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Visitare il Museo delle Belle Arti Puskin a Mosca

Come l’Ermitage a San Pietroburgo, il Museo delle Belle Arti Puskin (muzej Izobrazitel’njkh Iskusstv imeni A.S. Puskina) di Mosca vanta una collezione che spazia dall’antichità greco-romana ai dipinti dei più celebri artisti del Novecento, così ampia da non poter essere esposta nella sua interezza. Oltre ai limiti fisici imposti dalla mancanza di spazio, anche la politica ha spesso giocato un ruolo cruciale nella scelta dei pezzi da esporre, che comunque svariano tra molteplici forme e stili. Sebbene di minore importanza, nei dintorni del Museo Puskin vale la pena visitare anche il Museo delle Collezioni Private, che ospita opere d’arte contemporanee russe e straniere, ed il Museo Roerich, interamente dedicato all’omonima famiglia di pittori, esploratori e mistici.

Inaugurato nel 1912, il Museo Puskin nacque ufficialmente nel 1898, anno in cui ebbero inizio i lavori di costruzione dell’edificio commissionato dal padre della poetessa Marina Cvetaeva, proprietaria della collezione di calchi di sculture antiche, medievali e rinascimentali che costituì il primo nucleo della mostra. Dopo la rivoluzione il museo si arricchì delle opere confiscate alle collezioni private, mentre nel 1937 si decise di dedicarlo e ribattezzarlo in onore di Aleksandr Sergeevič Puškin. Negli ultimi anni l’allestimento ha esposto buona parte dei capolavori sottratti ai nazisti nel 1945 e tenuti nascosti per decenni; tra i più noti e preziosi figura l’incredibile Tesoro di Priamo.

Il Museo di Belle Arti Puskin è situato in ulitsa Volkhonka 12, ad una manciata di minuti a piedi dalla fermata della metropolitana Kropotkinskaja. Sebbene la collezione non sia vasta come quella dell’Ermitage, sarebbe meglio stabilire a priori ciò che si vuole vedere, così da non perdere troppo tempo per le cose che interessano meno. Alcune sezione sono soggette a cambiamenti frequenti, mentre periodicamente si susseguono mostre temporanee dai titoli più disparati. Il museo, inoltre, è sede di concerti annuali di musica classica conosciuti con il nome di Serate di Dicembre.

L’ingresso al Museo Puskin avviene dal seminterrato, dopo il quale comincia la sezione dedicata alle antichità classiche e bizantine. La maggior parte dei visitatori non perde tempo e si dirige immediatamente alla sala 7, quella dove è custodito il Tesoro di Priamo, rivenuto in un bunker a Berlino nel 1945, del quale fanno parte diademi dorati, collane e teste d’ascia in nefrite provenienti dalla Turchia. L’altra importante attrazione di questo piano è rappresentata dai calchi di gesso a grandezza naturale di antichi monumenti esposti nella sala 14, dove spiccano un angolo del Partenone ed un enorme capitello a forma di testa di toro del palazzo di Artaserse II a Susa.

La sala 3 si apre con l’esposizione di alcuni preziosi tessuti copti e pittoresche maschere funerarie, ma il suo pezzo forte sono i 16 ritratti provenienti dalla regione di Fayyum, dipinti quando i modelli erano ancora vivi e in seguito applicati alle mummie. I pezzi di questa sala provengono tutti dall’Egitto e sono databili tra il I e il VI secolo d.C., mentre sulla parete all’estremità opposta sono appese numerose icone bizantine tra cui quella di Cristo Pantocratore del Quattrocento. Subito dopo si varca l’ingresso della sala 2, dove sono in mostra alcune sculture precolombiane e hindu, ma soprattutto alcuni magnifici bassorilievi babilonesi prelevati dal palazzo di Assurnasirpal. Dalla porta di fronte si entra nella sala 1, decorata come se fosse un tempio egizio e ricca di manufatti risalenti ai regni Antico, Medio e Nuovo come ad esempio statue, sarcofagi e rilievi funerari.

La già citata sala 4 è il trionfo dell’arte italiana dei secoli XIII-XV. All’ingresso si nota immediatamente una splendida “Madonna con Bambino in trono” di anonimo fiorentino del 1280, mentre sul lato sinistro del divisorio si possono vedere due magnifici trittici della seconda metà del Trecento; a destra, invece, spicca una “Crocifissione” di Jacobello del Fiore. Sulla falsariga della 4 è la sala 5, che differisce per il fatto di avere al suo interno non solo opere italiane, ma anche tele tedesche e olandesi del XV e XVI secolo. Tra le migliori e più note ricordiamo “Ritratto di donna” di Giulio Romano ed una magnifica “Annunciazione” di Botticelli, oltre ad un “San Sebastiano” di Giovanni Boltraffio, storico allievo di Leonardo da Vinci. La sezione successiva comprende alcuni lavori di Lucas Cranach il Vecchio, ed ancora quadri italiani del XVI secolo come ad esempio “Minerva” di Paolo Veronese; nella stessa sala ci sono anche “San Giovanni Battista” di El Greco e “Ritratto di Uomo” di Tintoretto.

Per raggiungere la sala 11 e i suoi capolavori fiamminghi e spagnoli bisogna attraversare l’atrio dominato dalla gigantesca “Natura morta con cigni” di Frans Snyders e dal ritratto di Adriaen Stevens eseguito da Antonie Van Dick. Entrambi i pittori furono allievi di Pieter Paul Rubens, di cui sono in mostra 3 opere. La porta sul lato opposto introduce alla sala 10, dedicata all’arte olandese del Seicento di Rembrandt, mentre la sala 12, alla quale si accede dal varco vicino ai dipinti di Murillo, è monopolizzata dall’arte italiana a cavallo tra XVII e XVIII secolo, rappresentata da maestri del calibro di Salvator Rosa, Domenico Gargiulo e Canaletto. Tutta francese è la sala 13, all’interno della quale ci sono opere di Jean-Baptiste Greuze, Jean-Honoré Fragonard, Francois Boucher e Nicolas Poussin.

Il grande atrio denominato sala 15 è costellato di copie in gesso e bronzo di capolavori medievali e rinascimentali come l’Arco d’Oro della cattedrale di Friburgo, il David di Michelangelo ed il seggio vescovile della cattedrale di Ulma. Da qui lo scalone d’onore conduce al piano superiore, generalmente occupato da mostre temporanee, dove si trova la sala 16, allestita coi calchi di gesso delle sculture e dei fregi greci antichi. Gli ambienti successivi ospitano altre copie di statue di Michelangelo, di capolavori rinascimentali come la Porta del Paradiso, di parti di cattedrali francesi e tedesche e del battistero di Firenze del Ghiberti.

La sala 23 è quella incentrata sulla cosiddetta Scuola di Barbizon, della quale fecero parte i precursori dell’impressionismo. L’attenzione rivolta alla spontaneità ed al naturalismo è evidente nei paesaggi di Jean-Baptiste-Camille Corot, ma nella stessa sala sono esposti anche dipinti in stile orientaleggiante ed una piccola “veduta delle montagne” di uno dei maggiori pittori romantici tedeschi: Caspar David Friedrich. Sulla parete in fondo alla sala, invece, troneggiano alcuni dipinti russi in stile accademico e soprattutto “Dopo il naufragio” di Eugène Delacroix, affiancato da “Ritratto a cavallo del principe Jusupov” di Antoine-Jean Gros.

Quello che avete visto fino ad ora non è niente se paragonato al nucleo centrale del Museo di Belle Arti, rappresentato dalle collezioni private messe insieme dai ricchissimi moscoviti Sergei Scukin e Ivan Morozov. Di questa sezione fanno parte decine di tele di Picasso, Matisse e dei maggiori impressionisti francesi. Nelle sale 21 e 22 si susseguono quadri di Claude Monet, tra cui “La cattedrale di Rouen al tramonto”, e Vincent Van Gogh, di cui ricordiamo “Le vigne rosse di Arles” e “La ronda dei prigionieri”, solo per citarne un paio. Molto affascinanti sono poi i paesaggi di Camille Pissarro, i pastelli di Edgar Degas ed il “Ritratto di Yvette Guilbert” di Henri de Toulouse-Lautrec, coronati dai dipinti di Auguste Renoir e dalle sculture di Auguste Rodin, tra cui “I cittadini di Calais” e “Il bacio”. Decisamente più moderniste sono le sale 17 e 18, incentrate su autori come Paul Cézanne, Pierre Bonnard, Paul Gaugin, Vasilij Kandinskij, Giorgio de Chirico e Juan Mirò.

Il Museo di Belle Arti Puskin è aperto da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00, ma tenete presente che la biglietteria chiude alle 17.00. Il prezzo del biglietto è equivalente a circa 6 €. Per raggiungere il museo in metropolitana potete scendere a Kropotkinskaja. Per maggiori info visitate www.museum.ru/gmii o chiamate 203 9578

 Pubblicato da il 16/10/2013 - 10.946 letture - ® Riproduzione vietata

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