per tutto l’anno, durante il quale si individuano due stagioni distinte: una secca, che va da novembre ad aprile, durante la quale le precipitazioni sono praticamente assenti e le temperature leggermente più basse, mediamente comprese tra 29 e 16 gradi; ed una piovosa, che si protrae da maggio ad ottobre accompagnata da piogge frequenti e di forte intensità che, tuttavia, non fanno diminuire le temperature, che oscillano in media tra 30 e 19 gradi. In particolare, il periodo migliore per partire per San Salvador coincide con i mesi di dicembre, gennaio e febbraio, i meno piovosi in assoluto.

L’Aeropuerto Internacional de El Salvador sorge a Comalapa, a 44 chilometri di distanza dal centro, ed è collegato a tantissime destinazioni americane, tra cui anche gli Stati Uniti, ma anche europee. San Salvador è circondata dalla più estesa rete di strade e autostrade dell’America centrale ed è inoltre servita da una ferrovia che la collega a Soyapango e Apopa. A seconda dell’azienda che li gestisce i pullman internazionali arrivano al terminal della Puertobus, nei pressi del Centro Gobierno, oppure al Terminal de Occidente, lungo Blvd. Venezuela. Per quanto riguarda i trasporti urbani, è essenziale imparare a usare l’autobus, dato che il caldo, il traffico ed i pericoli di alcuni quartieri rendono impossibile spostarsi a piedi per lunghi tratti.
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