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Tour in Malopolska: nella Piccola Polonia fra arte, storia e natura

Incastonata nel sud della Polonia, al confine con la Slovacchia, la Malopolska (“Piccola Polonia”) custodisce un tesoro sorprendente. Fra i monti Tatra e la valle della Vistola, questo territorio è il più ricco del paese con siti Patrimonio Unesco, biodiversità naturali e prodotti tipici a denominazione Igp e Dop.

Un luogo ideale dove gustare cibo genuino e perdersi alla scoperta di villaggi rurali, dedicarsi ad attività outdoor in ogni stagione dell’anno e fare shopping in città dall’atmosfera frizzante.

Squilli di tromba a Cracovia


Comincia dall’antica capitale della Polonia, in compagnia di Anna Urbaniak-Kacprzak, laureata in filologia polacca all’università di Lublin e guida turistica, il tour della città. Sapete come nacque Cracovia? Si racconta sia stata fondata dal principe Krak grazie all’astuzia di un calzolaio che riuscì a sconfiggere un drago malvagio sulle alture di Wawel riempiendo di zolfo la pelle di una pecora. Affamato, dopo averla divorata, il drago corse al fiume Wisla per dissetarsi, bevendo così tanta acqua da scoppiare. Su quella collina, il Castello Reale, residenza di sovrani polacchi per cinque secoli, ancora oggi parla di Rinascimento italiano grazie alle opere d’arte di grandi artisti del tempo arrivati a corte come “dote” di Bona Sforza per le nozze con il re Sigismondo Jagellone. Se gli interni di questa dimora sono un tripudio di soffitti lignei, arredi preziosi e collezioni di armi e arazzi, anche la vicina cattedrale dedicata a San Venceslao e San Stanislao Vescovo, gotica all’esterno e barocca dentro, è un suggestivo scrigno di tesori con tessuti decorati e 18 cappelle funerarie fra cui quella di San Sigismondo I il Vecchio, ritenuta il più alto esempio di arte rinascimentale italiana in Polonia. Da Wawel, una piacevole passeggiata a piedi porta sino in Piazza Grande, Rynek Główny, disegnata da Boleslao V il Timido: quadrangolare, con i lati di circa 200 metri, è fra le più grandi piazze medievali d'Europa. Qui sorge l’edificio più antico della città, la Torre del Municipio con 110 gradini da salire per raggiungerne la cima.
Anche il Sukiennice, il Mercato coperto dei Tessuti, ricostruito in mattoni (in origine la struttura era in legno), è opera di architetti italiani. All’angolo nordorientale di Rynek Główny, s’innalza la chiesa gotica di Santa Maria, affiancata da due torri. La più alta (82 metri), culmina con una cuspide ornata da una freccia a ricordo del 1241 quando una sentinella venne trafitta alla gola da un dardo mentre avvisava la sua gente dell’imminente attacco dei Tartari. Oggi, come un tempo, un trombettiere-vigile del fuoco scandisce ogni ora della giornata con squilli melodici in omaggio a quell’episodio. Distrutta dagli invasori, per difendersi Cracovia innalzò una poderosa fortificazione di cui rimangono solo alcuni tratti di mura turrite e la Porta Florianska. Proprio a pochi passi da quest’ultima, la pinacoteca del Museo dei Principi Czartoryski custodisce, accanto a dipinti di artisti fiamminghi, olandesi e italiani, uno dei capolavori di Leonardo da Vinci, la Dama con l’ermellino, mentre il Collegium Maius, l’edificio più antico dell’Università Jagellonica, in pietra e cotto, accoglie nelle sue sale il Globo d’oro, primo documento cartografico in cui compare l’America.

La Cracovia di oggi è una città in cui divertirsi, fra festival musicali e cinematografici, ma è anche un luogo di memoria che fa rivivere le vecchie tradizioni. Nonostante il quartiere ebraico di Kazimierz sia diventato un susseguirsi di gallerie d’arte, negozi vintage e locali dall’aria bohémienne, il pensiero torna sempre al passato, quando questo luogo era il cuore pulsante della comunità ebrea. Per comprenderlo appieno si può visitare la sinagoga (con cimitero) del rabbino Remuh, una delle sei presenti. Cracovia è anche decisamente green. Oltre ai giardini “tasca” creati appositamente per togliere spazio all’urbanizzazione, la città ha un polmone verde, il Parco Planty: 4 chilometri di aiuole e piante secolari che abbracciano lo Stare Miaste, la Città Vecchia. Di verde ce n’è davvero ovunque. In periferia, ad esempio, lungo la riva destra della Vistola, a Podgórze, ghetto ebraico all’epoca nazista, si può salire sul tumulo di Krak: dall’alto dei suoi 16 metri si ha una vista meravigliosa sulla città (soprattutto al tramonto) e sulla cava di marmo di Liban, prima campo di lavoro punitivo per polacchi e poi set di Spielberg per alcune scene di Schindler’s List. Nel quartiere Płaszów, invece, il lago cittadino Bagry, ex cava di ghiaia, è un’oasi di balneazione (ci si arriva anche con i mezzi pubblici) con spiaggia di sabbia, impianti sportivi e food trucks. Ideale per rilassarsi in ogni stagione.

Wieliczka, quando il sale incontra l’arte


Da Cracovia, 17 chilometri in direzione sud-est accompagnano alla miniera di sale di Wieliczka, dal 1978 patrimonio Unesco. Sfruttata dal Medioevo, fu la più ricca di tutto l’Impero Austro-Ungarico sino a quando l’estrazione cominciò a decrescere perché poco conveniente, per poi fermarsi completamente nel 1996. “Il primo turista della miniera è stato Niccolò Copernico, poi ci furono sovrani, scrittori e musicisti come Goethe e Chopin – spiega Adrian Sikora, guida turistica e studente all’università di Cracovia - Il primo percorso turistico risale al 1790: a quell’epoca però solo i minatori potevano accompagnare i visitatori. Da una cinquantina di anni siamo invece noi guide a raccontare alla gente la storia di questo luogo incredibile che vanta anche record da Guinness dei Primati come quando, nel 2000, un pallone aerostatico riuscì a galleggiare a 2 metri dal pavimento della grotta Stanislaw Staszic, 125 metri sotto terra”. In un italiano quasi perfetto, imparato in sei mesi di Erasmus a Bologna, Adrian racconta che dei 300 km di gallerie scavate dai minatori solo l’1% è accessibile al pubblico. La miniera si può visitare scegliendo fra il percorso turistico (circa 2 km), religioso (prevede soste a una ventina di cappelle) o in barca (su canali navigabili) o ancora indossando casco e abiti da lavoro per imparare a estrarre il sale come si faceva un tempo. I turisti possono scendere sino ai – 135 metri del terzo livello; da qui ne partono altri 6, non aperti al pubblico, che raggiungono i 320 metri sottoterra. Gallerie, cunicoli, scale, stanze e 16 laghi caratterizzano Wieliczka, oltre a un’infinità di opere d’arte, sculture di santi e monarchi nazionali, arredi e bassorilievi: tutto scolpito nel salgemma con una maestria che lascia senza parole (come nella cappella di Santa Kinga, patrona dei minatori, a 102 metri di profondità).

I tesori in legno


Ammirate queste rarità di salgemma, si riparte verso est sino a raggiungere, dopo una trentina di km, il castello barocco-rinascimentale di Nowy Wisnicz, costruito nella seconda metà del XIV secolo, immerso fra i boschi del Voivodato della Piccola Polonia, gli stessi che circondano Lipnica Murowana, la cui chiesa gotica, dedicata a San Leonardo, è un altro Patrimonio Unesco. Fra chiese cattoliche e ortodosse, ville, campanili e musei all’aperto, di tesori in legno la Malopolska ne ospita oltre 250. Protetto da alberi secolari, l’edificio religioso di Lipnica è uno dei più suggestivi: interamente costruito in legno, ha pareti e soffitto ricoperti da policromie ornamentali e figurative. Da qui, proseguendo verso sud lungo stradine tortuose e secondarie per altri 120 km, si arriva a Zakopane, alle pendici dei monti Tatra. Località di villeggiatura sciistica e attività outdoor, è conosciuta per gli chalet in legno che si affacciano sulla ulica Kościeliska e per il suo frizzante centro pedonale.

Trekking di “confine” sui Tatra


Le sue vette rocciose incantano per il carattere alpino: laghi glaciali, valli pittoresche e una flora a dir poco straordinaria ne fanno il luogo polacco preferito per gli appassionati di sport invernali e attività outdoor. Per dirla in breve, i Tatra sono una maestosa porzione dei Carpazi. A Zakopane, “capitale di questi monti”, ha sede il Parco Nazionale che disegna il confine naturale fra Polonia e Slovacchia. Da Kuźnice (dove c’è la biglietteria), l’impianto di risalita costruito in soli 227 giorni nel 1936 e recentemente rinnovato, porta sino a Kasprowy Wierch, a 1.987 metri slm. La salita in funivia dura una ventina di minuti (con cambio a Myslenickie Turnie, a 1.325 mt.). Raggiunta la cima di Kasprowy, su cui svetta l’osservatorio meteorologico, si può scegliere su quale sentiero avventurarsi. Camminando ad esempio verso la cresta del Beskid (2.012 mt.), oltrepassato il passo Liliowe e quello di Świnicka (2.051 mt.), si procede per il lago Kurtkowiec, per i 2 laghi rossi e un altro passo, il Karb, a 1.853 metri. Il paesaggio attorno è incredibile: granito, rocce calcaree, cime ripide, grotte e torrenti di montagna, abeti rossi, faggi e cembri, fioriture (di crocus e gentiana verna), mirtilli di montagna. Il sentiero ha spesso tratti impegnativi, stretti e tortuosi, che richiedono attenzione sino al lago Nero di Gąsienicowa e al rifugio di montagna Murowaniec (con ristorante e camere per il pernotto). Un percorso, con ritorno a Kuźnice, di quasi 12 km, percorribili in 5-6 ore, con un dislivello di 487 mt. in salita e 1.405 in discesa. “La mattina è meglio salire presto al Kasprowy Wierch per evitare lunghe fila e la nebbia che, spesso all’improvviso, compare sulla cima - spiega Marcin Kowalczyk, da oltre 20 anni guida alpina di questo paradiso naturale – In estate con il bel tempo questo trekking è accessibile alla maggior parte degli escursionisti purché preparati e ben attrezzati”.

Relax fra terme e…gastronomia


Di ritorno dalla camminata sui Tatra, alle terme Chochołowskie, nel villaggio di Chochołow, ci si può ritemprare fra idromassaggi e sauna prima di cenare al ristorante self-service, in costume da bagno. L’ultimo saluto alla Malopolska è a Kościelisko, 5 km a ovest di Zakopane, dove i pastori di montagna producono il formaggio più antico di tutta la Polonia, un Dop di latte di pecora a pasta semidura, preparato in grandi calderoni di rame e poi affumicato: l’oscypek, una delizia per il palato. Non l’unica a dire il vero: da assaggiare assolutamente ci sono anche i pierogi, simili ai ravioli, ripieni di patate e ricotta, funghi o carne; le zuppe, di segale con salsiccia o di porro; il gulash. Fra gli indirizzi da provare: Klimaty Poludnia, wine bar e ristorante di Cracovia (ulica Gertrudy 5), con dehors e pergolato di viti dove gustare specialità polacche rivisitate in chiave moderna; in Rynek Główny 46, sempre a Cracovia, The Piano Rouge, esclusivo ristorante dall’atmosfera fin-de-siècle ospitato in un vecchio edificio, con le pareti in pietra, di metà XIII secolo, dove si mangia in compagnia di note jazz; alle pendici dei Carpazi, a Rajbrot (Iwkowa 586), il Bacówka "Biały Jeleń"; a Zakopane, Karczma Przy Młynie (ulica Bulwary Slowackiego 23), dove alcuni piatti della cucina tradizionale sono preparati su una stufa in cui arde legna di faggio che aggiunge un aroma unico. Per dormire: Golden Tulip Krakow City Center Hotel (Lobzowska Street 8), elegante 4* nel cuore di Cracovia, a due passi dal Parco Planty e dal centro cittadino e Nosalowy Dwor Resort & SPA (Droga Oswalda Balzera 21d), a Zakopane, in stile rustico-chic, con sistemazioni eleganti, 3 ristoranti, piscina coperta e centro wellness.

Link utili: www.polonia.travel/it e www.visitmalopolska.pl/it

Foto S. Vietto Ramus e Massimo Valentini

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