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I borghi abbandonati del Trentino Alto Adige, paesi fantasma da visitare

Hanno il fascino delle cose rare e in via d’estinzione, quelle che hanno prospettive future instabili, attaccate a un filo, e un passato ingombrante, spesso testimone di tragedie e sofferenza: sono i borghi abbandonati da visitare in Trentino Alto Adige, paesi che resistono al tempo che passa, nonostante la desolazione che li contraddistingue. Strade ormai deserte, mozziconi di case che si ergono fieri, a mostrarsi in tutto il loro coraggio, struggenti scorci di una vita fa, che ancora sussurra lungo i vicoli silenziosi.

Destini diversi ma simili, segnati dalla Natura, che sa farsi feroce, dalla Storia, nella sua versione più tragica, e dalla mano dell’uomo è ciò che caratterizza le città fantasma del Trentino Alto Adige, regione che, a differenza della maggior parte delle altre, non ne custodisce molte. Sono, infatti, solo tre, le ghost town locali, due trentine e una altoatesina, ma ognuna di esse ha una storia affascinante o misteriosa da regalarvi.
Mettetevi comodi che ve la racconto.

Curon Vecchia e il suo campanile che emerge dall’acqua


Partiamo da Curon Venosta Vecchia, la cittadina della Val Venosta situata a pochi chilometri da Glorenza, uno dei borghi più belli del Trentino, nota perché completamente sommersa dalle acque del lago Resia, alzatesi a causa della realizzazione di una diga. Era il 1950 quando furono chiuse le cataratte e furono divorati dalle acque 700 ettari di terra e la disperazione dei cittadini, i quali vennero fatti accomodare in umide baracche e lì dimenticati.
Solitario e coraggioso, però, il campanile della chiesa trecentesca del paese non si è arreso e ancor oggi spunta con muta ostinazione dalle acque gelide del lago, a mantenere acceso il ricordo di uno sfollamento doloroso e ingiusto. Da cartolina gli scorci, soprattutto in inverno, quando il lago si ghiaccia e il campanile può essere raggiunto a piedi.
Per gli appassionati di mistero, infine, c’è anche la leggenda popolare, secondo la quale proprio nei mesi più freddi si sentono i rintocchi delle campane provenire dal fondo del lago...non ci sarebbe nulla di inquietante se non fosse che le campane che risuonano allegre nell’aria sono state rimosse durante lo sgombero di più di mezzo secolo fa!

Borgo Carrero, il paese distrutto da Gesù

In Valsugana, invece, troviamo Borgo Carrero, paese così fantasma che non c’è neanche un’indicazione per poterlo raggiungere; non pensate di cavarvela con Google Maps, perché neanche la tecnologia vi sarà d’aiuto se avete intenzione di visitarlo. Insomma, per giungere a Borgo Carrero dovrete affidarvi alla tradizione orale e alla memoria dei più anziani, i quali vi racconteranno sottovoce le inquietanti storie che aleggiano intorno al suggestivo pugno di case abbandonate.
Se, infatti, la storia narra che il borgo sia stato raso al suolo nel XVIII secolo da una devastante frana che colpì anche altri villaggi dei dintorni, la tradizione popolare nasconde un’altra verità, ben più tetra. Si narra, infatti, che Borgo Carrero sia stato distrutto da Gesù Cristo in persona, il quale, dopo aver assunto le sembianze di un mendicante sporco e affamato, aveva chiesto ospitalità e cibo agli abitanti del piccolo borgo senza, però, riuscire a suscitare la loro compassione. Deluso dalla loro avarizia e dalla loro crudeltà, il figlio di Dio scatenò una furibonda tempesta che portò rovina e distruzione, seppellendo tutte le piccole case del villaggio, ad eccezione di un’unica povera abitazione in cui si trovava l’unica signora che aveva condiviso il suo povero pasto con Gesù.

Irone, il borgo incantato


Diverso, seppur ugualmente tragico, il destino di Irone, situato a circa 800 metri di altezza sul fianco di uno dei rilievi che circondano le Valli Giudicarie, borgo che deve la sua desolazione all’epidemia di peste del 1630, la stessa raccontata dal Manzoni ne I Promessi Sposi.
Il villaggio, d’origine medievale, è, però, perfettamente conservato ed è rimasto intatto da quando la “morte nera” si portò via tutti i suoi abitanti, senza sfiorare, però, le case e i monumenti; nel 2013 Irone è stato addirittura insignito con il titolo di "Meraviglia d’Italia", tanto per farvi capire quanto sia piacevole aggirarsi lungo i suoi vicoli antichi, dopo aver percorso il sentiero che si inoltra nella fitta vegetazione e si apre quasi all’improvviso sulle case bianche disposte ad anfiteatro sulla spianata che le ospita.
La bellezza di questo borgo incantato, nonostante l’abbandono, non ha lasciato indifferenti gli abitanti delle frazioni a valle che si sono dati da fare, hanno restaurato qualche edificio ed ogni estate organizzano spettacoli e manifestazioni per attirare i turisti. E i curiosi che si arrampicano fino allo sperone di roccia su cui si appoggia Irone non restano delusi, visto che vengono accolti da una vista mozzafiato, da qualche elemento architettonico di pregio, come l’antico pozzo medievale che riforniva d’acqua i cittadini, e dai sapori tipici locali, che, ve lo garantisco, meritano un’assaggiata.
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 Pubblicato da il 10/01/2019 - - ® Riproduzione vietata