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Cosa vedere e cosa visitare Palazzo di Caterina

Il Palazzo di Caterina e la Camera d'Ambra a Pushkin vicino a San Pietroburgo

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Il Palazzo di Caterina (Yekaterininskij Dvorets in russo) è una grande edificio in stile rococò eretto a Puhskin, la città a 25 km a sud di San Pietroburgo che fino al 1937 si chiamava Tsarskoe Selo (villaggio dello zar), per lungo tempo residenza estiva degli Imperatori della Russia della famiglia Romanov. Anche se situato a Pushkin, il palazzo è considerato facente parte del gruppo di monumenti dell'ex-capitale russa inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Nel Seicento questa terra era stata sotto il controllo degli Svedesi i quali vi avevano costruito un paio di case di legno che, quando i Russi ne tornarono in possesso dopo i successi bellici del 1702, versavano in pessime condizioni. Pietro il Grande dapprima mise a capo dei territori riconquistati il fidato e potentissimo generale Menshikov, poi nel 1710 donò il territorio a Caterina I, che aveva sposato in segreto pochi anni prima e che sarebbe diventata ufficialmente seconda moglie solo nel 1712, per farne la sua residenza.

Nel 1717 Caterina diede incarico all'architetto tedesco Johann-Friedrich Braunstein di progettare un Palazzo d'Estate il quale un anno più tardi aveva completato un edificio a due piani, con 16 stanze ciascuno, in muratura, di cui nella posizione originale rimasero in seguito solo la scala principale le stanze vicine. Nel 1724 venne completata la decorazione dell'edificio nello stile olandese tanto caro a Pietro. Alla morte dello zar, Caterina divenne Imperatrice di Russia - anche se di fatto il controllo del paese era nella mani di Meshnikov - ruolo che occupò per poco più di due anni, prima di morire di tubercolosi.

Al trono salì Pietro II, ma il testamento previde che la tenuta di Tsarskoe Selo passasse all'ambiziosa Elisabetta, figlia di Pietro, che fintanto che il potere fu nelle mani dapprima del nipote per un paio d'anni e poi della cugina Anna per una decina, continuò ad abitare nell'edificio, andando spesso a caccia nelle foreste dei dintorni. Finì con l'innamorarsi del posto e quando nel 1740 Anna defunse e il potere venne nominalmente assegnato a Ivan VI, nient'altro che un bambino di appena due mesi di età, Elisabetta decise che era venuto il suo momento e, anche per sfuggire agli avversari politici che volevano rinchiudere in un monastero, riuscì a trovare gli appoggi per diventare Imperatrice, tra questi anche il popolo che vedeva in lei soprattutto la figlia di cotanto padre. Pochi mesi dopo il suo insediamento, Elisabetta aveva già dato all'architetto Zemtzov, il migliore dell'epoca, l'incarico di riprogettare il palazzo. I lavori, che prevedevano la costruzione di due gallerie colonnate, un po' sulla falsariga della basilica di San Pietro in Vaticano, vennero sospesi nel 1743 per la morte di Zemtov e ripresero nel 1744 sotto la supervisione di Kvassov, che poi fu sostituito dall'italiano Giuseppe Trezzini, a sua volta rimpiazzato nel 1748 da Tchevakinsi, che fece aggiungere delle ali in stile Luigi XV.

Passarono pochi anni prima che Elisabetta trovasse il palazzo, che aveva appena finito di far ricostruire, stilisticamente sorpassato e nel 1752 chiese all'architetto di corte, l'italiano Bartolomeo Rastrelli - che tanta parte aveva avuto nel progettare i palazzi più pregiati di San Pietroburgo in stile barocco pietrino – di radere al suolo il vecchio edificio per sostituirlo con un palazzo che lasciasse la gente a bocca aperta, in stile rococò flamboyant. I lavori durano quattro anni e furono condotti dallo stesso Tchevakinski con l'aiuto di numerose maestranze italiane. Per dare a Elisabetta il risultato che si aspettava, Rastrelli non badò a spese facendo ricoprire cornici, colonne, perfino alcuni soffitti e balaustre con più di 100 kg d'oro in fogli.

Nonostante avesse dovuto convivere con gli edifici preesistenti che lo costrinsero a qualche compromesso, quando il 30 luglio 1756 la corte e gli ambasciatori visitarono per la prima volta il grandioso palazzo dall'enorme facciata, larga oltre 300 metri, Rastrelli fece la felicità di Elisabetta che si beò dei complimenti dei convenuti. La magnificenza era tale che si sparse la voce, non veritiera, che pure il tetto fosse d'oro. Tutti si sperticarono in lodi, tranne uno, l'ambasciatore di Francia, che non disse una parola durante tutta la visita. Elisabetta, accortasi del suo comportamento, gli chiese il motivo del suo silenzio e il diplomatico transalpino rispose che non vedeva la cosa più importante: “lo scrigno per tale gioiello”. Le parole dell'ambasciatore francese si rivelarono profetiche e appena 14 anni più tardi, quando il prezioso metallo necessitava di essere applicato ex-novo, così come pure le modanature in legno e stucco andavano rifatte.

Dopo pochi mesi di regno di Pietro III, subentrò Caterina II, detta Caterina la Grande, che governò per 26 anni coincidenti con l'età d'oro dell'Impero Russo. Concreta e ispirata alle teorie illuministiche, era critica sulle spese sostenuta da Elisabetta, a maggior ragione per quella “architettura di panna montata” che riteneva stilisticamente sorpassata. Nel 1773, quando vide l'esorbitante preventivo per la doratura di alcune statue commissionata quando Elisabetta era ancora in vita, bloccò i lavori previsti e decise di rimuovere quel che restava delle pitture dorate, sostituendole con vernice normale di color verde oliva o con delle manufatti inbronzo. Poi chiamò all'opera l'architetto scozzese Cameron che fece interventi in stile neoclassico, alcuni veramente pregevoli. Nel tempo molte altre modifiche occorsero: gli edifici laterali furono variati, vennero tolte le decorazioni sui tetti, i gradini frontali asportati, vennero aggiunte delle entrate, la forma delle cupole della chiesa fu cambiata, perfino il lussureggiante giardino a terrazze tra le dependances ora non c'è più e quindi è ormai impossibile avere lo stesso colpo d'occhio immaginato da Rastrelli, per quanto sia difficile rimanere indifferenti di fronte a tanta grandiosità.

Quando Caterina la Grande defunse, il suo successore Pietro III, si trasferì alla reggia di Pavlovsk, e anche la maggior parte dei seguenti sovrani mantennero l'usanza, apportando all'edificio solo minime modifiche in rispetto a quello che, già all'epoca, era considerato un monumento alla grandezza della zarina scomparsa. Fra queste vi furono gli ammodernamenti in stile Impero di alcuni interni e la Scala Stasov, uno dei pochi interventi firmati dall'omonimo architetto che non andò distrutto nei saccheggi della Seconda Guerra Mondiale, sorte toccata anche dopo la Rivoluzione d'Ottobre del 1917. In epoca sovietica venne utilizzato come museo ma anche come orfanatrofio. Nel 1983 divenne, assieme ai giardini, parco nazionale.
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Il primo colpo d'occhio del visitatore non può non soffermarsi sulla gigantesca facciata nei colori bianco e turchese: è un trionfo di colonne, finestre, tetti aggettanti, stucchi e fregi dorati, che le donano un po' l'aspetto di una gigantesca meringa. Gli interni non sono meno ricchi, anzi. Strepitosa è l'Infilata Dorata, l'interminabile corridoio che inizia nella grandiosa Sala da Ballo di quasi 1000 metri quadrati e termina, dopo aver attraversato decine e decine di stanze decorate con fregi dorati che la fanno sembrare quasi un'illusione ottica, nella grandiosa Camera d'Ambra, considerata il vero gioiello del palazzo, a volte definita pomposamente l'Ottava Meraviglia del Mondo.

Questa stanza, una volta adibita a studio, ha tre delle sue pareti ricoperte di pannelli di ambra – la preziosa resina fossile che proprio presso le coste del Mar Baltico ha il suo punto di raccolta più importante al mondo – con sfumature diverse. L'insolita idea di usare questo materiale come rivestimento era venuta a Federico I di Prussia che aveva incaricato lo scultore di corte Andrea Schluter di utilizzare questo innovativo materiale. Il sovrano non fece in tempo a vederla terminata perché morì 4 anni dopo e quando, nel 1716, Pietro il Grande fece visita al successore Federico Guglielmo I in occasione della storica alleanza fra le due superpotenze, si dimostrò talmente colpito che il sovrano prussiano gli fece dono dei pannelli, che vennero spediti in Russia in 18 grandi casse. Occorsero però ben 30 anni perché venissero utilizzati da Elisabetta nel Palazzo d'Inverno, e 9 anni più tardi vennero definitivamente portati al Palazzo di Caterina, dove il Rastrelli progettò una stanza apposita, per completare la quale dovette farsi mandare altra ambra che, assieme a quella donata, copriva 180 metri quadrati di pareti. Ciò nonostante l'ambra non era sufficiente e vennero decorate solo tre pareti, creando pannelli in legno dorato negli spazi residui, che Elisabetta in seguito fece sostituire con mosaici d'ambra.

Quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, Hitler diede inizio all'operazione Barbarossa, era chiaro che tra i suoi scopi vi era anche quello di razziare l'immenso patrimonio artistico dell'allora Leningrado, e in particolare proprio la Camera d'Ambra che, in quanto di origine prussiana, il Fuhrer considerava patrimonio artistico tedesco. I russi volevano asportate i pannelli per nasconderli ma quando si resero conto di quanto tempo ci sarebbe voluto per rimuoverli senza danneggiarli, vi misero sopra una carta da parati, stratagemma che non ingannò i teutonici che nel giro di 36 ore smontarono i pannelli per portarli al museo del castello di Konigsberg, l'attuale Kaliningrad. Verso la fine del '43, al direttore del museo venne dato ordine di smontare i pannelli e nell'agosto successivo il castello venne bombardato dagli Alleati. Da allora si persero le tracce dei pannelli, almeno fino al 1997, quando una squadra di investigatori tedeschi specializzati nei furti d'arte rintracciò uno dei pannelli con mosaici a Brema, presso l'erede di un soldato, probabilmente fra quelli che smontarono i pannelli. Alcuni addirittura arrivarono a ipotizzare che Stalin avesse costruito una seconda Camera di Ambra per ingannare i tedeschi, che avrebbe rubato un falso. Già prima però, nel 1979, il governo sovietico aveva deciso di ricostruire la Camera e, nel 2003, dopo quasi 25 anni e ingenti spese a cui contribuì anche la Germania, venne aperta al pubblico l'attuale Camera d'Ambra, ricostruita esattamente come l'aveva concepita Rastrelli in base a preziose foto dell'epoca. Le stime più recenti parlano di un valore dei rivestimenti superiore ai 500 milioni di dollari, ed è notizia recente (aprile 2016) quella di uno storico polacco che ritiene di aver individuato il bunker tedesco, tuttora inviolato, dove sarebbero stati nascosti i pannelli originali.

Altri ambienti degni di nota sono lo Scalone di Gala realizzato nella sua terza e ultima versione da Monighetti, la Stanza dei Ritratti concepita da Rastrelli e il Salotto di Alessandro dalle pareti ricoperte di seta cinese e con porcellane sia asiatiche che europee. La Sala da Pranzo Verde - capolavoro del Cameron con bassorilievi che si ispirano a quelli di Pompei - fu danneggiata da un incendio e restaurata da Stasov. Il palazzo, che dopo la II Guerra Mondiale era di fatto uno scheletro vuoto, e i suoi ambienti sono stati restaurati con grande cura, cercando di ricreare quanto rivelato dai documenti dell'epoca. Molto è stato fatto ma molto è ancora da fare e i soldi non bastano mai. È per questo che il palazzo è stato utilizzato per un concerto di Elton John e per un party vip, fra questi vi erano personaggi come Bill Clinton, Sting e Tina Turner, per raccogliere fondi.

Non meno grandiosi sono gli spazi verdi, di circa 600 ettari, che circondano il gigantesco edificio, suddivisibile in Vecchio Giardino (detto anche Giardino Olandese) in stile classico e Nuovo Giardino in stile inglese. Il Vecchio Giardino si ipotizza sia stato concepito dallo stesso Pietro il Grande, anche se in seguito completamente modificato con la costruzione di tre terrazze di fronte al palazzo e di uno specchio d'acqua. Nel Settecento, quando a Rastrelli vennero commissionate le modifiche da parte di Elisabetta, il giardino venne ampliato, si aggiunsero l'Hermitage – padiglione barocco ideata da Rastrelli e luogo prediletto da Elisabetta che amava cenarvi con gli amici più intimi –, il padiglione detto la Grotta opera dello stesso dell'architetto italiano e l'Ammiragliato. Venne costruito anche un padiglione di divertimenti, su un'isola esagonale nel Grande Stagno. In quest'epoca si realizzò anche il giardino inglese, con molti specchi d'acqua e cascate, che arrivavano a coprire circa un quinto del parco. Fu invece sotto Caterina la Grande che vennero eretti monumenti dedicati alle grandi vittorie russe dell'epoca ma anche il padiglione delle Terme Fredde con la Sala d'Agata (rivestita di agata, diaspro, alabastro, lapislazzuli e malachite), la Sala dei Concerti, la Galleria Ionica disegnata da Cameron e una cancellata gotica in ferro battuto di grandissima qualità.

Accesso
Gli orari di apertura sono i seguenti: da ottobre ad aprile 12:00-17:00; maggio e settembre 12:00-18:00; da giugno ad agosto 12:00-19:00. Giorno di chiusura: da ottobre ad aprile il martedì e l'ultimo lunedì del mese. Chiusure annuali: 16 giugno, in alcuni giorni si effettuano aperture ridotte. Per evitare sovraffollamenti, non si può vedere qualsiasi cosa in qualsiasi giorno, soprattutto nei week end del periodo estivo vi sono limitazioni perché non tutte le stanze possono sopportare un flusso ininterrotto di visitatori. Meglio informarsi in precedenza sui tour disponibili. I percorsi principali sono tre: gli Interni di Caterina che comprende l'Infilata Dorata, l'Infilata Orientale e gli appartamenti del Granduca Paolo. Il costo per un adulto per il Palazzo di Caterina è di 580 rubli, 290 per gli studenti, gratis sotto i 16 anni, prezzi inferiori per l'Infilata Orientale. Audioguide disponibili (non iin taliano). Anche l'accesso ai parchi è a pagamento, ma se avete la “St. Petersburg card” l'ingresso è gratuito. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a consultare il sito ufficiale, eng.tzar.ru/ dall'aspetto un po' antiquato e di non facilissima navigazione ma pieno di informazioni utili.

 Pubblicato da il 28/08/2016 - 6.956 letture - ® Riproduzione vietata

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