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Vivere in viaggio: i lavori che vi faranno viaggiare per vivere

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Lavorare viaggiando... Mollare tutto e girare il mondo: chi non l’ha sognato almeno una volta nella vita? C’è chi la usa come minaccia ma poi resta in ufficio, chi sospira e rimanda a “prima o poi”, e chi pensa di non avere abbastanza soldi, tempo, o spirito di adattamento. Molti sono terrorizzati da quello che c’è tra il dire e il fare, ma non tutti. Qualcuno l’ha pensato e l’ha fatto davvero, trasformando un’idea stuzzicante in realtà: ha mollato tutto, e ha cominciato a girare il mondo.Nell’era di internet sembra ancora più facile. Il web è pieno di blog e forum dedicati ai viaggi definitivi, quelli pensati per durare a lungo e assicurare di che vivere: si raccontano esperienze e si danno consigli, si producono resoconti e si cercano compagni di avventura.

Ma come si fa a farsi pagare per girare il mondo? O meglio, come unire l’utile al dilettevole e rendere il nomadismo, se non un guadagno, almeno una fonte di sostentamento? Ecco una lista di idee da copiare per avverare quel desiderio di fuga che c’è in ognuno di noi.

Insegnare italiano all’estero
Perché uno straniero dovrebbe studiare italiano, se basta l’inglese per andare dappertutto? Ma la parlata del Belpaese è considerata la lingua della cultura e dell’opera lirica, e la parentela col latino non fa che donarle fascino e prestigio, doti apprezzate negli ambienti accademici.Per fare l’assistente di lingua all’università, il lettore universitario, o l’insegnante in una scuola statale estera, servono titoli e riconoscimenti: abilitazione specifica o laurea magistrale in lettere o lingue. Ne siete sprovvisti? Non disperate: potete avverare il vostro sogno proponendovi come insegnante per lezioni private. Pare che gli Stati Uniti e la Cina, in particolare, siano pieni di estimatori della lingua italiana, che non vedono l’ora di andare a teatro e capire qualche parola dell’Aida o del Rigoletto: se il contesto delle lezioni è informale non servono certificazioni, basta farsi pubblicità e sfoggiare un italiano fluente.

Ma attenzione: riuscire a campare di italiano non è scontato. La Spagna ad esempio “se la passa male, quasi come l'Italia. Non si trova lavoro facilmente, per questo è sempre meglio partire con un progetto alle spalle che assicuri almeno per i primi mesi un reddito stabile.” È il consiglio di Francesca Righini, laureata in lettere all’Università di Bologna: è partita per Siviglia grazie al programma LLP Comenius (www.programmallp.it), finalizzato all'insegnamento di lingua e cultura straniera all'estero, e ora insegna la sua lingua, la sua cultura e le sue tradizioni ai bambini spagnoli dai 3 ai 12 anni. Lo spagnolo non lo conosceva, ma le è bastato un mese per acquisire un perfetto andaluso; gli affitti sono onesti e ha trovato un ulteriore lavoretto per arrotondare. “L’azienda della mia coinquilina, che produce e-book in diverse lingue, cercava una voce italiana per registrare le fiabe”. Il mix perfetto per un’amante delle lettere e dei viaggi, che dice soddisfatta: “In un mese ho già visto Madrid, Cordoba e conosco Siviglia come le mie tasche. Io sono una viaggiatrice, non riesco a stare ferma”. Lo racconta giorno per giorno sul suo blog, www.mindy.it.

Scrivere di viaggi (la nostra professione)
Vivere di scrittura e viaggi è il sogno di molti: aprire un blog è il primo passo per addentrarsi in un settore arduo e appassionante allo stesso tempo, fonte di soddisfazioni e di piccoli grandi flop. Il top sarebbe esplorare il globo a spese di un’azienda, o di una testata, con l’incarico di raccogliere informazioni, scattare foto e descrivere luoghi esotici. Allo stipendio da travel writer o travel blogger si sommerebbero grandi emozioni e il lavoro, qualche volta, somiglierebbe a una vacanza.

Ma la realtà non è così rosea. Viaggiare è faticoso, richiede sacrifici e spesso porta un guadagno minimo: non è facile trovare degli sponsor, e per ogni Rolf Pott’s o Leif Pettersen (che sono riusciti a fare del vagabondaggio un lavoro ben pagato) ci sono centinaia di freelance che arrancano e stentano a farsi conoscere. Peccato, perché la formula sarebbe perfetta, e infatti Pettersen dichiara sul sito www.leifpettersen.com: “avete appena trovato la pagina del travel writer più fortunato, più appassionato e più felice del mondo”.

In attesa di sfondare, scrivete di viaggi come secondo lavoro o come hobby: il web è pieno di siti che cercano collaboratori, spesso a titolo gratuito. Nel frattempo fatevi conoscere, aprite un blog e stuzzicate la curiosità degli aspiranti vagabondi. Lo stile e il linguaggio sono importanti, e il titolo di giornalista potrebbe aiutare, ma gli ingredienti indispensabili saranno tenacia, spirito di adattamento e un pizzico di fortuna.

Darsi al “nomadismo digitale”
Digital Nomad o Nomadi Digitali è una definizione che sta prendendo piede negli ultimi anni. Vivere, viaggiare e lavorare senza limiti di tempo e spazio: non sembra un sogno? Nell’era digitale diventa realtà, perché si moltiplicano i mestieri che si sviluppano unicamente online. Bastano un PC, una connessione internet e tanta creatività. Web designer, scrittori, fotografi, artisti e consulenti si stanno convertendo sempre più a uno stile di vita nomade, assumendo come ufficio il mondo intero. Avere una sede di lavoro fisica non conta più così tanto: si può lavorare e migrare allo stesso tempo, spostandosi per l’Europa e l’America, l’Australia e l’Oriente, lasciandosi ispirare da scenari sempre nuovi.
Un sito italiano, che raccoglie le esperienze di italiani che già sono nomadi digitali, è stato presentato proprio qualche giorno fa: (www.nomadidigitali.it)

Lavorare su una nave da crociera
Se il mal di mare non vi spaventa potete fare una crociera… non da turisti, ma in mezzo allo staff. Un lavoro totalizzante, con poche pause e un paga non proprio eccellente, ma perfetto per gli aspiranti viaggiatori a tempo pieno. Le opportunità sono infinite per chiunque abbia un po’ di esperienza nella ristorazione, l’intrattenimento e l’ospitalità. Insegnanti di ballo, DJ, animatori per bambini, hostess, bagnini, istruttori di nuoto, organizzatori di visite guidate, cuochi, camerieri, personale per le pulizie, medici e tanti altri professionisti possono trovare il loro posto su una nave da sogno.
Il modo migliore per farsi ingaggiare è contattare le agenzie di collocamento o visitare il sito internet delle grandi compagnie di navi, per sapere quali sono le posizioni lavorative scoperte. Ricordate: l’alloggio è spesso condiviso con altri dipendenti, i turni sono lunghi e faticosi e lo stipendio non è da capogiro. In compenso avrete vitto e alloggio gratuiti e riuscirete a mettere da parte quasi tutto il vostro guadagno, ma soprattutto visiterete luoghi magnifici in ogni parte del mondo.

Fare l'accompagnatore turistico all'estero
Se amate i viaggi ma anche i viaggiatori, non vedete l’ora di condividere la vostra passione e siete pronti a sfoggiare cordialità e cultura, allora siete accompagnatori turistici nati. Un mestiere senza limiti di spazio: ovunque, nel mondo, esistono luoghi degni di una buona presentazione, e turisti curiosi pronti ad ascoltare la storia di ciò che vedono. Musei, monumenti, palazzi, riserve naturali, ma anche intere città o regioni, diventano più interessanti grazie alle parole dell'accompagnatore.
Per essere guida ufficiale all'estero si devono frequentare scuole e corsi impegnativi, ma per fare l'accompagnatore turistico servono soprattutto entusiasmo, empatia e una buona conoscenza dell’area da illustrare. Se avete un interesse spiccato , conoscete a memoria le pietre di una città o siete esperti di tradizioni popolari, non perdete tempo e sfruttate quel patrimonio. Ancora meglio se masticate una o più lingue straniere. Certo, la paga non è alle stelle, ma spesso le guide turistiche ricevono delle mance: più piacete, più guadagnate. E se i vostri interessi sono molti e non vi piace mettere le radici, potete lavorare come freelance e mettere in campo tutte le vostre conoscenze, cambiando quando volete destinazione e tour.

Diventare assistente di volo…
Ecco il mestiere per chi ama i viaggi ma si preoccupa anche del conto in banca: l’assistente di volo, oltre a girare il mondo, riceve uno stipendio piuttosto buono. Ma attenzione, non basta occuparsi del servizio clienti e fare felici i passeggeri: la questione è un po’ più complicata. L’assistente di volo deve conoscere le norme di sicurezza e le misure di primo soccorso, avere una mente flessibile e una buona capacità di adattamento, saper fronteggiare le situazioni di emergenza e destreggiarsi con le lingue straniere. Se questo è il vostro sogno non usate tempo e denaro per prendere specializzazioni: non è necessario un certificato, ma puntate a migliorare le vostre capacità comunicative e prestate attenzione alle esigenze dei clienti.

…o pilotare l’aereo!
Non ci sono dubbi: il pilota di linea viaggia, viaggia, viaggia e guadagna bene. Ha un ruolo importante ed è una figura prestigiosa. Ma la strada per decollare è lunga e difficile, passa attraverso rigide selezioni, test medici e tante ore di apprendistato. Richiede tempo e denaro da versare di tasca propria: un vero e proprio investimento, che comporta sacrifici ma può dare grandi soddisfazioni.
... Pagina 2/2 ... Nel giro di un anno ci si muove da un paese all’altro, facendo tappa in città magnifiche e entrando in contatto con culture diverse, specie sulle tratte intercontinentali. Ma ricordate, il pilota deve osservare un regolamento ferreo, e una volta atterrato non può certo spassarsela come un qualsiasi turista: il riposo è d’obbligo, e gli scali possono essere così brevi da non lasciare tempo per altro se non una bella dormita in albergo. Ci si allontana da casa “a singhiozzo”, per periodi più o meno lunghi, e non c’è Natale che tenga: le festività valgono per i comuni mortali ma non per il capitano, che ha il compito di portare in vacanza i suoi passeggeri. Almeno ci sono sconti vantaggiosi per i familiari sui biglietti aerei: mentre il pilota riposa, moglie e figli possono fare i turisti e comprargli un bel souvenir.

Fare l’infermiere di viaggio
Gli infermieri, come i medici, servono in tutto il mondo, anche in tempo di crisi. Essere disponibili a viaggiare, in questa professione, è un’ottima opportunità di carriera: porta uno stipendio migliore e offre la possibilità di conoscere luoghi e culture lontane. Se siete già infermieri potrete acquisire nuove esperienze in qualunque settore clinico, allontanandovi da casa dai due mesi a un anno prima di passare a un nuovo ospedale ma, soprattutto, a un nuovo paese.

Proporsi come ragazzo o ragazza “alla pari”
È la formula preferita dai giovani tra i 18 e i 30 anni che vogliono viaggiare, affinare una lingua straniera e allo stesso tempo mantenersi, senza pesare sulla famiglia o svuotare il salvadanaio. Un giovane alla pari pianifica il viaggio in anticipo, prendendo accordi con una famiglia straniera ospitante. Si trasferisce a casa loro per un periodo più o meno lungo, senza pagare vitto e alloggio, e in cambio si prende cura dei bambini o della casa. Di solito riceve un piccolo stipendio (simile alla “paghetta”) e concorda degli orari di libertà: sono i momenti perfetti per visitare la città adottiva, studiare se necessario, cimentarsi con la lingua straniera e rilassarsi.
È un’esperienza speciale e può essere altamente formativa: aumenta la padronanza della lingua, ci si impegna in un lavoro, si possono fare nuove amicizie e spesso ci si affeziona alla famiglia provvisoria. Ci sono ragazzi alla pari che una volta tornati a casa, anche a distanza di anni, restano in contatto con i genitori adottivi e vanno a trovarli appena possibile. Certo, serve un po’ di fortuna: la convivenza non è sempre facile e bisogna scegliere bene a quali mani affidarsi!
Per questo la pianificazione da casa è fondamentale. In rete ci sono siti e forum dedicati alle esperienze alla pari, che torneranno utilissimi a chi vuole tentare l’avventura. Potete cominciare con www.aupair-world.it, che fa da tramite tra le famiglie e i giovani interessati di tutto il mondo.

Entrare nei Corpi di Pace, fare il Servizio Civile all’estero o lavorare per una ONG
Si parlava di trasformare l’amore per i viaggi in un mestiere. Ma in certi casi l’amore per i viaggi può diventare un’occasione di volontariato: in tal caso il guadagno è molto basso – più che altro un rimborso – le condizioni di vita possono essere dure e non si conquistano né fama né prestigio. Certo non è per tutti, ma chi è entrato nei Corpi di Pace giura di aver vissuto un’esperienza indimenticabile.
Un’altra forma di volontariato per chi ha un’età compresa tra i 18 e i 28 anni è quella del Servizio Civile Nazionale, che a scelta può essere svolto all’estero. I progetti durano 12 mesi, sono definiti da Amministrazioni ed Enti e intendono favorire la pacificazione e la cooperazione tra i popoli.
I bandi hanno cadenza annuale e sono pubblicati, insieme a tutte le informazioni a riguardo, sul sito www.serviziocivile.gov.it.
Anche le ONG (Organizzazioni Non Governative) spesso preferiscono ingaggiare dei volontari, che possono ampliare le proprie conoscenze, migliorare una lingua straniera e fare esperienza in diversi settori, dall’ambito medico all’insegnamento e tanto altro ancora.

LA PAROLA A CHI L’HA FATTO DAVVERO:
I racconti di chi ha mollato tutto per fare il viaggiatore
Forse pensate che una scelta del genere richieda doti umane eccezionali, o risorse economiche che non avete. O forse avete semplicemente paura, e allora dovreste ascoltare i consigli di Caz e Craig, i coniugi australiani che dal 1997 fanno i vagabondi. I digital nomad per la precisione… allora è un mestiere che esiste davvero! E non ha impedito loro di avere una bambina e mettere a frutto le proprie capacità di insegnante e carpentiere. Solo che lo hanno fatto in ogni continente, spostandosi di continuo.

Sul blog che curano dal 2010, www.ytravelblog.com, Caz scrive: “Tanti mi chiedono come ho fatto a vivere e viaggiare per così tanti anni. La mia risposta è semplice: l’ho fatto e basta! Non sono più fortunata e più coraggiosa degli altri: tutti possono farlo, se decidono di seguire un sogno e non guardare indietro. Sapevo cosa volevo e mi sono rimboccata le maniche!” E giura che prima di allora non aveva soldi da parte né esperienze particolari.

Lo conferma Maria Brophy dalla sua pagina, mariabrophy.com. La bionda statunitense scrive: “Una vita in viaggio non è per i più ricchi o fortunati. È per quelli che scelgono di viverla” e racconta di quando ha deciso di cambiare lavoro e fondare una società con suo marito, l’artista Drew Brophy, dandosi al marketing e alla promozione dell’arte. Parla di lavaggio del cervello e di una società costrittiva, che ci rende schiavi e non padroni del nostro tempo; poi ci consegna una lista di consigli da seguire per imparare a ragionare da viaggiatori. Prima regola: decidere di agire immediatamente, senza rimandare. E ancora: pensare a un lavoro da portare a spasso per il mondo, alleggerire il proprio bagaglio, rivedere le priorità e rinunciare a qualche comfort inutile, pianificare nel dettaglio il proprio sogno e mettersi in marcia.
Facile, no?

Infine un’italiana, Francesca, che ha dovuto mettere in standby il lavoro per due anni, in un’ottica di restrizione costi dell’azienda. Quale occasione migliore per mettersi in viaggio? Sul suo sito, www.chetiporto.it, racconta di aver scelto il Sud America per amore della bisnonna, che nel 1911 aveva attraversato le Ande a cavallo per poi vivere due anni a Santiago. Da Santiago è cominciato anche il viaggio di Francesca, poi Perù, Bolivia, Cile del nord, una tappa a Buenos Aires e a Punta del Este, senza dimenticare la sua identità: da brava psicologa ha deciso di fare una ricerca sulla personalità dei viaggiatori, con tanto di test ad hoc. Ma le scoperte più belle non le fa attraverso il suo questionario: “mi capita di passare la notte ad ascoltare racconti fantastici di viaggiatori che girano il mondo da 2 o 5 anni, di ragazzi che stanno attraversando l’America Latina chiedendo l’autostop, o di motociclisti nostalgici”.

Cambiano il dove, il come e il quando, ma la voglia di viaggiare è la stessa per tutti. Un piccolo fuggitivo si nasconde in ognuno di noi: non tutti hanno il coraggio di ascoltarlo, ma sembra dirci che siamo fatti per andare, e che il mondo è fatto per essere scoperto.
Chi ha detto che per sentirsi a casa bisogna starsene tra quattro mura?


Fonte: BootsnAll Travel
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