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Il Castello di Torrechiara: storia, leggenda e visita alla camera d'oro

Tra i manieri meglio conservati d’Italia, il Castello di Torrechiara in Val Parma ha del sensazionale per il suo essere emblematica fusione di due concezioni architettoniche, quella medievale e quella rinascimentale. Questa rocca risale al Quattrocento e domina il paesaggio da un alto colle nei pressi del caratteristico borgo di Torrechiara, piccola e ridente frazione di Langhirano, comune assolato in provincia di Parma in Emilia-Romagna.

Dal 1911 è dichiarato monumento nazionale posto sotto tutela del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, gestito dal Polo Museale dell’Emilia-Romagna e inscritto nel circuito dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.

La storia del castello

L’edificio fortificato è il frutto maturo di una storia della quale fu primo protagonista colui che ne volle ardentemente la costruzione, il potente Pier Maria II de’ Rossi, intenzionato ad abitarvi insieme all’amata Bianca Pellegrini. Simbolo del potere della casata, il Castello di Torrechiara ricopriva anche il ruolo, primario, di baluardo difensivo dotato di ben tre cerchie di mura e quattro bastioni angolari che cingevano un corpus centrale rappresentato dalla Corte d’Onore.

Occupa questa uno spazio scenografico di 470 mq a pianta rettangolare, entro cui si nota un pozzo profondo 66 metri. Tutt’intorno è un tripudio di arcate a sesto acuto che tempestano i quattro lati con le loro colonne in laterizio, e poi si svela la presenza di un secondo pozzo e lo scalone attiguo che reca la sinopia dell’affresco in cui compare la Vergine in trono col Bambino tra i santi Rocco e Sebastiano, opera dell’artista Jacopo Loschi.

La visita al Castello di Torrechiara

Il fortilizio sfoggia un impianto che rimanda alla struttura tardo feudale, con un fossato che delimita l’area d’influenza e non è mai stato riempito d’acqua per evitare di dar adito ai nemici di nascondersi per poi tentare di notte l’assalto senza essere visti. Pier Maria Rossi dimostrò abilità di stratega notevoli e la fortezza è un esempio della sua perizia nell’imbastire un’adeguata difesa ricca di accorgimenti finalizzati esclusivamente all’impenetrabilità, particolari che andavano dall’accesso esposto alla mira degli arcieri ai camminamenti di ronda settorializzati fino a un mastio intensivamente robusto. Il maniero si riconosce fin da lunga distanza per l’imponenza delle sue cinque torri quadrate provviste di beccatelli con caditoie annesse.

Tra queste spicca certamente la Torre del Rivellino, raggiungibile tramite il ponte di pietra in sostituzione degli antichi primigeni ponti levatoi previsti in origine. Entrando nell’ampio cortile interno ci si sente come proiettati in un’atmosfera cavalleresca estremamente coinvolgente, e subito cominciano a scorgersi le altre elevazioni del castello, la Torre del Leone con il suo bello stemma a rappresentare appunto un leone rampante, la Torre del Giglio con l’effige simbolica di Bianca Pellegrini costituita da un giglio scolpito, la Torre di San Nicomede con oratorio omonimo alla base (contiene un altare in muratura dietro al quale un tempo si trovava il polittico di Benedetto Bembo ritraente la Madonna in trono col Bambino circondati da angeli e lateralmente i santi Antonio Abate, Nicomede, Caterina e Pietro Martire) e la Torre della Camera d’Oro.

La Camera d'Oro

Abbiamo giust’appunto pronunciato il nome dell’ambiente più rappresentativo del castello: la Camera d’Oro è collocata al primo piano e si chiama così per l’estesa decorazione in foglia d’oro che investiva le pareti prima dell’asportazione compiuta nel 1910 da Pietro Cacciaguerra. La stanza doveva essere lo studiolo e al contempo la camera da letto del Rossi, completamente tappezzata di sontuosi affreschi riuniti a ciclo da Benedetto Bembo (o forse dal fratello Girolamo, ma la cosa è ancora annoso oggetto di studi) e sovrastata da una magnifica volta che lascia a bocca aperta chiunque vi orienti lo sguardo facendosi cogliere da un’estasi simile a quella che si prova ammirando la Cappella Sistina.

Degne di nota anche tutte le altre sale, che sono tante e di diversa bellezza. Al pian terreno le cosiddette “sale a giorno” erano destinate alle dame di corte e sono cospicuamente affrescate dai capolavori di Cesare Baglioni: sono esse la Sala di Giove, la Sala del Pergolato e la Sala dei Paesaggi, un trittico in cui a primeggiare sono i motivi mitologici e fantasy disposti simmetricamente. La Sala della Vittoria era in origine l’ambiente adibito al pranzo, è coperta da una grande volta a botte al cui centro risaltano linee e colori della Vittoria in volo tra le nuvole, figura racchiusa da un ovale che giganteggia.

Le due aperture coincidono con la Sala degli Angeli e la Sala del Velario e prendono rispettivamente i nomi dai quattro putti raffigurati e dal velario dipinto a cerchi concentrici. La cucina prelude all’accesso al Salone degli Stemmi, un enorme salone la cui volta a botte lunettata lascia esterrefatti, mentre ai lati campeggiano otto grandi stemmi che identificano principalmente la casata degli Sforza di Santa Fiora. Alla base della Torre del Leone si pone la Sala didattica con storie del castello e diverse opere d’arte, poi sotto la Torre del Giglio ecco le immancabili scuderie con le mangiatoie e gli abbeveratoi per i cavalli, che potevano essere al massimo dieci data la capienza.

Nel cosiddetto piano nobile si susseguono invece la Sala della Sera, la Sala del Vespro, la Sala del Meriggio e la Sala dell’Aurora, tutte poste in diretta comunicazione l’una con l’altra e il cui comun denominatore è costituito dalla presenza di figure zoomorfe che richiamano gli elementi naturali e l’energia dinamica della natura stessa. Atto a stupire gli ospiti, il gran Salone dei Giocolieri avviluppa i visitatori con mura decorate dai dipinti pingui realizzati da un sodalizio artistico formato da Cesare Baglioni, Giovanni Antonio Paganino e Innocenzo Martini: bellissime e d’ampio respiro le grottesche che ritraggono soggetti mitologici, allegorici ed eroici. Questo lunghissimo tour di visita si conclude con la Sala della Torre del Leone che vuol essere una fedele ricostruzione della Camera d’Oro.

La leggenda del castello

Anche la fortezza di Torrechiara non è esente dal proporre una sua leggenda: si tratta del fantasma dello stesso Pier Maria II de' Rossi, spirito inquieto che vagherebbe nelle notte di Luna piena nei dintorni del maniero ripetendo le parole latine ora e sempre, "nunc et semper". Scopo dello spettro ritrovare l'amata Bianca Pellegrini, la persona per cui lo stesso castello venne costruito.
Secondo un'altra interpretazione i rumori esterni al castello, che si ascoltano nelle notti di plenilunio sarebberò di un fantasma femminile, una dama o una duchessa tragicamente morta tra le mura del castello.

E’ d’uso dedicare a ogni domenica un particolare programma di visita che include uno speciale tour nel quale a condurre gli avventori alla scoperta degli interni castellari è una guida in costume che riveste il ruolo di Bianca, sicché il giro si rivela alquanto suggestivo e interessante. Al termine della visita, sicuramente appagante, si può pranzare alla Taverna del Castello, ristorante entro le mura in cui sono serviti piatti tipici e leccornie del territorio.

Il castello, lo abbiamo poc’anzi visto, è una meraviglia armoniosa, originale e dall’alto valore decorativo, una location perfetta per eventi e rassegne culturali di primo piano per la comunità di Torrechiara, che ogni anno a luglio e agosto celebra l’ormai affermato Festival musicale "Renata Tebaldi" e l’appuntamento imperdibile del Giorno di Festa a Corte, che si svolge il 2 giugno.

Come ultimo appunto di viaggio, si sappia che il Castello di Torrechiara è stata la location per alcune scene del famoso film medieval-fantasy "Ladyhawke", diretto nel 1985 da Richard Donner e interpretato da Matthew Broderick, Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer.

Informazioni utili, orari e prezzi per visitare il castello

Castello di Torrechiara
Dove: Strada Castello, 10 Torrechiara – Langhirano (PR)
Quando: tutto l’anno, tutti i giorni eccetto il lunedì
Orari di apertura: da novembre ad aprile dal martedì al venerdì ore 9.00-16.30, sabato e festivi ore 10.00-17.00, da maggio a ottobre dal martedì al venerdì ore 8.30-19.30, sabato, domenica e festivi ore 10.30-19.30
Contatti: tel. 0521/355255 o mail iat@comune.langhirano.pr.it
Tariffe: € 4.00 intero, € 2.00 ridotto (studenti dai 18 ai 25 anni e insegnanti), gratuito under 18 e per tutti la domenica.

Come arrivare
Si arriva in auto tramite la strada provinciale diretta a Langhirano e con l’autobus tramite la linea urbana 12 o la linea extraurbana Parma-Langhirano. Le strade sono agevoli e di facile percorrenza.

 Pubblicato da il 21/10/2017 - 188 letture - ® Riproduzione vietata

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