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Santa Maria delle Grazie, la visita alla chiesa di Milano con il Cenacolo di Leonardo

Santa Maria delle Grazie edificata dal Bramante la chiesa che ospita l'ultima Cena di Leonardo, all'interno del Cenacolo.

Inserita nel 1980 fra la World Heritage List dell’Unesco, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ospitata nel cuore storico di Milano, rappresenta una delle opere architettoniche più importanti d’Italia soprattutto perché custodisce un gioiello dell’arte: il Cenacolo, o Ultima Cena, simbolo della religiosità del mondo cattolico, del grande Leonardo Da Vinci.

Attorno al 1460 il conte Gaspare Vimercati, al comando delle forze armate di Francesco Sforza, donò all’ordine dei Domenicani una piccola cappella, in cui era raffigurata l’immagine della Madonna, chiedendo che al suo posto vi fossero edificate una chiesa e un convento. Gli interventi di costruzione iniziarono nel 1463 e mentre il convento venne completato nel 1469 per l’edificio religioso principale si dovette invece attendere sino al 1482.

Edificata da poco la chiesa su disegno di Guiniforte Solari proprio intorno alla cappella che ospitava la miracolosa immagine della Vergine, Ludovico il Moro, duca di Milano, decise di rinnovare completamente le forme tardogotiche della tribuna adeguandola ai nuovi modelli rinascimentali per adibirla poi a mausoleo della propria famiglia. Affidata al Bramante, l’opera fu realizzata fra il 1492 e il 1497. Educatosi alla corte dei Montefeltro di Urbino, l’artista concepì e progettò la tribuna come un edificio autonomo a pianta centrale tanto imponente all’interno quanto di grande effetto monumentale all’esterno.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie si presenta in tutto il suo splendore architettonico impreziosita da sette cappelle di forma quadrata distribuite sui due fianchi, realizzate dal Solari ad esclusione dell’ultima, collocata sulla sinistra, intitolata alla Vergine delle Grazie. Le più importanti famiglie di Milano, dopo aver chiesto l’utilizzo delle cappelle come sepolcri di famiglia, scelsero grandi artisti dell’epoca per decorarle: fra i nomi più illustri vi furono Antonello da Messina che realizzò splendide sculture nella cappella di Santa Caterina e Gaudenzio Ferrari che lavorò a quella di Santa Corona.

Sviluppato attorno a tre chioschi, il convento è formato dal lato nord della chiesa mentre sugli altri tre lati scorre un suggestivo portico di colonne con capitelli in stile gotico; l’antica cappella delle Grazie, la biblioteca e le sale del Capitolo e del Locutorio si affacciano sul portico mentre la parte sud del convento è occupata interamente dal refettorio che ospita due grandi capolavori artistici: la Crocefissione del pittore milanese Donato Montorfano e il Cenacolo di Leonardo.

Giunto trentenne a Milano, Da Vinci svolse nella città meneghina incarichi di ingegneria militare commissionati da Ludovico il Moro, da sempre uomo più dedito all’azione che all’arte. Quando nel 1495 gli venne richiesta la realizzazione dell’Ultima Cena, basata su un episodio narrato nel Vangelo di Giovanni, Leonardo volle sperimentare un particolare tipo di tecnica a tempera per eseguire il capolavoro che rivestirà la parete settentrionale del refettorio del convento.

Terminato nel 1498, pochi anni dopo l’esecuzione l’affresco iniziò a deteriorarsi proprio a causa della tecnica pittorica (colore steso su intonaco asciutto) e della posizione in cui fu collocato all’interno dell’edificio. Nonostante la perdita del colore originario, il Cenacolo è uno dei massimi capolavori della pittura di tutti i tempi oltre che una delle opere più innovative. A Milano Leonardo sperimentò infatti un’interessante ricerca coloristica, che purtroppo oggi non siamo più in grado di percepire, abbinata a una nuova relazione tra figura e spazio, testimoniata proprio dalla disposizione dei personaggi attorno al tavolo e a Cristo.

Durante il Secondo Conflitto Mondiale la chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie vennero gravemente danneggiati dai bombardamenti del 1943: se il refettorio fu raso quasi completamente al suolo, fortunatamente si salvarono alcuni muri fra cui quello dove era stata raffigurata l’Ultima Cena che per ben due anni rimase all’aria aperta coperta solo da un telo e sacchi di sabbia. Fra i vari restauri necessari per salvaguardare il dipinto, uno dei più significativi risale al 1908 quando a richiederne l’intervento fu Gabriele d’Annunzio.

Nel dipinto la luce che filtra dalla trifora alle spalle di Cristo mette in risalto e conferisce monumentalità al gesto ecumenico delle braccia allargate che sembra quasi definire e allungare lo spazio circostante; la lieve rotazione impressa alle spalle delle figure degli Apostoli, riuniti in maniera armonica in gruppi di tre, dona grande dinamismo e profondità alla composizione pittorica. Il grande affresco ritrae Cristo mentre rivela quello che sarà il tradimento di uno degli Apostoli, atto che porterà alla sua crocefissione: l’intera scena si svolge tra lo stupore e la meraviglia dei presenti incentrandosi attorno alla figura di Gesù. Fra le curiosità che riguardano questo affresco si dice che il Giuda Taddeo raffigurato nel Cenacolo non sia altri che Leonardo stesso.

Purtroppo il dipinto non fu apprezzato in pieno ai suoi tempi ma nel corso dei secoli è diventato parte del patrimonio artistico italiano e del mondo intero diventando spesso oggetto di riproduzioni e imitazioni; negli ultimi decenni il grande effetto scenografico della raffigurazione di Leonardo è stato anche sottolineato in opere cinematografiche di registi prestigiosi, quali Bunuel e Altman, che ne hanno offerto nuove interpretazioni. L’opera è stata inoltre protagonista del libro di Dan Brown, Codice da Vinci, che ne ha ipotizzato diverse interpretazioni.

Oltre alla diversa rappresentazione degli Apostoli rispetto a quanto riportato su un disegno originario del Da Vinci, il Cenacolo è caratterizzato anche da un altro aneddoto curioso: per poter raggiungere più rapidamente i locali adibiti a cucina, i monaci decisero di abbattere una parte del dipinto aprendo una porta che si sovrappose così ai piedi di Cristo.

Il capolavoro di Leonardo non è tuttavia l’unico ad essere ospitato nel refettorio di Santa Maria delle Grazie: proprio di fronte all’Ultima Cena si trova infatti la Crocefissione realizzata dal Montorfano che dipinse l’affresco negli stessi anni in cui Da Vinci lavorò al suo.

Santa Maria delle Grazie, situata nell’omonima piazza, può essere facilmente raggiunta con i mezzi di trasporto pubblico oltre che in auto. Dalla Stazione Centrale di Milano si può proseguire con la linea metropolitana M2 (verde) con fermata Cadorna per poi procedere in direzione ovest su Piazzale Cadorna verso Via Boccaccio, Via Caradosso, Corso Magenta e Via Fratelli Ruffini. Chi arriva in città in aereo può giungere alla chiesa sia partendo dall’aeroporto di Malpensa che da quello di Linate utilizzando il servizio MXP Express che collega con il centro di Milano e le linee bus 73 e 24.

Orari di apertura della chiesa: 7-12 e 15-19.30 nei giorni feriali; 7.30-12.30 e 15.30-21 nei festivi.

Il Cenacolo può essere invece visitato dal pubblico in orario 8.15-19.00 tutti i giorni dal martedì alla domenica tranne il lunedì, giorno di chiusura. La tariffa è di 6.50 Euro (+ 1.50 Euro per diritto di prenotazione) per l’intero e di 3.25 Euro (+ 1.50 Euro per ddp) per il ridotto. L’ingresso al Cenacolo è possibile solo nel giorno e nella fascia orario prenotati: il ritiro dei biglietti deve avvenire presso la biglietteria all’ingresso del museo 20 minuti prima della visita presentandosi con il proprio codice di prenotazione. Per info 02 92800360.

Sito ufficiale http://www.grazieop.it

 Pubblicato da il 19/12/2015 - 4.203 letture - ® Riproduzione vietata

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