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Le foto di cosa vedere e visitare a Monte Cristi

Monte Cristi e i Cayos Siete Hermanos, nel nord della Repubblica Dominicana

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Montecristi, (Monte Cristi) cittadina che dà nome alla provincia situata nella parte settentrionale della Repubblica Dominicana, ai confini con Haiti, era uno dei porti di riferimento dei galeoni che battevano bandiera pirata e rendevano pericolose le acque del Mar dei Caraibi.

A pochi chilometri si trova infatti l’isola di Tortuga, ora comune della Repubblica haitiana, protagonista dei romanzi di Emilio Salgari, nota come covo di filibustieri, corsari e pirati. Montecristi, terra arida, ricca di origano selvatico e spincervino, sta cercando, soprattutto negli ultimi anni di assecondare la sua vocazione turistica valorizzando la costa e le sue caratteristiche, dalle escursioni fra i corridoi d’acqua formati dalle Mangrovie, rigogliose nella zona settentrionale del paese – a quelle che hanno a protagonista il Parco Nazionale di Montecristi dal quale è possibile ammirare “il dromedario che dorme”, l’enorme scultura naturale di roccia che domina il panorama che si osserva dalla costa.

Si narra che il vero nome del “dromedario”, vale a dire “El Morro” sia stato scelto da Cristoforo Colombo perché la sua forma ricordava la Terra Santa. Tante le spiagge, da Costa Verde a Playa Popa, da La Granja a Playa del Morro passando attraverso Cayos Los Siete Hermanos, sette isolette vergini che delimitano l’area corallina che si estende al largo con un perimetro di poco più di 30 km popolato da un’incantevole fauna marina.

I problemi legati alla gestione degli ingressi, spesso clandestini, dalla vicina Repubblica di Haiti e al controllo del traffico illegale di contrabbando, rappresentano ancora un limite allo sviluppo della cittadina che può contare, per attrarre, anche sul suo passato documentato dalle tante case in stile coloniale, ristrutturate e dipinte in colori vivaci.

Una di queste, affidata agli interventi che dovrebbero restituire consistenza allo scheletro dell’impianto in legno, l’unico che abbia resistito all’usura e agli attacchi di predatori di opere d’arte e testimonianze del passato, è la casa di Doña Emilia Jimenez Pereyra, sorella di Juan Isidro Jimenez Pereira, fondatore del partito chiamato “bolo” per l’insegna adottata – un gallo azzurro senza coda, nota anche come “bolo” - e Presidente della Repubblica Dominicana fra la fine del 1800 e l’inizio del secolo successivo. L’intensità che vi si respira riporta al tempo in cui quella casa risplendeva nella sua magnificenza oggi relegata ad un pallido ricordo.

Fra i luoghi da visitare, non può mancare il Museo Máximo Gómez e José Martí che ha sede nello stesso edificio in cui fu firmato il programma ideologico di indipendenza da Cuba conservato al suo interno, meglio conosciuto come il Manifesto di Montecristi.

Poco lontano dal centro abitato si trova la zona delle Saline. Il Centro de Interpretaciòn de la Sal di Montecristi raggruppa 300 saline gestite da 250 produttori che danno lavoro a oltre 2000 persone del posto. La salina Garcia di Montecristi è in funzione dai primi anni del 1500, da quando i nativi Tainos avevano scoperto la tecnica di estrazione del sale prima dell’avvento degli europei. Questa caratteristica la rende la più antica, insieme all’intero distretto, dell’emisfero occidentale.

L’attività, nelle saline di Montecristi, non si è mai fermata. Tuttora rappresentano le principali produttrici di sale della Repubblica Dominicana. Per anni le saline sono state di proprietà di Mr. Poloné nativo di Puerto Plata. Poi, dal 1920 al 1930 passarono al controllo della Compagnia Garcia-Grisanti. Nel decennio successivo tutte le saline del paese furono vendute al Presidente Trujillo ad un prezzo stabilito dal dittatore stesso. Per una questione di principio e di onore molti dei loro proprietari si rifiutarono di intascare il misero ricavo. Nel 1961, alla morte di Trujillo, la Compagnia Garcia-Grisanti pretese dal nuovo Governo la restituzione delle loro proprietà recuperano le saline nel momento in cui la famiglia proprietaria decise di dividere il patrimonio fra i suoi componenti.

Don Antonio Federico de Jesùs Garcia stabilì che le saline localizzate nella salina Abajo y El Cayo dovevano essere dei suoi discendenti. Alla sua morte le destinò ad uno dei figli, Federico de Jesùs Garcia Tavàrez, noto come “Don Lulo”, che acquisì una ulteriore porzione della salina. Attualmente Federico Garcia Ricardo, figlio di “Don Lulo” e nipote di Don Antonio Federico continua a produrre sale insieme ai suoi fratelli, portando avanti quella che da tre generazioni è divenuta la tradizione di famiglia.

... Pagina 2/2 ... Un’altra tappa nella quale soffermarsi è rappresentata dal museo archeologico di Montecristi gestito da Robinson Jiménez Cabreja nella località, vicina alle saline, di San Fernando de Montecristi. L’attività di recupero dei resti delle navi affondate, poste in esposizione, è sostenuta dal 1985 da una fondazione privata che consente la visita soltanto su prenotazione. In precedenza l’immobile utilizzato ospitava un allevamento di gamberi. Ora le vasche che un tempo servivano ai molluschi sono occupate dagli oggetti recuperati, immersi in acqua dolce allo scopo di desalinizzarli. La lenta operazione viene protratta per 4 anni ai quali se ne aggiungono altri 4 di immersione in olio per evitare l’attacco e quindi l’aggressione della ruggine sui pezzi recuperati. Fino ad ora l’attività di ricerca ha permesso di analizzare la storia di 500 navi.

I pezzi mostrati dagli operatori che si immergono a raccoglierli per farli visionare, provengono dai carichi delle navi affondate nel periodo compreso fra il 1600 ed il 1900. Fra loro si trovano antichi revolver risalenti all’invasione americana, cannoni, palle di cannone, oggetti che delineavano la quotidianità delle navi, vecchie catene e sistemi di prigionia per fermare gli schiavi. Tanti sono i relitti che popolano i fondali al largo di Montecristi, il cui passato è legato a doppio filo alle incursioni dei pirati. Una buona percentuale delle imbarcazioni risale a quel periodo mentre la più recente è datata 1929.

L’attività del Museo comprende anche le operazioni di pulitura di monete e preziosi, poi inviati verso i vari musei del paese nei quali vengono collocate. Un pezzo davvero unico è il clistere datato 1626, parte di un carico recuperato di recente. Di oggetti come quello pare ne esistano tre soltanto nel mondo custoditi gelosamente nei musei francesi, oggetto di indagini e approfondimenti. Ogni tre mesi c’è il turn-over degli studenti che giungono al museo per studiare gli oggetti recuperati e per decidere in quali zone sondare confrontando antichi documenti per arrivare alla localizzazione dei relitti.

Lasciata Montecristi si può procedere verso la “sposa dell’Atlantico”, Puerto Plata che nel lontano 1606, dopo la distruzione di Montecristi ad opera del Governatore dell’epoca, si fuse con essa per offrire alla popolazione un rifugio nella nuova e temporanea Monte Plata. Lungo la strada, lastricata dai tanti panni colorati stesi ad asciugare sui guard-rail vicini alle case che costeggiano le carreggiate, si possono raggiungere località d’incanto come Punta Russia e Cayo Paraiso. Il viaggio prosegue.

Informazioni utili
Museo Archeologico di Montecristi
San Fernando di Montecristi
Calle de la Playa, Calle Salomon Jorge 8
Tel. 809.654.3924
e.mail: robinson.jimenez@galleondivers.com

Per arrivare a Monte Cristi si può ipotizzare di volare direttamente a Puerto Plata , e da qui attraverso la superstrada N°5 e la N°1 arrivare in mezza giornata a Monte Cristi. Volando su Santo Domingo i tempi si allungono, si deve percorrere l'intera superstrada N°1 da Santo Domingo a Santiago fino a Montecristi, impiegando l'intera giornata nel trasferimento. anche se il percorso è sempre interessante, specie nel tratto che costeggia la Cordillera Central. Esiste anche una pista d'atterraggio asfaltata, ma per avere la disponibilità e la tabella di arrivi e partenze occorre chiedere ad agenzie specializzate.

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