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Cosa vedere e cosa visitare Area Archeologica

Cosa vedere negli scavi di Ercolano

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Fra le catastrofi geologiche che si sono verificate nel corso della storia in Italia figura con incisiva preponderanza l’eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. ha causato la scomparsa di città bellissime come Pompei, Oplontis e Stabiae. Ercolano (oggi cittadina florida di oltre 53.000 abitanti in provincia di Napoli in Campania), anch’essa sepolta dalla lava vesuviana, ha beneficiato di una progressiva riscoperta venendo riesumata a poco a poco grazie alle indagini archeologiche protrattesi per moltissimi anni e avviate incredibilmente per pura casualità scatenata dalla volontà di ampliare un pozzo nel 1709.

Gli scavi, interrotti a più riprese, divennero sistematici grazie all’ostinazione dello studioso Amedeo Maiuri, dedito alla graduale riesumazione dei resti dal 1927, tradotti in preziosi reperti oggigiorno custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’area degli scavi è divenuta rapidamente un’attrattiva turistica che, sotto tutela della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Stabia ed Ercolano, si fa ammirare ogni anno da ca. 300 mila avventori, entusiasti di calcare il suolo di un luogo iscritto nel 1997 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

La storia di Ercolano e degli scavi

La città di Ercolano, fondata secondo leggenda da Ercole nel 1243 a.C (ma storicamente e più correttamente attribuita agli Etruschi), raggiunse il massimo splendore – e relativa importanza economica – sotto l’egida romana, una località assai gradita dall’aristocrazia per i sontuosi edifici e l’aspetto elegante. A piegarla ci pensò la natura con il terremoto di Pompei del 62 d.C. e l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Come detto poc’anzi, la seconda vita di Ercolano si deve a una rinascita assolutamente fortuita, innescata da una prima sommaria esplorazione territoriale e portata avanti tramite una lunga serie di reiterate indagini esplorative in grado di riportare all’ammirazione collettiva svariate opere d’arte, statue, sculture in marmo e frammenti di cornici e iscrizioni, sicchè nel 1738 fu possibile una prima importantissima mappatura del sito e nel 1748 uscì la Descrizione delle prime scoperte dell’antica città di Ercolano redatta da Ottavio Antonio Bayardi.

A proporre un primo scavo a cielo aperto fu l’ingegnere svizzero Karl Weber nel 1760, lo stesso anno che quest’ultimo rinvenne la Villa dei Papiri, così denominata per i mille papiri carbonizzati ritrovati al suo interno. Cominciarono a inanellarsi scoperte su scoperte, i cui risultati si traducevano in sempre nuovi reperti che confluivano in massa alla Reggia di Portici, sorta di museo a esclusivo accesso nel 1751 di personalità connesse alla monarchia vigente in quell’epoca. Il sito archeologico di Pompei, nel bene e nel male, subentrò a tarpare le ali alla pari destino Ercolano, messa da parte per privilegiare negli scavi la ben più accessibile collega cittadina, molto più “appetibile” agli studiosi.

Il buio di Ercolano si interruppe dopo il periodo silente 1780-1927: Maiuri promosse una nuova campagna di scavi arrivando a un risultato ottimo, tradotto con lo svelamento di ben 4 ettari (sui venti esistenti) di città antica, sepolta sotto 250 mila metri cubi di tufo originatisi a seguito della solidificazione della lava colata nel 79 d.C. E’ con questa riconsegna alla luce che nacque di fatto il Parco Archeologico, la base per concepire un vero e proprio museo a cielo aperto concretizzatosi successivamente a latenti restauri programmati.

Un grande avvenimento coincise con la scoperta nel 1981 del primo gruppo di scheletri, alla quale seguirono altre riesumazioni fino a un totale di 300 individui. Si presume, a conti fatti, che allora la maggior parte della popolazione avesse provato a mettersi in salvo fuggendo verso il mare e che proprio a ridosso della spiaggia avesse trovato la morte dopo essere stata travolta dalla colata.

La visita alla città romana di Ercolano

Gli scavi sono risultati fondamentali per apprendere la conformazione urbana dell’urbis e tracciarne un profilo esaustivo che sintetizzasse gli elementi cardine della sua esatta organizzazione. E’ in primis l’archetipo difensivo contraddistinto dalle mura ad aver permesso un’autentica identificazione completata con lo svelamento dell’impianto ortogonale formato da incroci perpendicolari e tre decumani tutti paralleli alla costa, strade lastricate con pietre laviche e un sistema di condotti idraulici e fognature molto efficiente.

Sebbene ci sia ancora tanto lavoro da svolgere per far riemergere case e monumenti antichi, ciò che è già stato fatto rende merito ad alcune ville sottratte all’anonimato: si distinguono ad esempio la Casa del Genio (ancora in parte sepolta), la Casa d’Argo, la Casa dell’Albergo (così chiamata perché in un primo momento venne confusa con una struttura ricettiva), la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa del Bicentenario.

L’elenco a riassumere le sei insulae sarebbe troppo lungo, ma è sufficiente categorizzare i vari edifici, ognuno appartenente a un gruppo facente esplicita funzione. Ci sono gli edifici pubblici come la Basilica Noniana, gli edifici ludici capeggiati dalle Terme del Foro, la Palestra e il Teatro (la prima antica costruzione rinvenuta durante gli scavi), gli edifici religiosi con capofila il Collegio degli Augustali, e infine le attività commerciali, la più importante delle quali rimane la Taberna di Priapo.

Siamo al cospetto di una fonte quasi inesauribile di fonti e materiali storici che danno ulteriore prestigio all’hinterland partenopeo: dal 2001 è stato attivato l’Herculaneum Conservation Project, un programma specificamente studiato per efficientare la conservazione e la valorizzazione del sito. Dal 2008 è a disposizione dei visitatori il MAV – Museo Archeologico Virtuale, esposizione museale in 3D di ca. 5.000 mq che conta 70 installazioni multimediali su 3 livelli concernenti le aree archeologiche di Pompei ed Ercolano e intende raccontare per immagini e visioni la vita quotidiana delle popolazioni abitanti quell’area in passato.
... Pagina 2/2 ... Come arrivare
In auto il sito di Ercolano si raggiunge con l’Autostrada A3 Napoli – Salerno: area parcheggi dietro la stazione di polizia (un isolato a sud est dell’ingresso scavi) e sotterranea in prossimità dell’entrata; in autobus usufruire delle linee ANM (da Napoli e Portici) ed EAV (tratta Napoli – Ercolano) + circumvesuviane Napoli – Poggiomarino e Napoli - Sorrento; dalla stazione Ercolano Scavi uscire dalla piazza in diagonale a destra e scendere per 8 isolati

Informazioni utili per visitare gli scavi di Ercolano

Scavi Archeologici di Ercolano

Dove: Corso Resina, 1 - Ercolano (NA)
Orari di visita: dal 1° novembre al 31 marzo tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 17.00; dal 1° aprile al 31 ottobre tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30;
Prenotazione: obbligatoria per gruppi, scolaresche e visite guidate
Contatti: tel. 081/8575347 o mail pompei.info@beniculturali.it
Prezzo biglietti: intero € 11.00 singolo sito, € 20.00 comprensivo di Pompei, Ercolano, Boscoreale, Oplontis e Stabiae; ridotto € 5.50 (cittadini UE tra i 18 e i 24 anni), € 10.00 tutti i 5 siti, gratuito under 18; ogni prima domenica del mese ingresso libero

MAV - Museo Archeologico Virtuale

Dove: Via IV Novembre, 44 – Ercolano (NA)
Sito ufficiale: www.museomav.it
Contatti: tel. 081/7776843 o 081/7776784, mail info@museomav.it
Orari di apertura: dal 1° marzo al 31 maggio tutti i giorni con orario 9 – 17.30; dal 1° giugno al 30 settembre tutti i giorni con orario 10 – 18.30; dal 1° ottobre al 28 febbraio tutti i giorni (eccetto il lunedì) con orario 10 – 16
Tariffe biglietti: intero € 7.50, ridotto € 6.00 per under 18, over 65, studenti e insegnanti

 Pubblicato da il 28/06/2016 - 259 letture - ® Riproduzione vietata

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