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Le foto di cosa vedere e visitare a Molucche

Molucche (Moluccas o Moluccan), viaggio nelle isole dell'Indonesia

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L’arcipelago delle Molucche, conosciute anche come Moluccas, Isole Moluccan o Maluku, è un incredibile assembramento di quasi un migliaio di isolotti immerso nelle acque dell’Oceano Pacifico, compreso nel più grande arcipelago malese, all’interno delle acque territoriali dell’Indonesia. Dal punto di vista geografico, le Molucche si trovano sulla placca continentale australiana e sono circondate ad est della Nuova Guinea, a sud dall’isola Timor e ad ovest da Sulawesi. La superficie complessiva sfiora il milione di chilometri quadrati, dei quali non più del 10% si trovano sulla terraferma. La morfologia di quasi tutte le isole è piuttosto “mossa”, con alture anche di una certa altezza che si ergono a strapiombo sulle limpide acque dell’Oceano, nei pressi delle quali comincia a diradarsi l’intricata vegetazione che ricopre invece tutto l’entroterra, caratterizzato dalla presenza di numerose specie di piante tropicali tra cui tantissime spezie, come il sago, il riso, la noce moscata e i chiodi di garofano, che sono valse alle Molucche il soprannome di “isole delle spezie”.

La più antica testimonianza umana presente nell’arcipelago risale a circa 32.000 anni fa, anche se reperti più attendibili si hanno a partire dalla civiltà melanesiana, che occupò le Molucche all’incirca 10.000 anni prima della nascita di Cristo. Nel 1513 i portoghesi furono i primi europei a sbarcare nell’arcipelago colonizzando Ambon, Uliasser e Banda, lasciando invece Ternate e Tidore agli spagnoli, che li seguirono pochi anni più tardi. Nel 1599 arrivarono anche gli olandesi che, facendo leva sul sentimento di odio da parte del popolo nei confronti dei portoghesi, riuscirono ad eleggere il loro primo governatore delle isole nel 1605. Nei secoli a venire a complicare le cose ci si misero anche i britannici, determinando una situazione di grande instabilità politica culminata con lo scoppio della II Guerra Mondiale e con l’occupazione giapponese, avversata dal popolo tramite la creazione della Brigate Moluccana Meridionale.

Attualmente le isole sono divise in due province, Maluku e Nord Maluku, troppo spesso teatro di scontri tra cristiani e musulmani, ai quali si sta cercando di porre fine attraverso il dialogo e reciproci sacrifici. La popolazione è infatti un pericoloso crogiuolo di olandesi, portoghesi e britannici inseritisi in un tessuto a tinte prevalentemente malesi e melanesiane, con l’Islam e il Cristianesimo che raccolgono la maggior parte dei fedeli del paese. La lingua ufficiale è la Bahasa Indonesia, ma in generale ogni isola ha i suoi dialetti che possono anche differire parecchio tra loro.

La più conosciuta delle Molucche è probabilmente Ambon, sulla quale si trova l’aeroporto più trafficato ed il centro abitato più popoloso. Volenti o nolenti, Ambon è la porta d’accesso principale all’arcipelago, così che praticamente tutti i turisti vi debbono quantomeno transitare. Già che siete qui, non appena sarete usciti da Kota Ambon, una città caotica e inospitale, potrete dedicarvi all’esplorazione dell’entroterra, scandito da lussureggianti colline e particolarmente ricco di vegetazione. La parte settentrionale di Ambon è nota come Leihitu ed è collegata a quella meridionale, Leitimur, da uno stretto istmo di terra. Eccezion fatta per il capoluogo, i villaggi sono piccoli e deliziosi, quasi tutti concentrati nei pressi del litorale ed abitati prevalentemente da nativi. Le spiagge non sono molte, ma sono tutte di indicibile bellezza, con l’acqua trasparente che consente di ammirare in tutta la loro bellezza i fondali sabbiosi e la barriera corallina. Particolarmente indicate per fare snorkeling sono Natsepa, Namalhatu e Lathualat, tutte facilmente raggiungibili da Kota Ambon anche con mezzi pubblici davvero spartani.

Per praticare un turismo balneare ecologico ed a stretto contatto con la natura non c’è niente di meglio delle isole Banda, un piccolo arcipelago interno situato 140 chilometri a sud-est di Ambon. Dei dodici isolotti che lo compongono, sette sono quelli di discrete dimensioni: Neira, Gunung, Api, Banda, Besar, Hatta e Sjahrir. L’unica città delle Banda è Bandaneira, un centro di discrete dimensioni sorto sull’isola di Neira. Per secoli le Banda sono anche state il centro di produzione e smistamento delle spezie, che venivano trafficate in tutta l’Asia, ma anche verso l’Europa. A testimonianza di ciò, vi sono i numerosi forti fatti costruire dagli olandesi per poter controllare i traffici commerciali, che oggi rappresentano interessanti attrattive di carattere storico-artistico, seppur in molti casi non ben conservate. La costa è semplicemente stupenda, con il mare limpidissimo che consente di vedere in maniera nitida fino a 15 metri di profondità, dove il riflesso della luce sui coralli genera straordinari giochi di luce. Le numerose spiagge sabbiose sono poi praticamente deserte per tutto l’anno, per via di un turismo ancora fortunatamente lontano da quello di massa.
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Un altro arcipelago interno che merita di essere visitato è quello delle isole Kay, localizzato tra il nord dell’Australia e la costa sud-occidentale della Nuova Guinea. Qui gli atolli corallini sono decine e paiono essere stati sparsi a manciate sul pelo dell’acqua, dal quale non si alzano che di qualche metro. L’entroterra è ricoperto da fittissime foreste tropicali, abitate da tantissimi uccelli che si nutrono degli splendidi esemplari di farfalle che ogni tanto fanno capolino anche sul lungomare. Le isole principali sono Kay Besar e Kay Kecil, mentre l’insediamento più popoloso, Tual, si trova sull’isola di Dullah. L’aeroporto è posto in località Langgur sul suolo di Kay Kecil, presso cui si trova anche l’incantevole spiaggia di Pasir Panjiang, la cui traduzione in indonesiano è “Spiaggia Lunga”. Durante la stagione asciutta è molto bello noleggiare un’imbarcazione e muoversi autonomamente tra le isolette dell’arcipelago.

30 chilometri a est di Ambon si distingue la sagoma di Separua, raggiungibile con appena un’ora di navigazione dal porto di Tuleuh. Qui si raduna la maggior parte dei subacquei, attratta dalla bellezza dei fondali e dalla ricchezza della fauna marina, con migliaia di pesci che vi nuoteranno intorno nel corso delle vostre immersioni. Tra i luoghi più suggestivi per nuotare spicca la baia prospiciente al villaggio di Ameth, dove ogni giorno la marea gioca la sua personalissima partita con le creste dei coralli, che affiorano e vengono ricoperti dalle acque a seconda dell’ora. Il litorale fatato è l’attrattive principale anche dell’arcipelago Alor, dell’isola di Seram, di Ternate, delle isole di Barat Daya e di Timor, suddiviso tra lo stato indipendente di Timor Est e la provincia indonesiana di Timor Ovest. Per le esplorazioni dell’entroterra le isole più adatte sono invece quelle dell’arcipelago Babar, nella parte meridionale delle Molucche. Qui si ergono alture che raggiungono i 750 metri e che risultano essere particolarmente suggestive per via dell’impenetrabile vegetazione che le ricopre.

Il clima è generalmente caldo e umido, con intense piogge stagionali chiaramente prevedibili per via dello spirare dei monsoni. I periodi migliori per visitare l’arcipelago delle Molucche sono quelli compresi tra la fine di marzo e l’inizio di maggio e da metà settembre a metà novembre, quando le giornate sono calde, ma non afose, le precipitazioni praticamente assenti e le zanzare meno affamate del solito.

Per quanto riguarda il raggiungimento delle isole, Merpati e Garuda assicurano diversi voli settimanali per l’aeroporto dell’isola di Ambon. Voli regolari partono anche da Sulawesi per Ternate, mentre se ci si vuole muovere via mare, dai porti di Ambon e di Ternate partono ogni quindici giorni circa traghetti per le più importanti metropoli dell’ovest indonesiano. I collegamenti interni sono garantiti sia per via aerea che via mare, con ritardi e cancellazioni che ovviamente si accumulano nei periodi di cattiva stagione.
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