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Tra le Dolomiti Bellunesi: gastronomia, tradizioni ed ospitalitÓ

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Belle, anzi bellissime, sono le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità, ma soprattutto patrimonio della nostra terra, della quale non possiamo che essere infinitamente fieri. "Non tutti lo sanno, ma circa l'80% delle Dolomiti fa parte del Veneto." Mi spiega un caro amico, nonché noto skier, Massimo Braconi. Bella scoperta. E chi poteva immaginarselo?

Sentiamo sempre parlare di Trentino ma non ci siamo mai chiesti cosa si nasconde appena al di là del confine. Spesso, forse, abbiamo la vista un po' annebbiata, proprio come quel cappuccio che un giorno sì e uno no, copre le vette, quasi fosse un anello.

La mia avventura inizia così, proprio al di lá di quel confine immaginario, nel cuore della Val di Zoldo, nella cornice del Civetta (3220 m) e del Pelmo (3168 m), al fresco, con tanta voglia di sciare. Eh sì perché venire fin qui e non inforcare scarponi e sci per farsi due curve è come vivere la montagna a metà.

Apro la cartina e mi guardo intorno confusa, senza sapere da che parte iniziare, tante sono le meraviglie che mi circondano. Decido così di iniziare dall'alto per poi scendere piano e gustarmi passo dopo passo, tutto quello che la natura ha da offrirmi. Inizio quindi dalle piste innevate e mi faccio strada lasciandomi alle spalle una traccia ondulata con i miei sci, quasi fossero delle impronte senza fine. La neve quest'anno fa fatica a concedersi e degli 80 km di questo comprensorio, non trovo che qualche pista aperta, quel tanto che basta per dire di aver toccato la neve con gli sci e ammirato il paesaggio dall'alto.

Un pranzo al Ristoro Belvedere e tutto prende senso: il calore, la tradizione e l'accoglienza da parte di Michela (si chiama proprio come me) e della sua famiglia mi fanno sentire come a casa. Così fra un sorriso e un boccone dopo l'altro è giá il tempo di scendere a valle.

Ad attendermi, l'appuntamento con Giovanni Giacomel, abitante di Fornesighe, piccola frazione del comune di Forno di Zoldo. Una realtá dove il tempo sembra essersi fermato e l'atmosfera é avvolta nella calda luce che sfiora i tabiá, antichi fienili in legno riconvertiti in abitazioni. Giovanni, come molti altri suoi compaesani, ogni anno concorre presentando una tradizionale maschera lignea per Carnevale (sito ufficiale).

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"Tutti possono concorrere" mi spiega "e quest'anno il tema sará rappresentato dai 4 elementi". E aggiunge: "Peccato non sei venuta poco prima di Carnevale: è un continuo sentir battere gli scalpelli". Sará certamente così ma a me é bastato visitare il suo laboratorio per farmi un'idea. Da ben 3 generazioni i falegnami han lasciato il segno in questa fucina, oltre ai loro strumenti del mestiere... É qui che lascio Mattia, suo figlio di soli 15 anni, intento a dar forma al legno, e faccio ritorno a Pecol, il tempo di prepararmi e subito riparto verso le piste, fortunatamente aperte anche la sera e illuminate quasi a giorno.

Un passo dentro in una delle cabine e in poco tempo mi trovo fra le braccia del Rifugio Pian del Crep, dove Alberto e il padre Bepi, fanno a gara ad accogliermi con i piatti più buoni di sempre e dove ogni sera regala il pretesto per far festa (con tanto di fuochi d'artificio).

Devo proprio ammettere che qui anche mia mamma e mia nonna farebbero fatica a reggere il confronto! Rotolando a valle dopo polenta, pastin, cazunziei e tortelli, mi consolo solo pensando che l'indomani avrò modo di smaltire il tutto con una bella passeggiata verso il Rifugio Bruto Carestiato che dai 1834 m (www.rifugiocarestiato.com) domina tutte le Dolomiti Agordine, dai piedi della spettacolare Cima Moiazza (2878 m).

Un'ora di cammino o qualcosa in più dal Passo del Duran, dovuta a varie pause-fotografia lungo il percorso fra boschetti e tramonti infuocati, e finalmente arrivo al rifugio che é quasi l'imbrunire. Qui incontro Diego Favero e la sua famiglia, che da qualche anno gestisce il rifugio con passione, dedizione e sacrificio. Sono persone come lui che ti fanno capire cosa significa montagna o cosa é capace di regalarti e di toglierti in un soffio, ma allo stesso tempo sono persone come lui quelle che danno un senso a queste montagne e ci danno la possibilitá di viverle sotto un cielo senza precedenti.

Peccato solo che la mia permanenza qui sia durata solo il tempo di una notte stellata e l'alba mi richiami a valle. Del resto, come dice anche Mauro Corona, "Una volta in vetta non puoi fare altro che scendere." E così, anche se col nodo alla gola, ho fatto anch'io, lasciando al proprio lavoro Diego e chi, come lui, vivono di queste e per queste vette, perché la montagna é fatta di roccia, alberi e neve, ma anche e soprattutto di persone.
TheTravelover.com è un blog di viaggi che nasce dalla passione di Michela Garosi per il mondo, la natura, la fotografia e la scrittura.

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 Pubblicato da il 17/01/2015 - 3.378 letture - ® Riproduzione vietata

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