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Masai Mara e Serengeti: in Kenya in pericolo le migrazioni di animali

Safari, parola che evoca magie d'Africa, paesaggi struggenti dove la natura ancora si mostra con il suo lato più vero, se vogliamo crudo, ma reale. Safari, parola che in realtà in lingua Swahili significa semplicemente “viaggio”, in Kenya assume una connotazione epica per i tanti parchi nazionali che accolgono una elevatissima biodiversità e possono mostrare ai viaggiatori il vero fascino del continente africano, quello che al ritorno si trasforma nel Mal d'Africa, così bene descritto nei libri di Karen Blixen.

Tra i vari parchi dove compiere un Safari, la riserva faunistica di Masai Mara è sicuramente uno dei luoghi più indicati in assoluto. E' il naturale proseguimento del Parco Nazionale del Serengeti in Tanzania, cosa giusta e importante pechè le migrazioni delle specie selvatiche non possono essere assoggettate ai confini fra stati. Purtroppo uno studio recente, condotto all'interno dei due parchi, riporta una netta diminuzione dei flussi migratori di moltissime specie, con cali anche del 70% rispetto alla situazione di 30 anni fa.

Questo studio è stato eseguito dall'università di Hohenheim, un ateneo della Germania che ha messo sotto la lente di ingrandimento le migrazioni delle varie comunità di animali che si muovano dalla Maasai Mara National Reserve, fino al parco di Serengeti e ritorno. Masai Mara si estende su di una superficie complessiva di oltre 1500 chilometri quadrati e da luglio a ottobre è interessato dalla cosiddetta Grande Migrazione, quando migliaia di zebre, gazzelle, gnu ed altre specie si muovono in massa tra i confini del Kenia e la Tanzania.

Secondo l'università tedesca i flussi migratori vengono disturbati sempre più dalle attività antropiche, specialmente dagli allevamenti estensivi di bovini, che hanno anche comportato il diboscamento di varie aree della savana, per ricavare pascoli per il bestiame. Questo cambiamento di uso del territorio rischia di confinare gli animali in aree più strette, limitando oltre i flussi migratori anche le possibilità stesse di sopravvivenza di molte specie. Anche il progetto di costruzione di un paio di grandi strade in Tanzania rischia di aggiungere ulteriori ostacoli alle migrazioni che potrebbero subire un declino inarrestabile.
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 Pubblicato da il 12/02/2012 - 3.384 letture - ® Riproduzione vietata

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