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La Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia con il sepolcro di Antonio Canova

Fondata verso la metà del XIII° secolo dall’ordine francescano dei Frati Minori, ricostruita in seguito su progetto di un architetto anonimo con le attuali forme gotiche nel 1330 e terminata nel 1443, la basilica dei Frari (o di Santa Maria Gloriosa dei Frari) è la chiesa di Venezia più ricca di opere d’arte dopo quella di San Marco.

Senza lo sfarzo gotico tipico della ricchezza di elementi decorativi, questo edificio religioso è un esempio di grande semplicità e bellezza dalle linee pure ed essenziali. Sorge nel sestiere San Polo, affacciato sul campo dei Frari e attraversato dall’omonimo rio, in uno scenario dall’atmosfera raccolta. Il colore rosso delle pareti in cotto è risaltato all’esterno dal bianco della pietra d’Istria utilizzata per le edicolette, i capitelli e le altre decorazioni sobrie dei portali della facciata oltre che degli ingressi laterali e del suggestivo campanile in stile romanico, alto 70 metri, che porta la firma dei veneziani Jacopo e Pier Paolo Celega.

In stile tardo gotico, l’elegante facciata della basilica è divisa in tre parti da pilastri sormontati da edicolette con capitelli e colonne d’impronta veneto bizantino. Sul grande portale ad arco acuto, formato da fasci di colonne in pietra bianca, si trovano le statue del Cristo Risorto (opera di Alessandro Vittoria), di San Francesco e della Vergine (quest’ultime a firma di B. Bon).

La porta mediana e quelle delle cappelle di San Pietro, Sant’Ambrogio e San Marco si aprono sul lato sinistro dell’edificio religioso anch’esse realizzate in pietra istriana. Alla sobria eleganza dell’esterno fa riscontro la calda luminosità dell’interno: la basilica si presenta con pianta a croce latina, divisa in tre navate da dodici grandi pilastri che sorreggono gli archi ogivali e che sono collegati all’imposta da tiranti in legno.

Nel mezzo della navata centrale, difronte al presbiterio, si può ammirare il Coro dei Frati iniziato con forme gotiche dalla bottega dei Bon e terminato in stile rinascimentale dai Lombardo nel 1475. Una preziosa cornice regge un crocefisso in legno e statue di marmo degli Apostoli, di Maria e San Giovanni Battista. Opera di una famiglia di intagliatori, i Cozzi di Vicenza, il coro comprende 124 stalli ed è uno splendido esempio di arte del legno a Venezia.

La facciata interna è decorata in alto da 8 tele di Flaminio Fiorani che rappresentano i miracoli di Sant’Antonio e da un dipinto di Pietro Muttoni che ritrae il religioso e la sua basilica. A destra e sinistra del portale vi sono il monumento funebre al senatore Pietro Bernardo eseguito nel corso del’500 da Tullio Lombardo e quello al procuratore di San Marco Alvise Pasqualigo che si ritiene essere opera di Lorenzo Bregno.

Lungo la navata sinistra il primo altare, realizzato nel 1663 dal Longhena, è impreziosito da sculture di Falcone e Le Court che raffigurano le diverse virtù. Il secondo altare ospita invece una tela che rappresenta la Presentazione di Gesù Bambino al tempio mentre il terzo è noto per la statua di San Girolamo eseguita dal Vittoria nel 1565 e considerata il suo capolavoro.

Nel braccio destro del transetto della basilica a rivestire particolare prestigio è il monumento funebre a Jacopo Marcello ritenuto uno dei più belli di tutta Venezia: semplice e solenne allo stesso tempo, racchiuso in un ovale di marmo, raffigura il capitano di mare scomparso a Gallipoli nel 1484 mentre è in piedi sull’urna con le armi in pugno e scortato da due paggi. A realizzarlo fu Pietro Lombardo nel XV° secolo.

Si procede poi con la visita della sacrestia, fatta costruire dai Pesaro attorno alla metà del Cinquecento, che si presenta con le proporzioni di una piccola chiesa anch’essa ricca di tesori d’arte. Fra tutti risplende per la particolare bellezza la Madonna in trono con Bambino e Santi, trittico di G. Bellini del 1488 posto sull’arco dell’abside. Ritenuta una vera e propria opera d’arte, è racchiusa da una preziosa cornice dorata.

Lasciata la sacrestia si può ammirare la cappella della famiglia veneziana Bernardo a cui è dedicata la bella urna sepolcrale gotica. Sull’altare c’è il Polittico del Vivarini, datato 1482, caratteristico per l’uso del colore e i toni piuttosto stilizzati.

La seconda cappella absidale, con i monumenti ad Arnaldo d’Este e Duccio Alberti, conduce alla terza dominata dalla statua in legno di Giovanni Battista, capolavoro del 1438 del Donatello oltre che unica statua di questo grande artista lasciata come testimonianza nella città lagunare.

Giungendo poi nel presbiterio, da cui si rimane colpiti per la grandiosità architettonica, appare in tutta la sua bellezza l’Assunta del Tiziano che fa da sfondo all’altare maggiore: quest’opera, considerata il gioiello più prezioso della basilica, fu eseguita nel 1518 e divenne così famosa nei secoli al punto che il Canova la definì il più bel quadro del mondo anche per il modo mirabile con cui l’artista era riuscito a sfruttare a suo favore l’architettura dell’edificio religioso.

A destra e sinistra del presbiterio si trovano invece il monumento al doge Francesco Foscari di Antonio e Paolo Bregno realizzato nello stile di transizione fra il gotico e il rinascimentale e quello al doge Nicolò Tron considerato il più grandioso di Venezia oltre che un vero capolavoro rinascimentale a firma di Antonio Rizzo.

Delle cappelle absidali di sinistra la prima è dedicata ai santi francescani mentre nella seconda si può ammirare il monumento al condottiero Melchiorre Trevisan e nella terza la bella pala che raffigura Sant’Ambrogio in trono fra gli angeli e i santi. La quarta cappella fu invece aggiunta nel 1425 alla struttura originaria della basilica dei Frari.

Fra le altre opere di particolare interesse vi è la Madonna di Cà Pesaro dipinta in trono con il Bambino attorniata da diversi esponenti della famiglia Pesaro (al momento non visibile per restauri) e il monumento funebre dedicato allo scultore neoclassico Antonio Canova eseguito su un disegno che lo stesso artista aveva progettato, ma mai compiuto, per il Tiziano. Purtroppo il Canova morì prima della realizzazione dell’opera e i suoi discepoli ne curarono l’esecuzione destinando proprio il monumento a forma di piramide a custodire il cuore del loro maestro racchiuso in un vaso di porfido mentre il resto delle spoglie furono traslate a Possagno, città natale.

A destra della basilica si estendono i vasti chiostri dell’ex convento dei Frari, detto Cà Grande, oggi sede dell’Archivio di Stato dotato di ricche e preziose documentazioni sulla storia di Venezia.

Fra gli organi a canne che abbelliscono l’edificio religioso vi sono quello della cantoria di sinistra costruito da Giovan Battista Piaggia nel 1732, quello di destra a firma di Gaetano Callido (1795-6) e l’organo Mascioni costruito nel 1927 e collocato dietro la pala dell’altare maggiore.

La Basilica, situata in San Polo al numero 3072, è aperta al pubblico dalle 9 alle 18 nei giorni feriali e dalle 13 alle 18 la domenica e i festivi. Il biglietto d’ingresso, come contributo per i restauri, la sorveglianza dei capolavori ospitati e l’illuminazione permanente delle opere, è di 3 Euro a persona. Gratis per i veneziani presentando la carta d’identità.

Informazioni al sito ufficiale http://www.basilicadeifrari.it

 Pubblicato da il 26/10/2015 - 2.877 letture - ® Riproduzione vietata

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