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Sul Passo Daone, vacanza sulle montagne del Trentino alla Capanna Durmont

La capanna Durmont sul passo Daone, le valli del trentino occidentale, val di fumo, val Nambrone, val di Genova, la cascata di Nardis, Madonna di Campiglio, le Terme di Comano.

La scelta della vacanza, su Facebook la Capanna Durmont

Come avrebbe detto mia nonna “che cumpagnia da mal tra’ insema” (che compagnia di mal combinati): ci siamo ritrovati una sera ai Parchetti di Palazzolo...davvero per caso, perché normalmente non si usciva insieme. Quella sera una cosa ci accomunava: l’oppressione dell’avvicinarsi di un nuovo anno di fatica...chi al lavoro, chi all’università, massimo a metà settembre si sarebbe ritrovato a cercare disperatamente, nei meandri della sua memoria, un bel ricordo dell’estate, che gli avrebbe permesso di tirare avanti...un giorno dopo l’altro, fino alle prossime vacanze. Ecco cosa ci accomunava quella sera: nessuno di noi, fino a quel momento, aveva “fatto qualcosa”, dall’inizio delle vacanze. Disastro: cosa siamo giovani a fare??? meno male che eravamo in 5, così un po’ per uno ci siamo tirati su a vicenda e alle 2:10 del mattino siamo andati a casa del Torre a cercare su Internet una soluzione. Parlo di quella sera, perché il nostro viaggio è iniziato da lì e continua tutt’ora: ci siamo trovati!

Il primo motore di ricerca che abbiamo consultato è stato Facebook, sì, proprio lui e - che non mi si chieda come - entro le 10:00 del giorno dopo avevamo una sistemazione: la Capanna Durmont, sul Passo Daone, in Trentino. A chi era iscritto al gruppo, i gestori offrivano una seduta per un massaggio a scelta, tra alcuni proposti dalle Terme di Comano...e così siamo partiti appena prima di mezzogiorno del 22 agosto 2010.

L'arrivo a Passo Daone. L'accoglienza alla Capanna Durmont e la buona cucina

Prendendocela con calma e perdendoci un paio di volte per le valli (tra l’altro bellissime: sembrava di essere nella scenografia del Signore degli Anelli a un certo punto...aspetta, come si chiamava? Val di Fumo, mi suggeriscono dalla regia ;o); dicevo, tra tutto, siamo arrivati al PASSO DAONE verso le 16:00, affamati ma estasiati da quello che vedevamo: questa specie di rifugio, bello!, circondato dal bosco...un profumo fresco come neanche quando fai i fumenti col vicks vaporub, bello bello bello! avevamo già deciso che lo scopo principale in questa vacanza doveva essere quello di ridere a più non posso...e la prima occasione non ha tardato a presentarsi: sdraiata in mezzo alla strada una specie di marmotta addormentata che russava come mio nonno...era la cagnolina dei gestori: Ginevra, bulldog inglese...bellissima! Dopo un’accoglienza molto calorosa, Luca e Daniela, i gestori ci hanno portato nelle due camere assegnateci. Semplici, ma confortevoli che ti fanno subito sognare di passarci un anno, in un posto così. Quando poi siamo scesi e sulla terrazza, sotto l’ultimo sole della giornata abbiamo “sbranato” uno dei loro Panozzi con Crauti e Salamella ai Ferri ci siamo convinti del tutto che con buone probabilità non ce ne saremmo mai più andati! Dopo un po’ di buone birre (ne avevano di tutti i tipi, dalla birra invecchiata nella pietra, San Sebastiaan, alla Leffe, dall’Adelscott alla Desperados) insomma...siamo arrivati a cena già “pieni”. Buona la cena, sicuramente, anche se nessuno si ricorda cosa ha mangiato e poi magica la serata nel bar, soprattutto dal momento in cui il Cristian ha adocchiato la chitarra che i gestori lasciano a disposizione di chi ama suonarla.

I posti da non perdere ci sono stati suggeriti dalla gente del posto, che più volte al giorno salgono al Passo e in cambio di un buon bicchiere (o due...), ti raccontano vita, morte e miracoli del Territorio.

Escursione dal Passo Daone verso Preore, Ponte Arche, Passo del Ballino fino al Lago di Tenno

Così il 23 agosto abbiamo preso la macchina e siamo andati al Lago di Tenno. Dal Passo Daone si scende a Preore, direzione Ponte Arche e poi dritto fino al Passo del Ballino e oltre...dopo poco, in basso a sinistra, anche se non vuoi, il blu eccezionale del Lago di Tenno attira la tua attenzione e ti fa venire voglia di tuffartici da lì! Invece è meglio parcheggiare e scendere a piedi (senza farsi assillare dal pensiero che al ritorno quella discesa sarà tutta salita). Abbiamo fatto una bella passeggiata tutt’intorno al Lago e poi ci siamo seduti in riva...siccome non ci aspettavamo di averne l’occasione, non eravamo attrezzati per un bagno, ma dopo un po’ che vedi bambini e adulti che sguazzano spavaldi come se fossero in liguria, dici “io cce provo!” e così 5 matti in mutande si tuffarono nel Lago di Tenno a fine agosto (meno male che era l’ora di punta del sole, se no mi sa che ci avremmo lasciato le penne). Anche quel giorno abbiamo pranzato a pomeriggio inoltrato, ma ci è andata un po’ meno bene: per 2 tramezzini e una bibita abbiamo speso quasi 20 euro a testa...chebb...va beh! Almeno ci siamo gustati la cena alla Capanna: Polenta alla maniera di una nonna trentina e spezzatino della Capanna (ci tornerei adesso solo per quel piatto immenso pienissimo di Buono) per non parlare del tiramisù che fanno loro...da Dio! Dopo cena abbiamo provato a passeggiare nel bosco lì intorno, ma quel cacasotto del Torre aveva paura dell’Orso e siamo rientrati, affidando la serata ancora all’arte del Cristian.

Visita alla Val Nambrone, trekking cul circuito dell'Acqua

Il 24 agosto ci hanno indirizzati verso la Val Nambrone: stupenda!!! dal Passo Daone si scende a Spiazzo, in Val Rendena e si procede quasi fino a Madonna di Campiglio. A un certo punto, proprio a ridosso di un tornante, si trovano le indicazioni, a sinistra, per la Val Nambrone e si sale, si sale, si sale, fino ad arrivare ad un piazzale, con un bel rifugio e l’ingresso per il “circuito dell’acqua” (ci pare che si chiamasse così, ma non ne siamo sicuri al 100%). Comunque abbiamo lasciato giù la macchina e ci siamo inoltrati nel bosco. Si tratta di un percorso semplice, ben inserito all’interno del bosco e che segue ed incrocia diversi rivoli d’acqua, cascatine e laghetti. Abbiamo trovato un sacco di lamponi, mirtilli e fragoline di bosco e abbiamo anche visto diversi scoiattoli e un animale a 4 zampe che scappava nel folto degli alberi, per cui, non avendogli visto le corna non sapremmo dire se si sia trattato di un cervo, di un capriolo o di un camoscio, comunque il genere era quello, ci siamo capiti, no? Usciti da questo piccolo paradiso abbiamo proseguito in macchina fino alla cima, dove c’era un altro rifugio, il Cornisello, dove abbiamo mangiato un panino con la porchetta molto gustoso e poi ci siamo messi a passeggiare per i dintorni: tra il fatto che mancano le parole per descrivere la forza che racchiude la Natura di quel posto e il fatto che forse mi sto già dilungando troppo, mi limito a consigliare a chiunque si trovi nel raggio di 1000 km (mille chilometri) di non perderselo per niente al mondo!!! Val Nambrone, segnatevelo! La sera alla Capanna Durmont abbiamo cenato come dei porcelli (Pappardelle alla Crema della Capanna e Pollo alla Bionda con Patate Sabbiate), guarda caso ci ricordiamo tutto quello che abbiamo mangiato in quel posto, mannaggia alla cuoca!!! - beh, tranne la prima cena, quella post-birreeeee). Dopo cena non ci abbiamo neanche provato a muoverci: abbiamo piazzato la chitarra in mano all’amico Cristian e via alle danze.

Le cascate di Nardis tra i paesaggi della Val di Genova. Passeggio serale a Madonna di Campiglio

Il 25 agosto invece ci hanno spediti in Val di Genova, soprannominata Valle dell’Acqua, per via del fatto che ci sono le Cascate di Nardis, forse, ma personalmente ci è piaciuto di più il percorso del giorno prima in Val Nambrone. Le Cascate di Nardis sono molto belle, ma dicono che qualche anno fa erano più gonfie d’acqua. Poi sinceramente non è che fossimo molto attivi quel giorno e anche se abbiamo passeggiato un po’, non credo che abbiamo visto tutto. Sicuramente non siamo andati in cima alle Cascate, dove dicono che ci sia un paesaggio surreale: insomma, eravamo impiombati e abbiamo passato quasi tutta la giornata a camminare per trovare la prossima panchina e sederci. Oh, tutto bello, ma si vede che quel giorno lì non eravamo in vena per vivere bene un posto. Attenzione che per entrare in Val di Genova, bisogna lasciare la macchina in un parcheggio un po’ fuori e procedere a piedi o prendere un pullmino che ti porta fino in fondo. Noi volevamo risparmiare e non abbiamo fatto neanche quello...in compenso ci siamo fatti spellare dal ristorante che c’è di fronte alle cascate, che se lo sapevamo accettavamo la gentile offerta dei gestori della Capanna Durmont di prepararci un sacchettino per il pic-nic. Insomma, un po’ intristiti dalla giornata, abbiamo deciso di passare una serata diversa e tramite la Capanna Durmont abbiamo cenato col 10% di sconto all’Antica Segheria, un ristorante molto caratteristico, vicino a Pinzolo: tutto buono e non troppo caro (considerata la zona e forse anche grazie allo sconto...infatti abbiamo speso, in 5, menù completo tipo € 135,00). Dopo cena siamo andati a Madonna di Campiglio, giusto per dire che ci siamo stati, visto che è vicinissima. Bere qualcosa significa essere ricchi: l’abbiamo capito dopo aver speso € 40,00 per 5 birre medie e siamo tornati alla Capanna Durmont a bere birra buona e a cantare col Cristian.

Giornata tra i boschi del Trentino: animali selvatici, funghi e salita alla Cima Durmont

Siccome la sera prima abbiamo fatto particolarmente tardi, il 26 ci siamo alzati quasi a mezzogiorno e abbiamo pranzato alla Capanna Durmont. Dopo pranzo abbiamo ritentato di esplorare il bosco circostante e cammina cammina, ci siamo ritrovati sulla Cima Durmont: ecco cosa si intende quando si dice “panorama mozzafiato”! Siamo rimasti letteralmente senza parole, davvero...a un certo punto qualcuno ha detto ad alta voce qualcosa e tutti ci siamo resi conto che non sentivamo una voce da un bel po’. Durante la camminata abbiamo incontrato un cervo e tre caprioli, per non parlare dei funghi che, a conoscerli e volerli raccogliere tutti, non ce l’avremmo fatta in 5 a portarli giù! Non ci siamo accorti del passare del tempo, tanto che quando siamo rientrati alla Capanna Durmont, ci sono venuti incontro preoccupatissimi perché ci stavano dando per dispersi...invece di disperso c’erano solo 2 delle nostre macchine fotografiche che ci siamo dimenticati da qualche parte nel bosco...mica una, due!!! e va beh: mal comune, mezzo gaudio; del buon vin brulé ci ha tirati su di morale in men che non si dica, anche perché nonostante la passeggiata non è che facesse caldissimo. Poi abbiamo iniziato a stuzzicare perché quella sera c’era un Happy Hour e abbiamo finito per cenare così, con taglieri eccezionali, salumi di cacciagione e formaggi locali con marmellatine di mirtilli rossi e una roba che non avevamo mai assaggiato ma che ci ricorderemo per sempre: il Tortel di Patate...buuuuooooonoooo!!! che scorpacciata ce ne siamo fatti!!! A seguire, solita serata relax.

Di nuovo alla Cima Durmont e le specialitÓ gastronomiche della Capanna

Il 27 abbiamo pensato bene di risalire sulla Cima Durmont, con la scarsa speranza di recuperare le macchine fotografiche. 1 l’abbiamo ritrovata, appesa per il cordino ad un ramo, nel bel mezzo del bosco. l’altra no, ma tanto era la più brutta e, soprattutto, non era la mia. Siamo tornati abbastanza presto alla Capanna Durmont e abbiamo passato il resto della giornata e la serata con la Ginevra che ci russava tra i piedi, mentre noi cantavamo a squarciagola e bevevamo birra a litrate. Un’altra cosa che ci è rimasta impressa della Capanna Durmont sono gli stuzzichini che ci portavano a ogni giro di bevute: buoni, fantasiosi e ... generosamente tanti! Infatti quella sera, a cena non abbiamo mangiato molto, ma ci ricordiamo bene il Filetto di Salmerino al Nosiola con gli Spinacini; io personalmente ho mangiato il pesce per la prima volta...slurp! non ci credevo, ma tant’è...

Una giornata di benessere alle Terme di Comano: i vari massaggi rilassanti

Il 28, quello che doveva essere l’ultimo giorno, ci siamo fatti prenotare i massaggi promessi, presso le Terme di Comano e precisamente: io ho scelto il massaggio shiatsu (50 minuti di gomitate nella schiena, ma dopo mi sembrava di volare: figata!); il Cristian ha scelto il massaggio thai (75 minuti di numeri da circo, dice...durante gli è piaciuto un po’ meno, ma poi ha dovuto ammettere di sentirsi nuovo, alla fine); il Torre ha scelto il massaggio Yanna (perché faceva rima con Giovanna, una sua vecchia fiamma...50 minuti di massaggi su un lettino oscillante - infatti pare che sia controindicato per chi soffre di mal di mare!!! - lui invece voleva fare il bis, ma gliel’hanno sconsigliato); il Marco ha scelto il massaggio Lomi Lomi (ahahahaha...si è innamorato di tutte e due le tipe che gliel’hanno fatto; dice che si ricorda ancora il profumo degli oli che gli hanno spalmato addosso e sta ancora cercando su e-mule una musica almeno simile a quella che ha sentito lì); infine il Rudy si è dato al Fango Osmotico, perché dice che ha la cellulite sulla panza (no comment!), ma secondo noi voleva provarlo perché quella che gli piace è patita di ‘sti fanghi. Siamo entrati anche nella zona relax: ti sdrai dove vuoi, bevi tisane a go’go’, ascolti musica soft...noi ci siamo tutti addormentati. Il primo a svegliarsi è stato il Cristian, che dice che io stavo russando come la Ginevra. E così è arrivata anche l’ultima cena alla Capanna Durmont...credevamo. Ci siamo abbuffati come dei suini per portarci a casa un pezzo di Capanna Durmont: Tagliatelle ai Porcini, Fegato alla Trentina e una spadellata di verdure miste. E per dessert la meringata più buona che ognuno di noi avesse mai mangiato. Dopo cena ci siamo scatenati al bar e poi, un po’ tristi siamo andati a letto...il giorno dopo dovevamo partire e nessuno ne aveva voglia.

Il villaggio fantasma di Iron

Per prolungare un po’ l’idillio, dopo pranzo, il 29 agosto, ci siamo inventati di andare a visitare un villaggio che per buona parte dell’anno è totalmente deserto: Iron, il villaggio fantasma. Bello, ma noi non volevamo partire e non riuscivamo a pensare ad altro...insomma, per cena siamo tornati alla Capanna Durmont e...ci siamo fermati a dormire un’altra notte. Non c’era altro posto se non in una camerata da 6, con 2 ciclisti tedeschi, di passaggio, con zaino e sacco a pelo. Ci siamo stretti un po’ e la vera ultima notte è passata così.

Il giorno dopo ci siamo dovuti obbligare a vicenda per partire definitivamente, proprio come quella sera ai parchetti, quando invece ci siamo dovuti spronare a vicenda per iniziare la vacanza...

Se ci è piaciuta o no, lo lasciamo indovinare a voi, a questo punto, perché essere giunto alla fine del racconto mi rende quasi triste come il 30 agosto 2010!
 

 Pubblicato da il 11/12/2011 - 9.936 letture - ® Riproduzione vietata

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