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La Collegiata dei Santi Pietro e Orso ad Aosta

Assieme alla Cattedrale è uno dei luoghi simbolo della spiritualità del capoluogo della Valle d'Aosta, ben riconoscibile per il grande campanile romanico, il più alto della valle.

Dalla centrale Piazza Chanoux è brevissimo il tratto che conduce alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. A volte, però, i tesori meno scontati hanno bisogno di tempo e ricerca per essere raggiunti ed è il motivo per cui la Collegiata dei Santi Pietro e Orso sorge circa cento metri oltre la Porta Praetoria, in una traversa dell’arteria centrale del capoluogo valdostano.

Una volta imboccata quella via, ecco già intravedersi un complesso monumentale di cui la chiesa risulta soltanto la punta dell’iceberg, corredata di elementi storicamente e artisticamente pregnanti quali il Priorato, il Chiostro romanico e la Basilica paleocristiana. La chiesa, in particolare, è un luogo suggestivo, denso di spiritualità e vocazione al culto, gioiello tardogotico che resta fuori dalla cinta muraria, dunque un’extramoenia la cui posizione appare piuttosto paradossale se si pensa al fatto che intorno alla struttura si sviluppò il borgo medievale.

Storia

La Collegiata esisteva nelle sue forme arcaiche nel V secolo, ma intorno all’anno Mille si pensò di rivoluzionarne il costrutto, al punto che il vescovo Anselmo ne ordinò la completa rifondazione prevedendo una pianta basilicale a tre navate, altrettante absidi semicircolari e la magnifica torre convertita in campanile (il più imponente di tutta la Valle, alto 46 metri e con molteplici livelli a trifore e quadrifore), il quale s’erge dal XII secolo in qualità di fedele scudiero alla sinistra dell’ingresso. A quel tempo, tuttavia, l’edificio non colpì come avrebbe dovuto e rischiò di essere schiacciato sotto il peso della decadenza, rischio per fortuna scongiurato dall’interesse del priore Giorgio di Challant, che a metà Quattrocento fece letteralmente rifiorire la chiesa conferendole l’attuale aspetto tardogotico.

La storia ha lasciato segni tangibili in facciata, la parte in cui le tracce dei continui cambiamenti subiti si notano di più. Ci sono gli esili residui del vecchio campanile, le piccole edicole dipinte, i pinnacoli che fanno capolino sul tetto e sprazzi di figure in cotto. Internamente si disvela uno spettacolo non da tutti i giorni, dato da una grande aula su cui corrono tre navate divise da pilastri in muratura dalle decorazioni in finto marmo.

Gli interni del complesso di Sant'Orso

Anche alzando lo sguardo, la bocca rimane spalancata per lo stupore suscitato dalla copertura a volte. A ogni passo compiuto ci si inoltra lentamente in uno dei sacri cuori di Aosta, percorrendo il piccolo ma lungo corridoio fra le panche in legno, strette e avvolte ai lati da filoni di affreschi iconografici e motivi scultorei che riprendono la forma di armoniosi fogliami.

Il pulpito marmoreo settecentesco anticipa l’accesso allo jubé, che fa da porta al ricco coro (nel 1999 è stato riesumato un mosaico a base quadrata che ritrae Sansone che uccide il leone) anticamera dell’altare maggiore, trionfante coi suoi marmi policromi capaci di diversificare notevolmente l’aspetto di un classico fulcro ecclesiastico. Poggiata sopra, si può notare l’immagine argentea di Sant’Orso. Estremamente preziosi il calice di Sant’Orso risalente al XIII secolo, il braccio reliquiario e la cassa di Sant’Orso in argento sbalzato e dorato.

L’impronta artistica del maestro Jeanin Braye agisce sui meravigliosi stalli lignei disposti in un doppio ordine: i seggi riportano in maniera alternata apostoli e profeti, non disdegnando sui pannelli che li delimitano figure di animali, mostri, monaci e guerrieri. Posteriore all’altare, l’organo a canne costruito nel 1901 da Giuseppe Mola si compone di due tastiere di 61 note e una pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Straordinario interludio è rappresentato dal Battistero ottocentesco, contraddistinto da una vasca in marmo e gruppo scultoreo, dittico inscritto in un mobile che si fregia di stupendi intagli riferibili al Vecchio e al Nuovo Testamento, dunque altamente evocativi cosiccome il Sacro Sudario, la Visitazione, San Pantaleone e i Misteri del Rosario riportati sull’altare della Santa Sindone. La volta della Cappella del Carmine mostra una sinuosa Assunzione.

Visitando la chiesa, non passano inosservati affreschi superstiti recanti scene molto particolari che ripercorrono la storia del Cristianesimo, San Giovanni a Efeso, il drammatico Martirio di San Giacomo Maggiore e le Nozze di Cana. Seppur in maniera minima, anche il barocco è riuscito a irrompere nel complesso, plasmando l’altare della Cappella di Sant’Anselmo, in prossimità della quale si inanellano le quattordici stazioni della Via Crucis, realizzate a inizio ‘900 dal pittore Morgari.

Ricavata nell’XI secolo, la cripta – voluta per solennizzare la sepoltura di Sant’Orso - è ha cinque navate e due absidi nonostante le ridottissime dimensioni. Si può ritenere una chiesetta in scala, la versione minuta dell’edificio che la contiene. Sotto l’altare, che sostiene una statua di Sant’Orso, è stato scavato un cunicolo con entrata e uscita nell’arco di un metro: si crede ancora oggi che il fedele che lo attraversa rannicchiandosi scongiuri o sconfigga il mal di schiena, non è dunque inusuale vedere turisti cimentarsi in questa pratica. Esattamente di fianco giace una Pietà lignea di stampo popolare, ascrivibile al Settecento.

Il chiostro

Dalla chiesa ci si sposta al chiostro romanico ed è davvero un bel colpo d’occhio che affascina canalizzando l’attenzione verso le arcate seriali e soprattutto i quaranta capitelli istoriati, che sul lato nord oscillano tematicamente fra il sacro e il profano presentando scene come la Natività, l’Adorazione dei Magi e la favola della volpe e la cicogna. Il chiostro rappresenta l’epoca in cui i religiosi aderirono alla Regola Agostiniana datata 1132. I restanti tre lati proseguono a narrare una storia scolpita nel marmo e nella pietra, insomma una sorta di libro lapideo che contorna il cortile centrale invitando a riflettere sul passato.

Uscendo dalla chiesa compare il Priorato, il cui stile architettonico privilegia l’uso del cotto per le decorazioni e un impianto rinascimentale chiaramente influenzato dal gotico. Ipogei sono i resti della basilica paleocristiana dedicata a San Lorenzo, sconsacrata e attuale sede di un sito archeologico. In relazione al complesso annoverante tutte le strutture trattate, doveroso menzionare il maestoso tiglio piantato, secondo la leggenda, da Sant’Orso fra il 1530 e il 1550. L’albero ha dal 1924 la qualifica di “monumento nazionale” tutelato da apposita legge regionale in vigore dal 1990.

Informazioni utili per visitare il complesso di Sant'Orso

Dove: Piazza Sant’Orso - Aosta
Orari di visita: collegiata e chiostro aperti tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 17.30.
Orario Santa Messa: sabato ore 18.30, domenica e festività ore 10.00 e 18.30.
Contatti: contattare l’ufficio parrocchiale al tel. 0165/262026.
Costo percorso museale: la chiesa è a ingresso gratuito, € 2.00 solo chiostro (€ 1.00 per i minori), € 7.00 chiostro + cappella del Priorato + affreschi sottotetto (€ 5.00 ridotto minori, gratuito under 6 anni).

Come arrivare
Dall’Autostrada A5 bisogna uscire al casello di Aosta est; in treno si arriva direttamente alla stazione di Aosta; l’aeroporto internazionale “Sandro Pertini” di Caselle Torinese è quello di riferimento.

 Pubblicato da il 03/02/2020 - 512 letture - ® Riproduzione vietata

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