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Il Castello di Venere ad Erice e la sua leggenda

Venne eretto nel 12° secolo in stile normanno, e sorge su di una roccia isolata della vetta del Monte Erice. Da lassł si gode di uno dei migliori panorami della Sicilia.

La nascita di Erice cosiccome del Castello di Venere (il Castrum Montis Sancti Juliani) che ne è in sostanza il simbolo ha una storia piuttosto singolare fusa alla mitologia greca e alle leggende perpetrate nel tempo.

Storia e leggenda

Lo vediamo dominare il panorama quasi volesse impressionare anche il cielo e dall’alto scrutare fiero l’orizzonte, ma bisogna ricordare che prima di esso in quello stesso posto sorgeva un santuario a cielo aperto dedicato a Venere Ericina/Afrodite, il thémenos. A farlo erigere fu Erice, fondatore della città e figlio di Bute e della dea: in tale periodo, a quanto si racconta, nel thémenos i marinai viandanti erano soliti congiungersi carnalmente con le sacerdotesse del tempio (le jeròdulai) in una sorta di amplesso in qualche modo correlato a riti sacri. Si dice che questo luogo di piacere pagano sia crollato proprio nel giorno della nascita di Gesù, ma si sente altresì dire che a distruggere il tempio fu Costantino. A prendere inizialmente il posto fu la Chiesa di Santa Maria della Neve: parte dei ruderi sono ancora visibili ai piedi del monte Erice.

L’orpello introduttivo offre un background che carica il castello di un’importanza consistente dando l’idea di una distanza fra la natura della costruzione primigenia e la funzione della nuova fortezza, originariamente dotata di classico ponte levatoio e le Torri del Balio. I Normanni contribuirono sensibilmente a dare forma e contenuto nel XII secolo a un edificio recante molto del materiale recuperato dalle rovine del tempio, cosicché nel Medioevo il fortilizio ricopriva il ruolo di sede amministrativa e dimora tra gli altri del Castellano, figura chiave per le dinamiche legislative, l’esattorato e la giustizia civile. Fino al XVI secolo la struttura venne utilizzata come presidio militare spagnolo e passò al comune soltanto in concomitanza con la riforma borbonica, e cioè nel 1819.

Cosa vedere al Castello di Venere

La Rocca, così come la si vede oggi, è naturalmente il frutto di una riqualificazione voluta dal colto mecenate Agostino Pepoli, il quale nell’Ottocento non si accontentò di far risuscitare le Torri del Balio e l’intera cortina merlata perimetrale realizzando peraltro il giardino pubblico interno in stile inglese, ma pensò più in grande restituendo tutta l’area d’insorgenza all’antico splendore, inserendo poi un nuovo elemento posizionato a nord-ovest della rupe, ovvero la Torretta Pepoli, divenuto un "Osservatorio della Pace". Seguirono scavi archeologici per svelare il tracciato del vecchio fossato e ritrovare i resti del santuario, reperti conservati nel Museo Pepoli presso Trapani.

Piacevole scoperta è costituita dal Pozzo di Venere, una cisterna scavata nella roccia per raccogliere l’acqua: il suo nome deriva dal fatto che, secondo il mito, qui usava farsi il bagno nientemeno che la dea Venere, una credenza che infonde un’affascinante suggestione agli avventori.

Gli scavi archeologici

Gli scavi hanno fatto emergere inoltre un’area termale d’epoca romana, cui erano connessi il calidarium, un pavimento a mosaico in tessere bianche e il prefurnium, interessante perché esso rappresentava l’ambiente ove si produceva l’aria calda atta a investire le terme. Il motivo dell’ubicazione di un’antica “spa” in prossimità del santuario è frutto di una deduzione, secondo la quale essa doveva fungere da anticamera di purificazione prima dell’accesso al tempio.

Nella parte nord-orientale della rocca s’intravede un breve tratto murario in blocchi squadrati lungo 7 metri e alto 4,80. Anche in tal caso le ipotesi si sprecano e la più accreditata lo indica come segmento sopravvissuto dell’antico muro di Dedalo, citato da Diodoro Siculo come autore di una barriera di contenimento realizzata per evitare che le case circostanti il tempio cadessero nel precipizio per quanto alto era lo sperone di roccia.

Il Giardino del Balio e i matrimoni

In ottica visita, c’è da dire che il Castello di Venere s’inserisce in una cornice obiettivamente stupenda, appaga la vista per la sua estetica vissuta e l’aspetto da decano indefesso ma è pur vero che il sito in se stesso risulta piuttosto piccolo, visitabile in poco tempo specialmente all’interno che appare essenziale. Una buona notizia per chi è in procinto di sposarsi: il Giardino del Balio presso il Castello ospita matrimoni civili. E' anche il luogo per osservare uno dei panorami più incantevoli della Sicilia, che si spinge fino al Monte Cofano e la Riserva dello Zingaro, e poi Trapani e le Isole Egadi in lontanaza.

Informazioni, date, orari per visitare il castello

Dove: Largo Castello - Erice (Trapani)
Orari di apertura: gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre sabato e festivi ore 10-16 (visite feriali da prenotare con almeno 24 ore di anticipo); aprile, maggio, giugno e ottobre ore 10-18; luglio e settembre ore 10-19; agosto ore 10-20
Costo del biglietto: intero € 4.00 (€ 12.00 per visitare Castello, Museo, Torretta, Quartiere Spagnolo ed Erice in miniatura), ridotto € 2.00 (€ 6.00 con integrazione) per ragazzi da 11 a 16 anni di età, residenti Erice, over 65 anni, scolaresche e comitive turistiche fra 15 e 40 persone; gratuito per bambini under 10 anni, alunni di Erice, diversamente abili, dipendenti comunali, cittadini onorari, guide e accompagnatori turistici in servizio
Ulteriori informazioni: Fondazione Erice Arte tel. 320/8672957, e-mail a info@fondazioneericearte.org
Sito web: Castello di Venere

Come arrivare
In tutta comodità parte dalla stazione di Trapani una funivia che arriva direttamente al sito.

 Pubblicato da il 02/10/2018 - 1.316 letture - ® Riproduzione vietata