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Il Museo di Casa di Zela a Caserana di Quarrata in Toscana

Basta imboccare una strada bianca e siamo di colpo in un altro mondo. Lasciati alle nostre spalle, sulla strada provinciale che va da Pistoia a Firenze, i capannoni dove si vende di tutto, siamo circondati dai campi. Filari di alberi e fossi segnano i confini. L'argine di un fiume nasconde il cemento che pur è lì vicino.

Siamo nel piatto più piatto, all'opposto della civiltà delle colline che cingono l'area. In lontananza l'Appennino sembra ancor più possente. Qui è la poetica della bassa dove è facile vedere volare cicogne e cavalieri d'Italia attratti da un laghetto. Tutto questo nonostante che si sia in una delle zone maggiormente industrializzate d'Italia, dove vive più di un milione di persone.

L'area naturale protetta della Querciola sembra un felice accidente della storia. Questo lembo di campagna si è salvato dall'industria del mobile (soprattutto divani) e dalla stessa agricoltura specializzata del vivaismo, la coltivazione delle piante in zolla che qui ha una delle capitali europee. Il paesaggio è ancora quello della campagna degli inizi del Novecento.

Al centro dell'area della Querciola si trova, attentamente restaurata, la Casa di Zela, un'antica colonica abitata fino al 1966, due anni dopo la fine di quella mezzadria che per secoli ha plasmato il paesaggio della Toscana.

La casa è stata una perfetta macchina per la riproduzione delle risorse. E se ne vedono ancora le tracce. Qui hanno vissuto anche sedici persone tutte insieme. Le camere non hanno corridoi e sono tutte di passaggio. L'intimità non rientrava nell'economia dello spazio. Era più facile così per il capoccia controllare che tutti si alzassero di buon'ora la mattina per andare nei campi. Spazio da sacrificare, caso mai, alle bestie, il vero tesoro della casa. Una stalla è al primo piano, per mettere in salvo i bovini in caso di alluvione.

Oggi la casa è un museo che espone una raccolta di oggetti della vita quotidiana e del lavoro e ha nella torre un ostello per chi voglia immergersi nel clima del luogo.

Gli oggetti, che Ernesto Franchi, raccoglie da quaranta anni, come un cercatore di perle, con predilezione di quelli di riciclo o di riuso, riempiono stanze e stanze. Dal macinino di grano a formato di mercato nero, quando si doveva usare di nascosto in casa, al pettine ottenuto da una canna, alla grattugia ricavata da un pezzo di grondaia. Non per nulla il catalogo prende spunto dal titolo da Italo Calvino: “Si è quel che non si butta via”.

Ma più che agli oggetti il Museo, gestito da professionisti e appassionati, tutti volontari, dà importanza alle relazioni che questi possono instaurare con le persone. Narrazioni, digressioni, aperture a nuovi sguardi. “Ogni visitatore ci lascia qualcosa e sempre arricchisce la comprensione e l'umanità dell'oggetto”.

Informazioni
Museo di Casa di Zela
Via Nuova, 48, località Caserana-Quarrata – PT
tel 39 339 6280233
www.ostellocasadizela.it
info@ostellodicasadizela.it

Il museo è aperto domenica, dalle ore 15 alle 19, e su appuntamento. E' possibile prenotare la visita guidata e la visita a tema “Stanze segrete di una casa colonica”. L'ostello è aperto tutto l'anno.





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 Pubblicato da il 19/10/2016 - 1.012 letture - ® Riproduzione vietata

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